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Napoli, il Riesame lascia in carcere gli assassini di Coroglio

Il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato il carcere per Francesco Esposito e per […]

    Il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato il carcere per Francesco Esposito e per il minorenne del clan Elia del Pallonetto di Santa Lucia, accusati di concorso nell’ omicidio del 27 enne Agostino Di Fiore, ucciso dopo un litigio fuori a una discoteca a Coroglio due settimane fa. “O’ zi, ho litigato con certi di Secondigliano. Vieni, capisci a me”. Sarebbe, secondo l’accusa, la richiesta di aiuto da parte di Esposito al minorenne di arrivare armato a Coroglio e di vendicarlo. La telefonata , come altre che fanno parte del materiale probatorio contro i due era stata intercettata in diretta dagli investigatori che tenevano sotto controllo il giovane rampollo del clan Elia perché sospettato di essere uno dei protagonisti della plateale stesa davanti alle telecamere due mesi fa in piazza Trieste e Trento. La lite in discoteca, poi sfociata nell’omicidio di Di Fiore, sarebbe stata innescata dalla sua intromissione, non gradita, in una lite scoppiata tra Francesco Esposito e la sua fidanzata. Ne e’ nato un alterco che ha visto Esposito soccombere durante un’aggressione a cui hanno preso parte un gruppo di ragazzi di Secondigliano, di cui faceva parte anche la vittima. Esposito dopo l’accaduto, ha chiamato, piu’ volte, nel cuore della notte, l’amico diciassettenne, per chiederne l’intervento. Nel corso di queste telefonate sia la fidanzata di Esposito che altre ragazze, hanno cercato di evitare che il diciassettenne intervenisse, soprattutto cercando di convincere Francesco ad andare via: “‘o chiatto (questo il soprannome di Esposito, ndr) non lo chiamare, stammi a sentire a me”). Ma Esposito insiste: “ho litigato, ho litigato…”, “Mi puoi venire a prendere fuori al locale?”, e ancora “quelli sono di Secondigliano, sto fuori al locale”. Il minorenne, dopo le insistenze dell’amico, prende un taxi e si reca a Coroglio, dove l’amico lo stava aspettando. Poco prima dell’omicidio una pattuglia della polizia si reca nella discoteca di Bagnoli per eseguire dei controlli; alle 5,30, quando erano gia’ a bordo delle proprie vetture, i poliziotti sentono colpi d’arma da fuoco e urla in lontananza. Corrono sul luogo da cui provenivano le urla e trovano, su una strada in salita che va verso Posillipo, non molto lontano dalla discoteca, un’auto nera impattata contro il muro destro, con lo sportello del lato passeggero aperto e, all’interno, Agostino Di Fiore, accasciato, privo di vita. Gli agenti vedono anche un giovane, di circa 20 anni, poi identificato in Francesco Esposito, allontanarsi con una pistola infilata nella cintola. Il ragazzo, malgrado il tentativo di fuga, viene bloccato. Ma dell’arma nessuna traccia. Verra’ trovata poco dopo in un cespuglio. A terra vengono trovati anche tre bossoli calibro 9, dello stesso calibro della pistola trovata dai carabinieri a cui vengono delegati gli accertamenti. Subito dopo l’omicidio uno dei poliziotti accorsi sul luogo della tragedia, e’ costretto a soccorrere un giovane, verosimilmente il 17enne, che all’agente riferisce di essere stato investito: ed effettivamente il ragazzo aveva delle ferite alle gambe e i pantaloni strappati. Il giovane, pero’, fugge. Viene successivamente rintracciato, portato nell’ospedale Vecchio Pellegrini, per essere medicato e poi viene fermato
    Inutilmente la ragazza che era in compagnia di Francesco Esposito, Fabiana, aveva cercato di evitare che arrivasse a Coroglio il 17enne imparentato con i boss Elia. “Sto qua io, tutto a posto, ora ce ne andiamo. Quelli di Secondigliano non ci stanno più”. Ma a Coroglio è stato tutto inutile.

     

     

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