Napoli. Una donna aveva invitato il 17enne del a scappare prima che arrivassero le forze dell’ordine per arrestarlo. Secondo le accuse degli investigatori sarebbe stato lui a fare fuoco nella notte tra domenica e lunedì a Coroglio contro Agostino Di Fiore, uccidendolo. Ma sarà l’esame dello Stube a verificare chi realmente ha sparato tra lui e il suo amico che gli aveva chiesto aiuto dopo che aveva avuto la peggio in una lite con lo stesso Di Fiore e un’altra ventina di ragazzi di Secondigliano. Il telefono del rampollo della famiglia Elia del era sotto intercettazione per un’altra inchiesta. Gli investigatori hanno ricostruito quanto accaduto quella notte attraverso il riascolto delle telefonate e alle testimonianze tra cui quelle di  due poliziotti  in borghese e fuori servizio e che avevano assistito alla scena e bloccato prima che scappasse Francesco Esposito. Gli avvocati Giuseppe De Gregorio e Giovanni Fusco dopo che ieri il gip ha confermato la misura cautelare per i due hanno già annunciato il ricorso al Riesame perché secondo loro ci sono molte incongruenze, a partire da chi abbia fatto fuoco realmente ma anche perché dalla lettura degli atti non si evince mai che Esposito abbia chiesto all’amico minorenne di portare la pistola. Ma agli atti c’è la testimonianza e la relazione di servizio dei due poliziotti che invece spiegano di aver visto Esposito armato. Ecco quanto scrivono e come riportato nell’ordinanza: “Era a circa 3 metri quando l’abbiamo notato. Un giovane che veniva verso di noi: età apparente sui 20 anni, corporatura esile. Indossava un paio di jeans e una camicia nera completamente aperta da cui era ben visibile il calcio di una pistola che fuoriusciva dalla cintola dei pantaloni”. Pistola che dopo l’omicidio Esposito aveva buttato in un cespuglio e ritrovata grazie alla coraggiosa testimonianza di uno dei giovani presenti sul posto e che aveva indicato alle forze dell’ordine dove si trovava. Lo stesso Esposito si era anche vantato con la fidanzata “L’aggio abbuffato e botte…”. Frase questa ascoltata dai due poliziotti che erano nei pressi della scena del delitto e che poi avevano fermato il ragazzo. Ma secondo loro a fare fuoco sarebbe stato invece il minore che poi avrebbe passato la pistola ad Esposito che a sua volta l’aveva gettata. Insomma un puzzle intricato che sarà risolto probabilmente dagli esiti dello Stube e che promette risvolti. Il minore quindi sarebbe stato incastrato dalle intercettazioni. Alle 11 e 45 di lunedì (circa 6 ore dopo l’omicidio a Coroglio di Agostino Di Fiore) sull’utenza cellulare del 17enne del Pallonetto arriva una telefonata di una donna. La lo sta già cercando. E.: “Ciao”; 17enne: “We”; E.: “Ha detto Vito vattene”; 17enne: “Lo so!…stavo con lui…stavo vicino a lui…”; E.: “Cosa hai detto?”; 17enne: “Stava vicino a me” ; E.: “Va bene”. Quando poi poco dopo viene fermato dalla squadra mobile di il 17enne si fa accompagnare in ospedale perché ha delle ferite alle ginocchia riportate al momento in cui Agostino Di Fiore lo aveva investito perché lui armato aveva  esploso tre o quattro colpi in aria per intimorire il giovane. Poi invece secondo le testimonianze si sarebbe rialzato mentre la vittima era finito con l’auto contro il muro e a quel punto gli avrebbe esploso due colpi a bruciapelo da vicino, uccidendolo. Scrive il gip Paola Brunese nella convalida del fermo: “Appare evidente l’incapacità della famiglia di contrastare gli impulsi devianti del minore, capace di uscire di casa nel cuore della notte senza essere fermato dalla madre, e proporre modelli di vita regolari”. Il giovane tra l’altro é sospettato di essere un o degli autori della plateale stesa davanti alle telecamere in piazza Trieste e Trento di qualche mese fa.

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