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Cronaca Giudiziaria

Politica e camorra a Scafati, Aliberti pronto a tornare in città: il pm mette sul tavolo il ‘tris’ di pentiti

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Scafati. Scambio di voto: l’ex sindaco Angelo Pasqualino Aliberti pronto a ritornare a Scafati dopo il ballottaggio del 9 giugno. L’istanza per la revoca del divieto di dimora nel Comune di Scafati e in quelli limitrofi da parte della difesa è pronta per essere presentata e i giudici del Tribunale di Nocera Inferiore che stamane hanno rinviato il ad ottobre prossimo la dovranno valutare. Non è escluso che – finita la bagarre elettorale con la sconfitta della coalizione ispirata proprio da Angelo Pasqualino Aliberti con il candidato sindaco Antonio Fogliame che non è riuscita ad arrivare al ballottaggio – il collegio giudicante – presieduto da Raffaele Donnarumma – possa ritenere passato il pericolo di un possibile inquinamento del voto ed accogliere la richiesta di revoca della misura cautelare. Lo spera la difesa che aveva già chiesto prima della tornata elettorale che Aliberti potesse essere libero di ritornare a Scafati, in cui il consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazioni camorristiche, e in quell’occasione i giudici avevano rigettato l’istanza. Angelo Pasqualino Aliberti, sottoposto alla misura cautelare di divieto di dimora a Scafati e nei comuni limitrofi, ha potuto votare al primo turno delle amministrative e potrà ritornare per il 9 giugno per il ballottaggio che vedrà contrapporsi Cristoforo Salvati del centrodestra, suo ex assessore e poi avversario politico, e Michele Russo del centrosinistra.
L’udienza che si è tenuta stamane dinanzi ai giudici nocerini, in cui sono imputati oltre ad Aliberti anche la moglie Monica Paolino, consigliere regionale, Nello Maurizio Aliberti, fratello dell’ex sindaco, Giovanni Cozzolino, ex staffista, Roberto Barchiesi, ex consigliere, Ciro Petrucci, ex vicepresidente dell’Acse e Andrea Ridosso non ha riservato grandi sorprese. Finito il controesame di Alfonso Loreto in pochissimi minuti per alcune domande che si era riservato l’avvocato Michele Sarno difensore di Ridosso, il processo è stato rinviato ad ottobre nonostante fosse presente in videoconferenza Romolo Ridosso, per il quale si prospetta un consenso ad acquisire i verbali resi dinanzi al pm Vincenzo Montemurro. Ad ottobre, quindi, l’antimafia porta in aula altri tre che dovrebbero essere determinanti per l’accusa: Luigi Cassandra, ex sindaco e assessore a Trentola Ducenta, amico del boss Michele Zagaria, diventato poi collaboratore di giustizia; Saverio Tammaro, ‘o principe, pentito scafatese degli anni ’90, legato al Aquino-Annunziata; Andrea Spinelli, soprannominato ‘Dario’. I tre dovrebbero raccontare particolari relativi al clan Loreto-Ridosso e le cointeressenze dell’ex sindaco Aliberti con personaggi legati alla camorra casertana.
Nel corso della breve udienza il pm Vincenzo Montemurro, a sorpresa, ha chiesto di anticipare l’esame dell’imputato Andrea Ridosso, figlio di Salvatore ucciso in un agguato di camorra, che i pentiti sostengono non essere mai stato organico al clan Loreto-Ridosso. Il giovane era uno degli aspiranti candidati al consiglio comunale nel 2013. Il suo difensore, l’avvocato Roberto Acanfora, non ha prestato il consenso ad anticipare l’esame del suo assistito previsto dopo le testimonianze di tutti i testimoni. (r.f.)

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Acerra

Arrestati i killer del boss di Acerra, Pasquale Tortora

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Omicidio di Pasquale Tortora ad Acerra: i Carabinieri eseguono un’ordinanza di custodia cautelare in carcere della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Napoli. Arrestate due persone.

 

Nella mattinata odierna i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura partenopea nei confronti di un 29enne domiciliato a Qualiano e un 34enne di Marano di Napoli, entrambi censurati e gravemente indiziati di “omicidio volontario”, “porto e detenzione illegale di arma da fuoco” e “ricettazione”, tutti reati aggravati dalle modalità e finalità mafiose.
L’indagine, coordinata dalla D.D.A. di Napoli e condotta dal citato Nucleo Investigativo, è stata avviata a seguito dell’omicidio di  Pasquale Tortora, 54enne acerrano, esponente apicale dell’omonimo , avvenuto ad Acerra il 20 maggio 2020. Le investigazioni sono risultate da subito estremamente complesse ed articolate, tali da richiedere anche l’intervento dei carabinieri del R.i.s. di Roma.

 

Nel corso dell’attività investigativa sono state visionate decine di telecamere di videosorveglianza, sia pubbliche che private, ed è stato necessario analizzare minuziosamente un imponente flusso telefonico, per il quale sono stati utilizzati avanzati software appositamente concepiti.
Gli inquirenti hanno raccolto molteplici elementi per cui i due indagati risulterebbero gravemente indiziati di essere gli esecutori materiali dell’omicidio di Pasquale Tortora, delitto maturato negli ambienti camorristici locali, per cui sono tuttora in corso approfondimenti investigativi al fine di delineare i contorni dell’uccisione.
Per l’omicidio sono state utilizzate una pistola di grosso calibro, rubata anni prima nel salernitano, gettata poco dopo l’azione di fuoco sotto un ponte tra Acerra e Pomigliano d’Arco, e un’autovettura sottratta in un paese del napoletano a dicembre 2019. Sia l’arma che la vettura sono state ritrovate dai militari nel corso delle indagini e sulle stesse il R.i.s. di Roma ha condotto accertamenti scientifici, risultati poi determinanti per l’identificazione di uno degli indagati.
Il 29enne qualianese, il 21 giugno scorso, era stato già arrestato dai militari del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, perché trovato in possesso di una pistola clandestina, diversa da quella usata per commettere l’omicidio de quo.

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