“Se mi succede qualcosa sapete da che parte andare”. E’ Salvatore Nurcaro (la vittima mancata dell’agguato di piazza Nazionale in cui sono rimaste ferite anche la piccola Noemi e la nonna) che al telefono (intercettato) si sfoga con un familiare. E’ questa una delle piste e delle ipotesi che porta gli investigatori a pensare quale sia il movente per il quale Armando Del Re (che si professa innocente) avrebbe tentato di ucciderlo. Doveva colpirlo in faccia in segno di spregio perché avrebbe commesso l’affronto di picchiare il figlio di un boss di San Giovanni a Teduccio. Nurcaro infatti avrebbe picchiato Antonio Marigliano, figlio di Stanislao, esponente di primo piano del clan Formicola e al quale Del Re sarebbe legato da vincoli di amicizia.Ma non è l’unica pista seguita: c’è anche quella che sembra quella più probabile di un grosso debito che Nurcaro aveva nei confronti di Del re che nei giorni precedenti all’agguato lo avrebbe cercato e telefonato con insistenza. Il presunto killer ha confermato di conoscere Nurcaro perché frequentano lo stesso bar nella periferia Orientale di Napoli ma di non avere mai avuto contatti o fatto affari con lui. Su questo gli inquirenti avrebbe delle prove che lo confermerebbero. Ma come si è arrivati alla sua cattura e soprattutto all’individuazione attraverso i filmati del tragitto della Benelli Gialla e “Dell’uomo nero” il pomeriggio del 3 maggio scorso? C’è una testa che avrebbe fornito agli investigatori tre numeri della targa della famosa Benelli gialla su cui scappa dal luogo dell’agguato l’uomo nero. E grazie a questa segnalazione che attraverso le telecamere “cattura targhe” che ci sono in città che è stato possibile ricostruire il percorso della moto. Ma su questo versante ci sono due punti che giocano a favore della difesa affidata all’avvocato napoletano Claudio D’Avino. Dagli atti non emergono le generalità della teste e dunque su quelle cifre ci sono dubbi. E poi ci sarebbe il “giallo” del cambio di abiti. Ad ora di pranzo del 3 maggio Armando Del Re viene ripreso da un sistema di video sorveglianza in abito bianco e grigio. Poi, secondo l’accusa, tra le 16. 57 e le 16.59, è l’uomo nero immortalato dalle telecamere mentre in via Acquaviva comincia a sparare contro Nurcaro e poi lo insegue fino al Bar Elite di Piazza Nazionale dove continua a fare fuoco colpendo anche Noemi e la nonna e poi torna indietro si rimette sulla Benelli e va via. Ma alle 17.04, Armando Del Re viene inquadrato sempre in sella alla moto rubata, ancora una volta con abiti bianchi e grigi, ma a distanza di un chilometro dalla precedente immagine. Possibile? E’ possibile che in cinque minuti si sia cambiato di abito o meglio che si sia disfatto di giubbotto, casco e pantalone nero perché gli abiti grigi e bianchi li indossava sotto. Ma dove stanno quegli abiti? O c’è qualcuno che li ha recuperati? E dove sta la Benelli gialla non ancora ritrovata? Sono tutti punti questi favore della difesa. Lui Armando Del Re ieri ha professato la sua innocenza per oltre un’ora davanti al gip napoletano in servizio al Tribunale di Siena, Alessandro Buccino Grimaldi (lo stesso magistrato che, quando era a Napoli Nord, si occupò di un altro delicatissimo caso, l’omicidio della piccola Fortuna Loffredo, uccisa al Parco Verde di Caivano). “Quel giorno ero vestito di nero, ma non sono mai andato in sella a quella Benelli rubata e non ho sparato io in piazza Nazionale. Riconosco anche altri passaggi in scooter che mi vengono mostrati, ma io e mio fratello viviamo nella zona, ci capita di andare su e giù in sella agli scooter”. Ha anche spiegato si essere stato con il fratello fino alle 16, poi è tornato a casa perché doveva inizialmente recarsi con la moglie da un consulente per accendere un mutuo, ma l’appuntamento sarebbe saltato perché la donna non aveva con sé i documenti. Dopo, Del Rè sarebbe andato dal suo podologo di fiducia nella zona di San Giovanni a Teduccio, ma avrebbe rinunciato alla seduta perché c’era folla. Quindi sarebbe rimasto fino alle 18.30 in una sala giochi e scommesse. Ma c’è un altro punto poco chiaro per l’accusa ovvero il fatto che il tre maggio il suo telefono (che era sotto intercettazione per un’altra indagine del Gico della Guardia di Finanza) sarebbe risultato spento per tutto il giorno, a partire dalla tarda mattinata. Un modo per “sparire” nel giorno dell’agguato? Ha spiegato che il suo cellulare lo avevano i figli che guardavano filmati su Youtube. La Dda però con le tre pm Antonella Fratello, Gloria Sanseverino e Simona Rossi (che con il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli coordinano le indagini condotte da squadra mobile, reparto operativo dei carabinieri e dal Gico della Guardia di finanza), ha anche depositato una perizia antropometrica che attesta come lui è compatibile con le immagini in cui si vede il killer sparare davanti al bar. Secondo il perito, infatti, il killer ha un’altezza compresa tra 1.64 e 1.70: Del Rè è alto 1.65 e nei giorni scorsi era stato accompagnato in Questura proprio perché l’esperto gli prendesse le misure. Il gip Grimaldi si è preso di tempo fino a domani per decidere sulla posizione di Armando Del Re. Intanto domani davanti al gip del Tribunale di Nola si svolgerà l’udienza di convalida di Antonio Del Rè, (che è stato arrestato a Marigliano) il fratello diciottenne di Armando accusato di averlo aiutato a pianificare l’attentato, in particolare pedinando l’obiettivo e facendo sopralluoghi per scegliere il luogo più adatto.

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