“E’ del tutto legittimo che la politica decida di intervenire” sul Codice degli appalti, “nel 2016 salutato con favore anche da chi oggi lo osteggia” . Ma e’ “molto meno comprensibile e’ il fatto che se ne parli da mesi senza effetti pratici”. Lo sostiene il presidente dell’Anac Raffaele Cantone in un intervento pubblicato sul Mattino di Napoli dal titolo “l’ ‘annuncite’ e’ il vero freno del Paese”. “Dall’intenzione di ‘stracciare il Codice’ e riscriverlo entro settembre- scrive Cantone- si e’ prima passati ad ottobre , poi a novembre, finche a fine anno la manovra ha partorito un topolino deforme: l’innalzamento a 150mila euro della soglia entro cui poter affidare direttamente gli appalti , che forse non bastera’ a rilanciare l’economia, ma che rischia di generare pericolose derive in termini di corruzione e infiltrazioni criminali”. La tendenza “ad avvalersi di annunci per compensare l’assenza di misure concrete”, avverte il presidente dell’Anac, rischia di “sortire l’effetto opposto: rallentare la ripresa. Le regole del gioco sono infatti fondamentali per garantire stabilita’ e affidabilita’ del sistema nel suo insieme e nulla e’ piu’ dannoso dell’incertezza normativa”. L’auspicio e’ che “l’imminente decreto Sblocca cantieri contenga reali misure di semplificazione, anche se il ritorno dei ‘mitologici ‘commissari straordinari, che in base alle indiscrezioni dovrebbe essere tra i punti salenti, non appare il miglior viatico”. “Piu’ che una deregulation sulle procedure, c’e’ da augurarsi che si intervenga sulle semplificazioni davvero necessarie”. A partire, sottolinea Cantone, dai “requisiti soggettivi richiesti attualmente agli operatori economici, oggi costretti a oneri burocratici che spesso premiano l’aspetto formale piu’ della qualita’”
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