Un esperimento su cellule umane ha mostrato che alcune cellule del sangue di una persona anziana possono essere riprogrammate in laboratorio fino ad assumere caratteristiche molto più giovani. Il risultato è importante, ma non equivale a ringiovanire un essere umano.
Che cosa hanno fatto i ricercatori
La tecnica utilizzata appartiene alla riprogrammazione cellulare, un insieme di procedure sviluppate a partire dagli studi sulle cellule staminali pluripotenti indotte. In termini semplici, i ricercatori riportano una cellula adulta verso uno stato più immaturo, modificando temporaneamente l’attività di specifici geni.
Da cellule del sangue provenienti da una persona di 80 anni sarebbero state ottenute cellule con caratteristiche riconducibili a cellule staminali neurali. Secondo la descrizione disponibile, alcuni indicatori molecolari associati all’età cellulare risultavano compatibili con un’età biologica inferiore ai 20 anni.
Questa formulazione richiede però cautela: l’età indicata non è l’età anagrafica della persona e non significa che ogni componente della cellula sia tornata giovane. Si tratta di una stima basata su marcatori biologici, come particolari configurazioni del DNA e dell’attività genica.
Età biologica ed età anagrafica
L’età anagrafica conta gli anni trascorsi dalla nascita. L’età biologica descrive invece lo stato funzionale di cellule e tessuti. Per stimarla si possono analizzare, tra gli altri elementi, la metilazione del DNA, la lunghezza dei telomeri, l’accumulo di danni molecolari e il funzionamento dei mitocondri.
Questi indicatori non sono un orologio perfetto. Possono cambiare in modo diverso da una cellula all’altra e non sempre predicono la salute complessiva di una persona. Una cellula che mostra un profilo molecolare più giovane può comunque presentare alterazioni persistenti o non comportarsi come una cellula giovane presente naturalmente nell’organismo.
Perché le cellule neurali sono interessanti
Le cellule staminali neurali possono generare diversi tipi di cellule del sistema nervoso. Disporre di cellule ottenute da individui anziani potrebbe aiutare a studiare in laboratorio come l’invecchiamento modifica i neuroni e le loro cellule progenitrici.
Il vantaggio principale è creare modelli cellulari personalizzati. Una cellula del sangue è relativamente facile da prelevare; dopo la riprogrammazione, i ricercatori possono ottenere cellule con caratteristiche genetiche della persona originaria. Questo consente di confrontare cellule giovani e anziane, oppure cellule di persone con e senza una determinata malattia.
Il metodo potrebbe quindi essere utile per studiare processi coinvolti in Alzheimer, Parkinson e altre patologie neurodegenerative. Potrebbe anche permettere di valutare farmaci su cellule umane in coltura, riducendo la dipendenza da modelli che non riproducono completamente la biologia umana.
Un tema collegato è il rapporto tra riprogrammazione cellulare e controllo dell’RNA e funzionamento delle centrali energetiche cellulari. Ringiovanire alcuni marcatori non basta: una cellula deve anche mantenere un metabolismo stabile e rispondere correttamente agli stimoli.



