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Napoli, c’è anche il figlio di un boss del Pallonetto tra i fermati per l’omicidio di Coroglio

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C’è anche un rampollo della famiglia Elia del Pallonetto di Santa Lucia tra gli assassini del 28enne Agostino Di Fiore, ucciso all’alba di ieri all’uscita di una discoteca di Coroglio dopo una lite per unao sguardo di troppo a una ragazza. Ha solo 16 anni il rampollo dei boss che gestiscono gli affari illeciti e le piazze di spaccio da santa Lucia al lungomare di Napoli. L’altro, quello che materialmente avrebbe fatto fuoco,  è Francesco Esposito ha 20 anni, già con precedenti penali e pure lui del Pallonetto. Sono stati fermati dai carabinieri che li hanno identificati attraverso la visione dei filmati delle telecamere interne della discoteca e quelle lungo la strada. Secondo la ricostruzione avvenuta anche attraverso i filmati nella discoteca ci sarebbero state due  risse la prima a mezzanotte e la seconda alle quattro. La svolta nelle indagini culminata nella identificazione e nel fermo dei due è arrivata anche grazie alla presenza sul posto di due agenti della squadra mobile in borghese e fuori servizio che non sono riusciti a fermare in tempo gli assassini. A provocare la prima scintilla un episodio anche banale: un’occhiata della vittima, probabilmente anche distratta, verso una ragazza che era nel gruppo di quelli di Santa Lucia e la conseguente gelosia di uno degli accompagnatori. Schermaglie e primi accenni di rissa sedati subito dagli uomini della sicurezza interna. Poi il secondo round più grave verso  le quattro quando quelli del Pallonetto avrebbero minacciato la vittima: “Ti aspettiamo fuori”. E così è stato. Agostino non credeva che quei ragazzini potessero essere armati. E quando è stato affrontato all’esterno è salito in auto cercando di evitare la rissa perché ha capito che poteva avere la peggio. E’ spuntata la pistola, è andato nel panico, ha cercato di investire i suoi assalitori ma nella manovra si è schiantato contro il muro. A quel punto per l’assassino con l’adrenalina a  mille è stato facile avvicinarsi alla sua vittime inerme in auto e fare fuoco due volte uccidendolo.

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Agostino Di Fiore era conosciuto da tutti a Secondigliano perché aveva un piccolo locale che si occupava di eventi e feste per bambini. “Chi ha avuto la fortuna di conoscerti ha perso un grande amico ho sempre avuto stima di te disponibile, amico di tutti un vero signore. Avevamo una cena in sospeso mi dicevi sempre non dobbiamo incontrarci solo al mio locale per lavoro ma anche fuori. Il 31 abbiamo festeggiato l’anno nuovo tu al nostro tavolo a brindare stimavi tanto mio marito ma la cosa era reciproca. Conserveremo di te un magnifico ricordo buon viaggio”, scrivono su Facebook i suoi amici. “Morire a Napoli per una lite in discoteca. Ecco cosa accade in questa città ed è orrendo”. C’è chi propone una fiaccolata e chi invece vuole ricordarlo per sempre. “Secondigliano è con te e per sempre lo sarà. Eri una persona perbene e non avresti fatto male ad una mosca. Ci salutavi sempre con molto affetto. Eri educatissimo”, dicono ricordandolo nei post su Facebook. “Ci siamo frequentati per poco tempo. Nel periodo dell’Sh. Per il momento lo sgomento mi porta a non avere parole adatte. Non voglio neanche pensare che si possa andar via in questo modo. Ti abbraccio Forte”.


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