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‘Mi manda zi Dantuccio’: il consigliere Polichetti a caccia di voti nel nome del boss di Cava de’ Tirreni

Cava de’ Tirreni. “Ci manda zi Dantuccio”: il consigliere Polichetti a caccia di voti in nome del boss, in cambio il pregiudicato avrebbe ottenuto posti di lavoro attraverso una cooperativa per ex detenuti. Questo il patto elettorale tra Enrico Polichetti, ex consigliere e assessore cavese e Dantuccio Zullo, il boss cavese con la passione per […]

    Cava de’ Tirreni. “Ci manda zi Dantuccio”: il consigliere Polichetti a caccia di voti in nome del boss, in cambio il pregiudicato avrebbe ottenuto posti di lavoro attraverso una cooperativa per ex detenuti. Questo il patto elettorale tra Enrico Polichetti, ex consigliere e assessore cavese e Dantuccio Zullo, il boss cavese con la passione per i cavalli. Secondo l’antimafia il consigliere Enrico Polichetti fu eletto anche grazie all’appoggio del boss Zullo e dei suoi familiari, in cambio il politico promise al suo ‘speciale supporter’ di far lavorare attraverso una cooperativa ex detenuti nell’ambito dei servizi comunali. La procura antimafia di Salerno ha dichiarato concluse le indagini per scambio di voto nei confronti dell’ex consigliere e assessore della Giunta del sindaco Vincenzo Servalli, finito al centro di un’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Vincenzo Senatore. Il boss e il politico sono indagati insieme ad Antonio Santoriello, nipote di Dante Zullo per averne sposato la nipote Elvira, che si prestò a far incontrare il candidato al consiglio comunale nelle amministrative del 2015 con Dantuccio all’interno della scuderia di Zullo per stringere il patto pre-elettorale. Inoltre, nell’inchiesta – coordinata dalla Dda e curata dagli uomini della sezione Dia di Salerno – è finito anche Angelo Trapanese, cavese 65enne, funzionario del Comune di Cava de’ Tirreni, accusato – in concorso con Polichetti – di abuso d’ufficio aggravato dalla circostanza di aver agevolato un’associazione di stampo camorristico per l’organizzazione di un evento culinario, la festa della pizza, nel settembre del 2016.
    I quattro difesi dagli avvocati Teresa Sorrentino, Marco Salerno e Alfredo Messina dovranno difendersi da pesanti accuse.
    Con l’avviso di conclusione delle indagini, il pubblico ministero Vincenzo Senatore ha formalizzato il capo di imputazione nei loro confronti e ricostruito le vicende che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati del politico cavese della frazione S. Lucia, del ras e dei loro complici. Secondo la ricostruzione fatta attraverso le indagini di carabinieri e Dia di Salerno, nel marzo del 2015 Antonio Santoriello, marito di Elvira Zullo, nipote di Dantuccio avrebbe accompagnato Enrico Polichetti presso la scuderia di Dantuccio: “Cumpà ci sta Enrico che tene bisogn dei voti” avrebbe detto Santoriello e Zullo si mise a disposizione: “Qual è il problema. Stiamo qua… te li faccio avere io i voti non ti preoccupare”. Santoriello poi assicurò a Zullo che “tenendo Enrico là quello che ci serve putimm avè”. Fu il politico, poi a prospettare, a Dantuccio Zullo la costituzione di una cooperativa per ottenere dei lavori dal Comune di Cava de Tirreni: “poi possiamo fare, una volta sopra al Comune, una cooperativa per ex detenuti per controllare tutti i lavori necessari per il Comune”.
    Quello fu solo il primo incontro, secondo gli inquirenti, che hanno raccolto testimonianze e dichiarazioni nel corso delle indagini. Poi ne seguirono altri, quasi tutti avvenuti nelle frazioni di Santa Lucia e San’Anna a Cava de Tirreni, la zona controllata dal boss. Poi iniziò la campagna elettorale e Polichetti insieme al suo accompagnatore Santoriello batterono le due frazioni collinari di Cava a caccia di voti: “Ci manda zi dantuccio” questa la parola d’ordine, accompagnata dalla consegna del ‘santino elettorale’ che doveva spingere gli elettori di quelle zone a votare per Enrico Polichetti.
    Ma queste non sono le sole accuse che sono formalizzate nei confronti di Polichetti. Nel procedimento istruito dalla Dda si contesta all’assessore anche l’accusa di abuso d’ufficio aggravato dall’aver agevolato l’organizzazione mafiosa di Zullo. Secondo l’accusa, Polichetti, in combutta con il funzionario comunale Angelo Trapanese, avrebbe consentito lo svolgimento di una manifestazione culinaria – la Festa della Pizza – con il patrocinio del Comune di Cava, attraverso autorizzazioni ‘carpite’ al sindaco Vincenzo Servalli. L’evento fu fatto senza nulla osta e senza alcuna richiesta di autorizzazione depositata al comune. Un carteggio a ‘mano’ che permise all’associazione Promocava di fare la manifestazione ottenendo un vantaggio patrimoniale e gravi danni nei confronti dell’amministrazione comunale.
    Secondo l’antimafia, l’associazione che promosse l’iniziativa era riconducibile a Dante Zullo, tanto che tra i partecipi c’erano Vincenzo Porpora – direttamente interessato all’organizzazione della ‘Festa della pizza’ e proprio a settembre coinvolto insieme a Zullo in un’altra inchiesta per droga e estorsioni, e Carlo Lamberti, delegato per il servizio d’ordine. L’evento si tenne, aggirando tutte le regole e la prassi comunale grazie all’interessamento di Enrico Ppolichetti, nel settembre del 2016.
    L’evento ottenne il patrocinio del Comune di Cava, senza che la giunta firmasse il provvedimento, ed inoltre la Promocava ebbe un grosso sconto, circa 16mila euro, sulla tassa da pagare per l’occupazione di suolo pubblico, grazie alla falsa comunicazione sullo spazio effettivamente occupato dalla manifestazione.
    Rosaria Federico

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