Torre Annunziata. Al via il processo per il crollo della palazzina di Rampa Nunziante avvenuto la mattina del 7 luglio di due anni fa. Nel tragico incidente morirono sei persone e due bambini. A processo ci sono finite sedici persone. I proprietari dell’appartamento Gerardo Velotto e Massimo Lafranco, l’amministratore di condominio Roberto Cuomo, l’operaio Pasquale Cosenza, gli architetti Aniello Manzo e Massimiliano Bonzani. Sono accusati tutti di crollo e omicidio colposo. I restanti dieci invece sono accusati di vari falsi in atto pubblico. Nella prima udienza che è durata poco più di cinque ore è stato ascoltato il primo testimone, il maresciallo Antonio Russo, comandante del Nucleo Operativo di Torre Annunziata che ha condotto le indagini. “Nel corso delle indagini – ha detto Russo – abbiamo scoperto che i lavori nella casa di Gerardo Velotto non erano autorizzati, erano del tutto abusivi. Il committente era Velotto, l’esecutore Cosenza. Esistevano due contratti preliminari di vendita dell’appartamento tra la moglie di Lafranco e Velotto: il primo da 370mila euro, il secondo da 210mila”. Inoltre a Velotto era stato negato un mutuo da 60mila euro perché mancavano l’agibilità e i servizi igienici”. L’edificio secondo quanto emerso dai rilievi non sarebbe mai crollato se non fossero stati fatti lavori in quell’appartamento. I primi segnali di pericolo si avvertirono già giorni prima. Qualcuno infatti lamentava che gli infissi non erano più allineati e le porte non si chiudevano bene.
Processo Rampa Nunziante, il teste: ‘I lavori nel palazzo crollato erano abusivi’
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