

Finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria hanno provveduto a notificare l’avviso della conclusione delle indagine emesso dalla Procura della Repubblica di Roma nei confronti di un prestanome libico (B.A.A.A.) del defunto Moutassim Gheddafi, per intestazione fittizia di beni e autoriciclaggio. L’attività investigativa trae origine da una richiesta di approfondimenti avanzata alla Guardia di Finanza dal Comitato di Sicurezza Finanziaria (CSF), al fine di verificare l’effettiva riconducibilità di un complesso immobiliare di pregio ubicato a Roma, a Moutassim, quinto figlio dell’ex dittatore libico Gheddafi, nonché già Ufficiale dell’esercito libico e Responsabile della Sicurezza Nazionale, giustiziato insieme al padre dalle truppe ribelli nel 2011. Anche grazie ai canali di collaborazione internazionale attivati mediante l’interessamento dell’Unità d’Informazione Finanziaria italiana, emergevano concreti elementi investigativi che riconducevano il prestigioso complesso immobiliare al menzionato Gheddafi. Le successive indagini di polizia giudiziaria, delegate dalla Procura della Repubblica di Roma, durate oltre un anno, hanno consentito di avvalorare l’ipotesi iniziale di accusa, secondo la quale il figlio dell’ex dittatore libico, per eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniali applicabili a suo carico, ed evitare il congelamento dei beni, nel mese di aprile 2010, aveva fittiziamente acquistato al prezzo di 5,5 milioni di euro il patrimonio immobiliare in argomento (costituito da due appartamenti, un garage ed una cantina) che faceva intestare al prestanome libico B.A.A.A..
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