Fuori dalla legge di stabilità i provvedimenti che avrebbero rappresentato un segnale importante per la parte più debole della professione. «Sono stati affossati svelando una visione politica che vuole il lavoro sempre più ridotto a merce e i giornalisti sempre più sfruttati e ricattabili proprio in ragione della loro precarietà», rilevano il segretario generale Lorusso e il presidente Giulietti.
«L’attenzione del governo e del mondo politico ai problemi dell’informazione era solo un’operazione di marketing. Decine di attestazioni di solidarietà ai cronisti minacciati e di prese di posizione contro le querele bavaglio e la dilagante precarietà nel mondo del lavoro giornalistico si sono tradotte in un nulla di fatto anche nell’ultimo passaggio parlamentare della legislatura, ossia la legge di stabilità». Lo affermano, in una nota, il segretario generale e il presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti.«I pochissimi emendamenti che potevano rappresentare un segnale di attenzione sia sulle querele bavaglio sia sul fronte del sostegno all’occupazione regolare sono stati fatti decadere senza colpo ferire. Adesso è chiaro che gli impegni assunti in più occasioni da esponenti di primo piano del governo, a cominciare dal ministro Luca Lotti, erano soltanto parole di circostanza», proseguono.
«La realtà – incalzano i vertici del sindacato – racconta di una legge di riforma dell’editoria che, per volontà dello stesso ministro Lotti, si è conclusa con aiuti a pioggia, diretti e indiretti, alle aziende del settore senza che il governo abbia avvertito la benché minima esigenza di inchiodare gli editori sul contrasto al precariato, sul rispetto delle leggi e delle norme del contratto di lavoro giornalistico. Provvedimenti che avrebbero rappresentato un segnale importante per la parte più debole della professione, i cosiddetti ultimi di cui ci si riempie la bocca nei talk show e nelle interviste alla stampa, sono stati scientemente affossati, svelando una visione politica che vuole il lavoro sempre più ridotto a merce e i giornalisti sempre più sfruttati e ricattabili proprio in ragione della loro precarietà».
Del resto, rilevano Lorusso e Giulietti, «non ci si poteva attendere nulla di diverso da chi, al di là dei proclami, si era già segnalato per provvedimenti nefasti, come la gara d’appalto per l’assegnazione dei servizi in convenzione alle agenzie di stampa, che avrebbe dovuto risolvere tutte le criticità in un mese, ma che ha invece prodotto, come avevamo segnalato in tempi non sospetti, contenziosi e incertezze sia nella gestione di alcune aziende sia sul piano occupazionale. Sbaglia, anzi si illude, chi pensa che i temi del lavoro, della lotta al precariato, del contrasto alle querele bavaglio e della cancellazione del carcere per i giornalisti evaporeranno insieme con una legislatura di fatto inconcludente». La Fnsi, insieme con l’Ordine dei giornalisti e gli altri enti della categoria, «continuerà a dare battaglia nei modi e in tutte le sedi opportune perché le libertà e i diritti fondamentali non sono negoziabili e neanche sacrificabili sull’altare di qualche governo pro tempore», concludono segretario generale e presidente.
Contrasto a minacce querele bavaglio e precariato, Fnsi: ‘Per governo e politica era solo marketing’
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