Il magistrato di Cassazione Antonino Scopelliti fu ucciso dalla ‘ndrangheta per fare un favore a Toto’ Riina, che temeva l’esito negativo del ricorso in Cassazione contro le condanne al maxiprocesso di Palermo che avevano decimato capi e gregari di Cosa Nostra e gettato un’ombra di gravi sospetti sul rapporto tra organizzazioni criminali e poteri deviati dello Stato. A dirlo e’ stato Francesco Onorato, reo confesso dell’omicidio del capo della corrente andreottiana in Sicilia Salvo Lima, che ha deposto oggi in Corte d’assise a Reggio Calabria nel processo denominato “‘ndrangheta stragista”. Rispondendo alle domande del procuratore aggiunto della Dda Giuseppe Lombardo, Onorato ha ribadito di non conoscere gli autori materiali dell’agguato mortale al sostituto procuratore generale della Cassazione Scopelliti, ma che “tutto avvenne per uno scambio di favori e non si poteva dire di no”. Il pentito ha fatto pero’ i nomi delle famiglie di ‘ndrangheta pronte allo scambio eguale in fatto di omicidi e traffici criminali: i De Stefano, i Mancuso e i Piromalli. “Quando ci riunivamo in Calabria – ha detto Onorato – tornavamo in Sicilia con le macchine piene di salame, formaggio e ‘nduja, riunioni in cui si discutevano questioni delicate e favori da scambiare”. “Era notorio – ha sottolineato Onorato – che chiunque di Cosa nostra si trovasse in transito dal carcere di Reggio Calabria veniva sempre accolto con grande solidarieta’ da tutti i detenuti per volere di Paolo De Stefano il quale si faceva carico di farci pervenire pranzi costosi, anche a base di aragosta”. Per il collaboratore “non tutte le cosche di ‘ndrangheta avevano lo stesso peso” e con i siciliani potevano interfacciarsi solo De Stefano, Mancuso e Piromalli. Il collaboratore ha anche ricostruito il clima degli anni ’90, i rapporti con alcune frange della Democrazia Cristiana siciliana, ormai in crisi: “Salvo Lima – ha detto – fu ucciso per non avere mantenuto gli impegni con Cosa Nostra per quanto riguardava la sentenza del maxi processo. Dopo qualche anno dall’omicidio Lima si comincio’ a parlare di nuovi referenti, Berlusconi e Dell’Utri, per i quali si doveva votare, anche per modificare il 41 bis”.
Milano– Nell’aula bunker del carcere di Opera ieri sera è stata necessaria oltre un’ora per leggere il dispositivo che segna uno spartiacque nella storia giudiziaria milanese. Il Gup Emanuele Mancini ha sostanzialmente validato l'impianto accusatorio dell'inchiesta "Hydra", riconoscendo l'esistenza di quella che i magistrati della Dda definiscono una "alleanza strutturale" tra le diverse anime del…
Le curve di San Siro non erano soltanto luoghi di tifo acceso e identità calcistica, ma veri e propri centri di potere economico e criminale. È il quadro durissimo che emerge dalle motivazioni della sentenza depositate dalla giudice per l’udienza preliminare di Milano, Rossana Mongiardo, dopo il maxi blitz “Doppia Curva” del settembre 2024. Un sistema strutturato, violento e redditizio, capace di generare oltre 100mila euro all’anno solo nella Curva Sud milanista e di intrecciarsi, sul fronte interista, con una protezione di matrice mafiosa riconducibile alla ’ndrangheta.
Nelle circa trecento pagine di motivazioni viene ricostruita una realtà nella quale la Curva Sud del Milan agiva come un’organizzazione autonoma, fondata su intimidazioni e violenze, senza condividere la gestione degli affari con altri gruppi. Un controllo ferreo che garantiva incassi costanti provenienti dal bagarinaggio dei biglietti, dal merchandising e dalla gestione dei parcheggi attorno allo stadio. Dall’altra parte, la Curva Nord dell’Inter viene descritta come un contesto funzionale agli affari illeciti, protetto da un rapporto di tipo mafioso con il clan Bellocco, con l’aggravante dell’associazione mafiosa pienamente riconosciuta. In questo quadro si inserisce anche il patto di non belligeranza tra le due tifoserie, pensato per evitare conflitti e massimizzare i profitti.
Cinquanta provvedimenti restrittivi, quattro filoni d’indagine, un unico filo rosso: la capacità di Cosa nostra di tenere insieme tradizione criminale e nuove strategie, dai vecchi boss di quartiere ai canali di spaccio su Telegram con la foto profilo di Tony Montana. L’ultima maxi operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha colpito in profondità…
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