Una folla commossa ha partecipato stamane ai funerali della 15enne Giorgia saja nella Chiesa di San Nicola a Pollica. Presenti genitori, parenti e amiche della quindicenne. Tanti gli striscioni e i cartelli tutti con un ultimo saluto per Giorgia, con palloncini bianchi e le magliette con la sua foto e la scritta “Sempre sarai”. Durante la cerimonia, alla quale ha partecipato anche il sindaco Stefano Pisani, le amiche di Giorgia hanno portato una lettera scritta per l’amica scomparsa. Toccante anche il messaggio del parroco, don Angelo nell’omelia. “Hai cercato l’amore e hai trovato la morte, ma oggi il signore ti ridà la vita oggi siamo qui per accompagnarti con la preghiera all’incontro con il Signore. La tua bellezza e il tuo sorriso oggi possano rifiorire accanto al Signore nella vita”.
Il rito funebre è stato concelebrato da don Angelo e don Gianluca nella chiesa di San Nicola. Prima il feretro ha raggiunto la frazione Celso di Pollica dove l’adolescente viveva con i genitori.
Tra i primi ad abbracciare i genitori straziati dal dolore, il sindaco di Pollica Stefano Pisani.
“La morte improvvisa e dolorosa di Giorgia vi lascia uno sconfinato dolore, vi siamo vicini per questa tragedia che ha colpito la vostra famiglia e l’intera comunità locale e scolastica che oggi sono state toccate nel profondo dell’anima”. Ha aggiunto don Angelo che poi riferendosi alla morta della ragazza ha detto: “Può sembrare un fallimento ma non è così”.
Non è mancato l’appello ai tanti giovani che con gli occhi pieni di lacrime affollavano la chiesa: “Aprite il vostro cuore, svelateci i vostri sentimenti, non rifugiatevi nella solitudine del vostro mondo, non vi fate scoraggiare dalle difficoltà e non desistete dal vostro impegno. Cammianiamo insieme e sarà possibile raggiungere la vetta” .
Giorgia si è uccisa lasciandosi travolgere da un intercity presso la stazione di Agropoli. La tragedia si è consumata intorno alle 16 di sabato scorso. La ragazza era da luglio che stava male, non era riuscita a superare la morte del fidanzato Antonio uccisosi a luglio scorso con un colpo di pistola.
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Salerno – Quindici anni dopo la sera del 5 settembre 2010, quando Angelo Vassallo venne assassinato a colpi di pistola mentre rientrava a casa a Pollica, si apre finalmente davanti al Tribunale di Salerno il processo sull’omicidio del “sindaco pescatore”. Sul banco degli imputati ci sono cinque persone: il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo, l’ex brigadiere dell’Arma Lazzaro Cioffi, oltre a Romolo Ridosso e Giuseppe Cipriano, nomi già legati agli ambienti della criminalità organizzata. Per loro l’accusa è di omicidio, con l’ombra pesante di una matrice camorristica dietro l’agguato che spense la vita di un sindaco simbolo di legalità e difesa del territorio. L’udienza preliminare, che si è aperta questa mattina nella Cittadella Giudiziaria di Salerno, ha visto la presentazione di numerose richieste di costituzione di parte civile. Tra queste anche quella di Libera, l’associazione fondata da don Luigi Ciotti, rappresentata in aula dall’avvocato Giulio Vasaturo. «Ci costituiremo parte civile come segno concreto di vicinanza alla famiglia di Angelo e alla comunità di Pollica – ha dichiarato Libera –. Vogliamo che la sua integrità, il suo impegno e il suo amore per la comunità continuino a essere un punto di riferimento per chiunque creda nel bene comune. A ngelo non difendeva solo la legalità, ma coltivava il senso della giustizia, allargando l’orizzonte dei diritti e delle opportunità. Ricostruire i tasselli di questo omicidio significa restituire a una comunità il diritto di vivere in una terra libera». Forte e commosso l’intervento del fratello, Dario Vassallo, presidente della Fondazione che porta il nome del sindaco:«Non cerchiamo vendetta, cerchiamo la verità. Oggi è una giornata importante non solo per la nostra famiglia ma per l’Italia intera. Dopo 15 anni e 11 giorni siamo riusciti a portare sul banco degli imputati cinque persone che in qualche modo sono collegate all’omicidio di Angelo. Sarà il processo a stabilire le responsabilità, ma penso che mio fratello oggi sarebbe contento». Le parole di Dario non hanno risparmiato le istituzioni: «È una giornata triste perché in questo processo ci sono uomini dello Stato. È grave per lo Stato stesso. E la politica è assente: il Partito Democratico dovrebbe chiedere scusa inginocchiandosi davanti ad Angelo. Io non li perdonerò mai». Al fianco della famiglia, anche l’ex magistrato Antonio Ingroia, oggi legale della parte civile: «La giustizia arriva, magari lenta, magari tardi, ma arriva. Oggi è un momento importante, merito della Procura di Salerno e dei carabinieri del Ros che hanno indagato senza guardare in faccia a nessuno. La costituzione di tante associazioni dimostra che in Italia c’è ancora chi crede nella giustizia e nella verità». Il processo, che si preannuncia lungo e complesso, rappresenta uno snodo fondamentale per far luce su un delitto che ha segnato profondamente la Campania e l’intero Paese, privando una comunità del suo sindaco simbolo e alimentando per oltre un decennio una domanda di verità che ora attende risposta nelle aule di giustizia.
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