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Cronaca Napoli

Napoli, auto parcheggiate al posto dei disabili e perfino sulla rampa all’ospedale del Mare: scoppia il caos

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. Caos stamane all’ perché numerosi disabili che sono in cura quotidianamente presso la struttura sanitaria di Ponticelli hanno trovato i posti assegnati loro nel parcheggio tutti occupati. Molte auto sono dei dipendenti visto he hanno lasciato sui parabrezza anche i numeri di telefono. Altre auto invece sono di semplici visitatori. e Addirittura il passaggio dedicato alle carrozzine è occupato da un auto parcheggiata. Molti accompagnatori sono stati costretti ad accompagnare i disabili vicino all’ingresso e poi parcheggiare le auto lontano. Alcuni hanno protestato e segnalato la cosa alla direzione sanitaria dell’ospedale ma niente è cambiato. “E’ una vergogna-tuonano dal gruppo ‘Noi contro la malasanità- non c’è rispetto neanche per i disabili in questo ospedale. E i dipendenti che dovrebbe essere i primi a dare l’esempio sono invece quelli che più degli altri calpestano i diritti dei disabili”.

 Carlo Landolfi

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Cronaca Napoli

‘Mamma e papà vi amo, ma ora devo seguire l’uomo nero’, il gioco Jonathan Galindo dietro il suicidio del bambino a Napoli

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“Mamma e papà vi amo, ma ora devo seguire l’uomo nero”. E’ questo il biglietto lasciato dal bimbo di appena 11 anni si e’ suicidato a lanciandosi dal balcone di casa.

 

E’ accaduto due notti fa al sesto piano di un palazzo signorile in via Mergellina. Il ragazzino, figlio di due stimati professionisti napoletani, ha aperto la finestra della sua cameretta  e si è lanciato nel vuoto. La Polizia di Stato e la Procura, che stanno indagando sull’accaduto, ipotizzano il reato di istigazione al suicidio. Il ragazzino prima di compiere l’insano gesto avrebbe lasciato un bigliettino con il quale chiede scusa alla mamma e nel quale fa riferimento a uno stato di paura vissuto, secondo quanto si apprende, nelle ultime ore di vita.

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L’ipotesi al vaglio della polizia che ha svolto i primi sopralluoghi è che il bambino sia potuto finire nel vortice di un gioco chiamato Jonathan Galindo. Si tratta di un uomo con un cappuccio nero che ha le sembianze benevole di Pippodella Disney, che richiede l’amicizia su ogni canale social possibile (Facebook, Instagram, Tik Tok, Twitter), scegliendo quasi sempre giovanissimi, e che lancia delle sfide a chi lo segue. Una gara fatta di piccoli step con difficoltà sempre più elevate e che potrebbe aver spinto il ragazzo a lanciarsi nel vuoto perché cosi era stato deciso dall’uomo col
cappuccio. Sul web ci sono tantissimi articoli e video che raccontano di questo nuovo fenomeno nato in America e arrivato in Europa passando prima per la Spagna e la Germania e poi approdato in Italia.

La Procura dei minori ha aperto un fascicolo e le forze di polizia hanno sequestrato tutti i device usati dal bambino. Prima di tutto il cellulare, poi una consolle in grado di collegarsi ad internet e quindi di interagire con altri utenti sparsi nel mondo. Tutto ciò che possa
aiutare le investigazioni è stato portato via.  Naturalmente i genitori sono stati ascoltati insieme con la sorella. Nelle prossime ore è possibile che siano ascoltati anche alcuni amichetti.

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Cronaca Giudiziaria

Napoli, non era il capo del clan Mazzarella: pena ridotta in Appello per il ras Salvatore Fido o’ chiò.

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salvatore fido

Non era il capo del clan Mazzarella: pena ridotta in Appello per il ras Salvatore Fido o’ chiò.

Si accorciano le distanze dalla scarcerazione per Fido Salvatore, appartenente al Clan Mazzarella.
Il giovane, soprannominato ‘O Chio’, in abbreviato aveva incassato 14 anni di reclusione come capo ed organizzatore del gruppo di San Giovanni a Teduccio, per essere stato il regista delle ‘stese’ effettuate ‘dietro la 46’ nell’ambito dello scontro con la famiglia Rinaldi, oltre che il mandante di diversi attacchi bombaroli in giro per il centro di .
La Corte d’Appello di Napoli ha accolto le argomentazioni difensive degli avvocati Domenico Dello Iacono e Giuseppe Milazzo, stabilendo che Fido non fosse ai vertici del Clan perché detenuto ininterrottamente tra dicembre 2011 e agosto 2017. E non vi è neanche prova che abbia impartito ordini e direttive una volta fuori dal carcere, essendosi reso latitante fino all’arresto avvenuto a Giugliano il 31 ottobre 2018. Dove la Squadra Mobile partenopea fece irruzione, trovandolo da solo in casa con una pistola.

Il trentaduenne dunque è stato condannato soltanto come partecipe all’associazione camorristica ed inoltre gli è stata riconosciuta la continuazione con le precedenti due sentenze già espiate. Dalla pena finale di anni 19 e mesi 9 di reclusione dovranno essere sottratti i 13 già sofferti in carcere. Adesso, con lo sconto di 6 anni ottenuto dalla Corte d’Appello ne resteranno altri 6 circa di pena.
Rideterminata la pena anche per Maurizio Donadeo (difeso dall’avv. Leopoldo Perone) da anni 10 in anni 8, per aver preso parte al Clan, con assoluzione dall’associazione dedita al narcotraffico.

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