Racket del pane, il genero del boss incastrato dai pentiti. I VERBALI

Era lui stesso a fermare gli autotrasportatori che consegnavano il pane: “Voi qua non lo dovete scaricare più, voi qua non dovete venire più a vendere il vostro pane”. E alla richiesta di chiarimenti da parte della vittima aggiungeva: “Allora non avete capito, qui ormai comandiamo noi e statemi a sentire, è meglio per voi se ve ne andate. Questa è tutta zona nostra, qui comandiamo noi e le cose si fanno come noi decidiamo”. E’ il ritratto di Angelo Guarino, compagno di Teresa Puca, figlia del boss Pasquale detto ‘o minorenne’, finito in carcere con l’accusa di camorra per una inchiesta che racconta come il clan di Sant’Antimo controllava anche la distribuzione del pane e dei prodotti da forno agli esercizi commerciali di Sant’Antimo e Grumo Nevano. E’ scritto nero su bianco nell’ordinanza firmata dal gip Roberta Attena che raccolto i verbali di due collaboratori di giustizia che hanno permesso al gip di eseguire l’ordinanza. L’ultimo in ordine di tempo è Claudio Lamino, detto ‘l’americano’, che ha iniziato a collaborare il 21 aprile del 2017. In un verbale del 5 giugno del 2018 dice alla Dda: “Prima aveva una piccola società e si occupava di Sant’Antimo, successivamente si è ingrandito su grande scala: non solo il pane ma anche rosticceria, pizzette e dolci, estromettendo tutti i concorrenti, minacciando prima gli autisti e poi direttamente i titolari di altri panifici”. L’altro pentito è Ferdinando Puca, cugino del capoclan che il 16 maggio del 2017 racconta: “Negli anni 2011 e 2012 prima della mia detenzione lui e il fratello imponevano l’acquisto del pane del loro panificio ai commercianti delle zone di Sant’Antimo, Casandrino, Grumo Nevano e Sant’Arpino. Tale attività era comunque riconosciuta dal clan Puca che prendeva parte dei proventi. L’imposizione del pane avveniva alle salumerie e ai supermercati di Sant’Antimo per conto del clan Puca e fa questa attività con una società sua”.

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