

Nell'immagine, un dettaglio legato alla vicenda.
Trattati come schiavi, umiliati e vessati per 3,78 euro l’ora, costretti a firmare le dimissioni in bianco e subire in silenzio le minacce di una superiore che impartiva loro precise direttive, altrimenti li cacciava. Le condizioni di lavoro dei 128 dipendenti di due call center di Cagliari erano paragonabili a quelle che si vivevano in alcune aziende in Europa nei primi del ‘900. Lo hanno scoperto i funzionari dell’Ispettorato del lavoro di Cagliari e Oristano effettuando un dettagliato accertamento nei confronti di due societa’ di call center che operavano per conto di una importante societa’ nazionale fornitrice di energia elettrica, completamente estranea alla vicenda. Le indagini sono partite a seguito di alcune segnalazioni anonime fatte da ex dipendenti licenziati. Le verifiche non sono state per nulla facili: le due societa’, infatti, cambiavano costantemente sede di lavoro, scegliendo ciclicamente nuovi appartamenti a Cagliari in cui far lavorare i dipendenti, quasi tutti giovanissimi sotto i 30 anni. Al momento dell’accesso in uno degli uffici e’ stato necessario l’intervento dei carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro: tutto il personale, in particolare i superiori, si era barricato all’interno per evitare l’ispezione. Ci sono voluti mesi, poi, per raccogliere le testimonianze dei lavoratori vessati. Racconti dettagliati che hanno aperto uno scenario degno dello schiavismo. Tutti erano assunti con contratti di collaborazione che in realta’ mascheravano veri e propri rapporti di lavoro subordinato. I colloqui venivano tenuti da una delle dipendenti che, nonostante non avesse alcuna qualifica, “di fatto operava con i poteri organizzativi, gestionali e disciplinari tipici del titolare di una attivita’ di impresa – spiegano gli ispettori – Questa socia occulta decideva, in completa autonomia e senza alcun superiore gerarchico, le assunzioni e le cessazioni dei dipendenti, i turni, gli orari di lavoro e le modalita’ di pagamento delle retribuzioni. Lei esercitava il potere disciplinare che si e’ spinto anche al licenziamento in tronco di alcuni lavoratori solo sulla base di decisioni personali, pretestuose e immotivate. La donna effettuava continui richiami disciplinari verbali nei confronti dei collaboratori, con l’utilizzo di frasi irrispettose ed umilianti”. Nei confronti della socia occulta potrebbe ora scattare una denuncia penale per caporalato: una relazione e’ gia’ inviata in Procura a Cagliari. Nel frattempo per le due societa’ sono scattate multe per quasi 110mila euro, oltre all’obbligo di versare all’Inps circa 500mila euro di contributi mai versati.
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