La Dda di Napoli ha presentato Appello contro la sentenza di primo grado che aveva mandati assolti numerosi esponenti del clan Orlando e comminato pena lievi rispetto alle richieste. Il pm Mariella Di Mauro, titolare dell’inchiesta, ha impugnato la sentenza di primo grado emessa dal gup Antonio Tarallo nel processo che si è svolto con il rito abbreviato.
Secondo il gup per molti imputati “non sono stati ravvisati i requisiti minimi di partecipazione associativa”, nonostante le oltre mille pagine di intercettazioni ambientali, telefoniche e fotografiche oltre al lavoro investigativo delle forze dell’ordine. La dda infatti aveva chiesto ben 3 secoli di carcere per i 26 imputati che avevano fatto richiesta di abbreviato. Ma alal fine solo in 15 furono condannati per pene complessive pari a 115 anni di carcere e ben 11 gli assolti. La sera della sentenza ci furono i fuochi di artificio a Marano e dintorni. Grazie alla sentenza sono tornati in libertà Gaetano Orlando, fratello del caposca latitante Antonio, detto Mazzolino, Lorenzo Nuvoletta, nipote dell’omonimo padrino di Vallesana, Crescenzo Polverino, Ciro e Antonio Di Lanno, Celestino Carbone, Luigi Baiano, Pasquale Fabio Lucci, Raffaele Carputo, Raffaele Visconti.
Assolto in primo grado anche Raffaele Veccia, genero di Gaetano Orlando, ma ancora detenuto poiché destinatario di una seconda ordinanza di custodia cautelare. Il clan Orlando aveva preso il predominio su Marano e i comuni limitrofi estromettendo i Polverino e assoggettando Nuvoletta e grazie a vincoli familiari aveva creato clan satelliti con i quali controllava anche i comuni di Mugnano, Calvizzano e Quarto.Un clan articolato in piu’ livelli, militarizzato, in grado di imporre il pagamento del ‘pizzo’ a tappeto sul territorio, forte anche di ‘innesti’ della famiglia Novoletta, un tempo l’unica federata con la mafia siciliana.
Il nuovo gruppo criminale avrebbe esteso i propri tentacoli su settori specifici del territorio: mercato ortofrutticolo, edilizia ed appalti pubblici, gestione del ciclo integrato dei rifiuti, cimitero e macchina amministrativa. Con la latitanza di Antonio la famiglia malavitosa era guidata dai fratello Gaetano e Raffaele detto papele e dal cugino Angelo detto ‘o malomm. La cosca aveva inglobato alcuni esponenti dei Nuvoletta di Marano e si era estesa nel territorio limitrofo era strutturata in almeno quattro livelli. Al vertice del gruppo, detto anche dei Carrisi, i fratelli Orlando, roccaforte tra Marano e Quarto; poi, al secondo livello, Armando Lubrano, nipote del boss Antonio, insieme a Lorenzo Nuvoletta, figlio di Ciro, elemento di vertice dell’omonimo clan ucciso in un agguato, e Angelo Orlando, ‘portavoce’ dei boss; al terzo livello, i ‘responsabili di zona’ come Gennaro Sarappo, che si occupa di Quarto, e Raffaele Lubrano, attivo a Calvizzano, insieme all’addetto al controllo, Celeste Carbone; al quarto livello, gli esecutori degli ordini
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