Al Napoli Teatro Festival Italia 2019, opere ed eventi firmati da artisti emigrati che vivono e lavorano in Europa portano in scena i temi della multiculturalità, della pluridentità e dell’apertura ai flussi culturali del mondo contemporaneo.Potrebbe interessarti
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GLI SPETTACOLI del MONDO ARABO al NTFI
Dedicato alle nuove visioni della scena artistica post-migratoria, è Cronache di una città senza nome di Wael Kadour eMohamad Al Rashi, in scena il 20 giugno ore 19 e il 21 giugno ore 21alla Galleria Toledo. Il lavoro è basato su una storia vera avvenuta a Damasco all’inizio della rivoluzione: il suicidio di una giovane donna in una notte d’estate del 2011. Il regista e drammaturgo Wael Kadour — formatosi all’Istituto superiore di arti drammatiche di Damasco, oggi rifugiato in Francia —, evocando certi aspetti della società siriana prima e dopo la rivoluzione, mette in luce la violenza intrinseca al sistema politico, economico, religioso del suo Paese capace di annichilire qualsiasi speranza di sogno e di futuro. La pièce non documenta l’incidente, ma si pone una domanda: come ha potuto una siriana non sapere quello che stava succedendo nel suo paese, quando il movimento rivoluzionario rischiava di far cadere il regime? Lo spettacolo è realizzato in collaborazione con La Francia in scena, con il sostegno finanziario del Goethe-Institut di Napoli e del Ministero Federale degli Affari Esteri di Berlino.
Il 21 giugno (ore 21) alla Sala Assoli è previsto il debutto assoluto di Sous un ciel bas تحت سماء و١طئة Under a low sky di Waël Ali, scrittore e regista siriano classe 1979. Ali porta in scena il personaggio di Jamal, un documentarista siriano quarantenne, che vive in Francia da diversi anni, ossessionato dalla perdita del proprio passato: i luoghi della sua giovinezza sono scomparsi, coloro che componevano il suo mondo si sono trasferiti altrove. Si sente intrappolato dall’idea che questo gli impedisca di creare: «come posso guardare il presente se non ho più un passato?» Parte così per un viaggio che è il tentativo di restaurare la sua storia. Replica il 22 giugno ore 19.
Lo spettacolo è realizzato all’interno del progetto Performance beyond two shores, sostenuto dalla Commissione Europea nell’ambito del Programma Europa Creativa di cui il NTFI fa parte ed è programmato in collaborazione con La Francia in scena. Dopo il debutto a Napoli,è previstala tournée dello spettacolo nei festival partner del progetto: festival Les Rencontres à l'échelle - Mersiglia; Shubbak festival - Londra; Weimar art festival - Weimar; Palais des Beaux Arts Bozar - Bruxelles; Dancing on the Edge festival - Amsterdam. Nella Sezione Mostre, sarà in esposizione fino al 22 giugno a Palazzo Fondi, l’installazione interattiva Dans un jardin je suis rentrée, realizzata dalla scenografa Bissane Al Charif (Palestina-Siria) insieme all’attrice e regista libanese Chrystèle Khodr e al regista siriano Waël Ali. L’istallazione indaga le prime esperienze sessuali e la scoperta dell’intimità vissute durante il tempo di guerra e di pace, partendo da memorie di adulti che hanno vissuto l’adolescenza in Palestina, Libano, Iraq e Siria. Il pubblico è invitato a rivivere queste storie attraverso uno spazio interattivo nel quale il suono è diffuso nell’aria, in un’esperienza immersiva nelle memorie di individui che ricordano il loro “paradiso perduto”.
L’evento è programmato in collaborazione con La Francia in scena. Ancora dalla Francia, arriva a Napoli in prima nazionale, dopo la rivelazione al Festival di Avignone 2015, lo spettacolo Finir en beauté di Mohamed El Khatib, artista francese di origini marocchine ideatore del collettivo Zirlib, luogo di incontro e ricerca di performer, danzatori, cineasti, musicisti di formazione e orizzonti diversi. Il suo lavoro, in scena 25 giugno ore 21 e il 26 giugno ore 19 alla sala Assoli, prende spunto da interviste, email, sms, documenti amministrativi e altre fonti reali, attraverso cui (ri)costruisce in scena, il racconto di un lutto: la morte di sua madre. «Durante la mia ricerca, originariamente intitolata Conversazione — racconta Mohamed El Khatib —, dovevo indagare il passaggio dalla lingua madre (l’arabo) alla lingua teatrale, attraverso interviste realizzate con mia madre. Il 20 febbraio 2012, il suo decesso ha sconvolto le mie intenzioni. Finir en beauté tenta di esplorare le modalità di dialogo a partire dalla nozione di maceria: le macerie di una relazione, di una storia, di un paesaggio, di tutto quello che resterà di noi». Lo spettacolo è programmato in collaborazione con La Francia in scena. Per la scena internazionale della danza, dopo il successo del coreografo Ali Charour dello scorso 14 giugno sul palco del teatro Politeama con il nuovo lavoro Night (Layl), si darà voce al dramma siriano in Et si demain del coreografo e ballerino Nidal Abdo dell’Atelier des artistes en exil. Il 17 giugno ore 21 al Teatro Nuovo, il Collectif Nafass presenta in prima nazionale la nuova creazione di Nidal Abdo, anche in scena con i danzatori Samer Al Kurdi, Alaaeddin Baker, Maher Abdul Moaty. Il lavoro parte da alcune domande fondamentali per chi proviene da un Paese in guerra: perché io, perché noi, perché l’Uomo? Queste interrogativi hanno spinto la compagnia Nafass a creare Et si demain, uno spettacolo di danza contemporanea che indaga ricordi, privazioni, dolori, emozioni raccontati attraverso il linguaggio del corpo – che diventa linguaggio dell’anima – grazie ai quattro danzatori siro-palestinesi. Lo spettacolo è programmato in collaborazione con La Francia in scena. Dalla Francia, arriva lo spettacolo Hadra di Alexandre Roccoli con Hadra, in scena il 2 e 3 luglio Museo Diocesano presso la Chiesa di Santa Maria Donnaregina Vecchia. Inizialmente ideato per il danzatore marocchino Yassine Aboulakoul e poi affiancato dal fratello Youness, il lavoro si concentra sulla potenza del desiderio di danzare. Per Hadra, solo creato nel 2017 al Musée de l’Histoire de l’Immigration, Roccoli prende ispirazione dalle danze di possessione diffuse sia nel Marocco delle confraternite gnawa ma anche in certe culture contemporanee urbane, dall’hip hop alla musica house. Utilizzando la ripetizione dei movimenti e dei suoni, l’artista produce un’estetica circolare, ipnotica e magnetica in cui il corpo è colto dalle vertigini della danza. Lo spettacolo è programmato in collaborazione con La Francia in scena.
Napoli Teatro Festival - Focus sul mondo arabo: palcoscenico della creazione artistica Mediterranea e degli artisti rifugiati in Europa
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