

“E’ grazie alla democrazia costruita con il sacrificio e al sangue di quei partigiani che ha definito ‘vigliacchi’ che puo’ dire cose del genere”. Gennaro Morgese e’ il figlio di Maddalena Cerasuolo, per tutti Lenuccia, protagonista delle Quattro giornate di NAPOLI, quando la citta’ insorse contro gli occupanti. Non ci sta a sentir dire che i partigiani sono ‘vigliacchi’, come ha fatto Paolo Santanelli, papa’ di una bambina ‘sorpresa’ a cantare Bella ciao, testo inserito nella recita di Natale della scuola De Amicis, nel quartiere Chiaia. Lenuccia partecipo’ alla battaglia contro i guastatori tedeschi in difesa del ponte della Sanita’ e ricevette una medaglia di bronzo. Oggi quel ponte porta il suo nome. Morgese, fotografo del laboratorio museale del Mann, Museo archeologico nazionale di NAPOLI, ha curato, in occasione dei 75 anni delle Quattro giornate, una mostra dedicata ai partigiani. Il prossimo 17 gennaio, Carla Nespolo, presidente nazionale dell’Anpi, visitera’ la mostra. “Io invito anche il signore che ha detto quelle cose – dice all’ANSA Morgese, che e’ parte della sezione Anpi di NAPOLI – cosi’ capisce cosa e’ stata la Resistenza, comprende il ruolo e il sacrificio dei partigiani. Perche’ se ha parlato cosi’ e’ per una becera ignoranza”. “Dovrebbe essere fiero che la figlia conosca una canzone che e’ un inno alla liberta’ – aggiunge – I partigiani hanno dato la vita, ne ho testimonianza diretta, non solo mia madre, ma anche suo cugino, Gennaro Capuozzo, che a 11 anni e’ stato ucciso dagli occupanti. E sono in tanti ad aver dato la vita, sono i padri e le madri della democrazia, della Costituzione. Per cosa? Per consentire a questo tizio di dire che sono stati dei vigliacchi?”. “Se non e’ contento della scuola che frequenta la figlia – suggerisce – le cambiasse istituto. Il reato e’ apologia del fascismo non dei partigiani”. Morgese racconta che ha “spesso a che fare con gente cosi’, soprattutto sui social: sono persone che non sanno nulla e pontificano. Qui siamo a livelli di negazionismo”.
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