Il nostro Paese da qualche anno può vantare anche un primato nella scienza dei computer, con informatici capaci di competere e vincere a livello internazionale formati in istituti italiani: il Cnr, il Politecnico di Milano, l’Università di Salerno, il Gran Sasso Science Institute dell’Aquila. Tra gli italiani c’è Pasquale Salza, 31enne originario di Ariano Irpino. Oggi è ricercatore all’Università di Zurigo, dopo una laurea a Salerno e periodi di formazione a Dublino, Lugano e al Mit di Boston. “È vero, – ha raccontato a Repubblica.it – durante il dottorato mi sono occupato di portare sul cloud gli algoritmi genetici: una tecnica per risolvere problemi molto complessi, per i quali i computer ci metterebbero un tempo pari all’età dell’universo. Gli algoritmi genetici traggono ispirazione dall’evoluzione naturale: riproduzione degli individui, incroci genetici e selezione, con sopravvivenza del più forte. Nel caso dei problemi da risolvere, gli individui sono le soluzioni, che si evolvono nel tempo, incrociandosi tra di loro fino a diventare sempre migliori. Ora con il cloud computing tante macchine possono dividersi i compiti richiesti dagli algoritmi genetici, riducendo ulteriormente il tempo“.

Tutto però è iniziato da un videogioco. “Sono tuttora appassionato di videogame – racconta – ma è stato questo interesse a farmi avvicinare da ragazzino ai computer e alla programmazione: sono sempre stato molto curioso, non mi bastava più soltanto guardare il pc passivamente, volevo capire come le cose erano state fatte, cosa c’era dietro“.

“Qui a Zurigo – continua – non noto differenza di genere, essendo le classi molto bilanciate. Ma anche nella mia università di origine, a Salerno, si è fatto molto, proprio grazie alla professoressa Filomena Ferrucci, co-autrice del progetto che abbiamo presentato a . Ha favorito le attività di orientamento per le scuole superiori in modo da avvicinare le ragazze al mondo dell’Informatica“.

Proprio Filomena Ferrucci è tra i premiati da Facebook. Nata 53 anni fa a Vallata, in provincia di Avellino, negli anni Ottanta si trasferisce a Salerno per studiare informatica. Oggi affianca l’attività di ricerca all’avvicinamento delle studentesse al mondo dei computer.“Sì, -racconta- questo è uno dei miei crucci: oggi solo circa l’11% degli immatricolati è di genere femminile. E pensare che quando mi sono iscritta all’Università la situazione era molto diversa, eravamo circa il 30%. Un arretramento che non trova giustificazioni valide“.“La società -racconta la professoressa – sempre più digitale ha bisogno del contributo delle donne, della loro intelligenza, sensibilità, creatività, intuito, talento per poter raccogliere le tante sfide ancora aperte e realizzare l’innovazione di domani“.



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