Quel terreno doveva essere il loro. A tutti i costi. E per ottenerlo non si sarebbero fermati davanti a nulla. Anche piazzare una bomba per eliminare i reali proprietari del fondo. E’ la motivazione, secondo la Dda di e i carabinieri di Vibo Valentia, che ha spinto la famiglia Mancuso-Di Grillo ad uccidere e ferire il padre Francesco nel pomeriggio del 9 aprile scorso quando venne azionato il radiocomando che innesco’ l’ordigno piazzato sotto l’auto delle vittime, nelle campagne di Limbadi. Per quell’atto “terroristico” stamani i militari del Nucleo investigativo di Vibo e del Ros hanno eseguito sei provvedimenti di fermo emessi dalla Dda nei confronti di altrettante persone appartenenti al nucleo familiare collegato alla cosca Mancuso della ‘ndrangheta. In carcere sono finiti Domenico Di Grillo, di 71 anni; la moglie, Rosaria Mancuso, di 63; le loro figlie Rosina e Lucia, di 37 e 29 anni; Vito Barbara, di 28, marito di Lucia Di Grillo, e Salvatore Mancuso, di 46, fratello di Rosaria. Movente del delitto la volonta’ cieca dei Mancuso-Di Grillo di accaparrarsi quel terreno della famiglia Vinci-Scarpulla confinante con i loro e sfuggito alla loro espansione agricola nella zona, iniziata sin dagli anni ’80. Perche’ i Mancuso-Di Grillo conquistassero il dominio assoluto dell’area mancava solo quel terreno dei Vinci-Scarpulla, che pero’ opponevano una ferma resistenza alla cessione del terreno. Per questo, secondo quanto e’ emerso dalle indagini, i contendenti dei Mancuso furono minacciati, anche in questo caso senza esito. Da qui il proposito maturato nel gruppo Mancuso-Di Grillo di eliminare i rivali. In questo contesto gli inquirenti inquadrano, tra l’altro, una rissa tra i due gruppi avvenuta nel 2014 e il tentato omicidio di Francesco Vinci dell’ottobre del 2017. La Dda di individua in Vito Barbara, nella moglie Lucia Di Grillo ed in Rosaria Mancuso gli ideatori e mandanti dell’attentato del 9 aprile. Un’azione, quindi, secondo magistrati e carabinieri, premeditata e messa in atto con “modalita’ terroristiche”. Il Procuratore distrettuale di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha parlato in conferenza stampa di un “omicidio commesso in modo spettacolare allo scopo di mandare un messaggio di terrore alla collettivita’. Che, pero’ – ha aggiunto – non deve stare al giogo di queste dinastie mafiose. Penso, anzi, che sia la volta buona affinche’ la gente possa ribellarsi. Adesso o mai piu'”. La madre di Matteo Vinci, Rosaria Scarpulla, che dal giorno dell’attentato non ha esitato ad indicarne incessantemente i responsabili nella famiglia Mancuso, ha espresso la propria soddisfazione per i fermi. “Sono stati arrestati – ha commentato – non i presunti colpevoli, ma quelli reali. Io lo ho visti, li ho indicati, ho fatto nomi e cognomi. Finalmente un po’ di serenita’. Ringrazio gli investigatori per questo provvedimento che mi restituisce finalmente un po’ di gioia dopo tanto dolore”.



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