“Fincantieri ha in atto cose importanti ed e’ leader assoluto nel settore crocieristico, così come per le commesse militari. Ma per il sito di Castellammare di Stabia bisogna vedere quali siano i suoi piani”. Cosi’ il presidente di Confitarma, Mario Mattioli, a margine del convegno Shipping and Law in corso a Napoli con i maggiori operatori nazionali e internazionali del settore, analizza la situazione del cantiere che presto rilascerà nave Trieste. “Bisognerebbe fare uno studio approfondito – aggiunge Mattioli – ma Fincantieri deve concentrarsi su produzioni di nicchia o su componenti. Ci sono tecniche di costruzione diverse oggi, come in Giappone, in Corea e ora in Cina. La nave che viene varata sullo scalo e’ una cosa straordinariamente bella da vedere, ma impatta significativamente sui costi di progettazione e produzione. E’ un modo di costruire non aggiornato che grava sul conto economico”. Per Mattioli per il futuro di Fincantieri e’ importante il ruolo del Governo e delle, ma anche dei lavoratori. “Chi ci lavora deve comprendere – conclude – che non si può difendere il lavoro e basta”.
A Torre Annunziata il porto locale è tra le priorità della Giunta Regionale della Campania. Grazie a 34 milioni di euro – di cui 26,9 dal Ministero delle Infrastrutture con fondi PAC e 6,9 di risorse europee ottenute dal Comune – partiranno lavori di ampliamento e ammodernamento. Un confronto amaro per Castellammare Questa svolta fa…
Base Popolare Democratici e Progressisti rompe gli indugi e porta in Consiglio comunale la vertenza Fincantieri. È stata protocollata questa mattina dal consigliere Maurizio Apuzzo una richiesta formale, indirizzata al sindaco e al presidente del Consiglio, per la convocazione urgente dei capigruppo finalizzata a promuovere un Consiglio comunale monotematico sul futuro dello stabilimento di Castellammare.…
Castellammare – Non si placa la crisi sociale che sta investendo le maestranze dell’indotto di Fincantieri. A una settimana dai licenziamenti, le rassicurazioni della società di Trieste – che avrebbe dovuto ricollocare i dipendenti della ditta appaltatrice estromessa – si sono rivelate un buco nell’acqua. Sono circa 60 gli operai, infatti, ancora senza uno stipendio e un futuro, lasciati soli con le proprie famiglie a fronteggiare un’emergenza che assume i contori di un dramma collettivo. La vicenda ha origine dall’improvvisa estromissione di una ditta appaltatrice dagli stabilimenti di piazza Amendola, ufficialmente per problemi di natura legale. Un evento che ha lasciato un vuoto di manodopera specializzata e gettato la direzione dello stabilimento nella corsa a trovare un sostituto. La procedura d’urgenza avviata – un’indagine di mercato – sembrava aver dato i suoi frutti. Quattro aziende erano state individuate e, in prima battuta, tutte avevano dato la loro disponibilità a rilevare i lavori e, si presumeva, le maestranze. È qui che la situazione si tinge di giallo. Dopo pochi giorni, infatti, tre di queste quattro aziende hanno fatto misteriosamente marcia indietro, contattando gli uffici di Fincantieri per ritirare la propria disponibilità. Un dietrofront improvviso e coordinato che getta un’ombra di opacità sull’intera vicenda e che ha di nuovo lasciato la direzione operativa senza forza lavoro. Solo una ditta avrebbe finora confermato. Ma il vero rompicapo, ancor più delle dinamiche industriali, è il silenzio assordante che circonda la crisi. Un muro di omertà che coinvolge tutti gli attori in campo. I sindacati appaiono incredibilmente muti, una posizione definita da più parti “disarmante” di fronte a un’emergenza sociale di questa portata che coinvolge circa 100 nuclei familiari.
Stessa quiete, giudicata ancor più incomprensibile, dall’amministrazione comunale. Una situazione che sorprende maggiormente considerando la presenza di Giovanni Nastelli, consigliere comunale di maggioranza e, non da ultimo, operaio Fincantieri egli stesso. La preoccupazione maggiore, tuttavia, è la paura che serpeggia tra gli operai stessi. Voci di corridoio riportano un clima d’intimidazione: molti temono di protestare pubblicamente perché Fincantieri, stando a precedenti esperienze, “non vede di buon occhio” chi alza la voce. Un clima che spiega il silenzio e che rischia di lasciare decine di famiglie senza tutele e senza una soluzione all’orizzonte, in un assordante vuoto di rappresentanza.
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