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Cronaca

Napoli, tenta il suicidio la mamma della ballerina di Melito morta dopo la lite col fidanzato

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Non ha retto al peso del dolore della perdita della sua adorata figlia e ha tentato il suicidio. E’ stata salvata in tempo dai medici dell’ospedal San Giuliano di Giugliano, la mamma di Alessandra Madonna la 25 enne di Melito morta oggi pomeriggio per le ferite riportare dopo essersi appesa all’auto del fidanzato ed essere stata trascinata per strada. La signora Olimpia  è fuggita poco dopo aver appreso la notizia della morte della figlia facendo perdere le sue tracce. I carabinieri allertati hanno avviato le ricerche immediatamente. Per diverse ore è stato impossibile rintracciarla. Le mamme delle amiche l’hanno chiamata più volte ma non sono mai riuscite a parlare con lei. Poi il ritrovamento da parte di due passanti. La donna aveva tentato di suicidarsi con il gas all’interno della sua vettura utilizzando e una bombola da cucina per togliersi la vita: una coppia l’ha notata, ha rotto il vetro e l’ha salvata. Ora è ricoverata al San Giuliano di Giugliano ed è sotto osservazione.

(nella foto Alessandra Madonna dal profilo facebook)

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Cronaca Napoli

Napoli, coniugi stranieri trovati con mezzo chilo di hashish: arrestati.

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Napoli. Coniugi stranieri trovati con mezzo chilo di hashish: arrestati.

 

Ieri sera i falchi della Squadra Mobile, durante un servizio di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti, hanno controllato in via Santa Teresa degli Scalzi una coppia a bordo di un’auto trovando indosso alla donna 3 panetti di hashish e addosso al marito altri due panetti della stessa sostanza per un peso complessivo di circa 500 grammi.
Un paraguaiano di 37 anni e la moglie, una rumena di 32 anni, sono stati arrestati per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente in concorso. La polizia ora continua le indagini per risalire ai fornitori della coppia e per conto di chi veniva venduta la droga.

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Area Vesuviana

Giancarlo Siani, storia di un giornalista morto per la verità

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Giancarlo Siani, storia di un giornalista morto per la verità

 

Il 23 settembre 1985 Giancarlo Siani cronista del giornale ” Il Mattino”, viene colpito da una raffica di proiettili partiti dalle pistole di almeno due sicari nel quartiere Vomero, dove il 26enne abitava. Un brutale omicidio, commissionato dalla camorra per punire Siani che aveva osato denunciare ,con le sue inchieste, la collusione tra camorra e politica negli appalti sulla ricostruzione che interessarono la Campania dopo il sisma del 1980. Un elemento scomodo per i clan Nuvoletta, Bardellino che, collusi con esponenti della politica oplontina, sul territorio tra Torre Annunziata e Castellammare di Stabia, avevano costruito un impero grazie alla gestione e al controllo dello spaccio di droga e il contrabbando di sigarette. Articoli scomodi tanto da dirimere la morte del cronista. In un dossier Siani scrisse che l’arresto del boss Valentino Gionta era stato eseguito dai carabinieri, grazie a una “soffiata” partita da elementi del clan Nuvoletta, i quali volevano spodestare il boss per avere maggior potere negli illeciti affari insieme ai Bardellino; la rabbia oscura la mente dei fratelli Angelo e Lorenzo Nuvoletta, alla lettura delle accuse sollevate da Siani nell’articolo pubblicato.

I due capi bastone rischiano di essere giudicati “infami” nell’ambiente malavitoso, il codice d’onore camorristico bandisce le amicizie con appartenenti alle forze dell’ordine. I Nuvoletta decisero la morte del giornalista. Le indagini, condotte dalla magistratura e le rivelazioni di tre pentiti, portano all’arresto dei mandanti dell’omicidio: i fratelli Nuvoletta e degli esecutori materiali, Ciro Capuccio e Armando Del Core. Con la sentenza, emessa in fase di giudizio il 15 Aprile 1997, la Corte d’Assisi di Napoli ha condannato all’ergastolo mandanti ed esecutori. Sono passati 35 anni dalla morte di Giancarlo Siani, ma il suo ricordo, l’amore, l’affetto vive nel Paolo e nelle tante manifestazioni che ogni anno hanno luogo in Campania in sua memoria. Sulla sua vita nel 2009 è stato girato il film Fortapasc, di Marco Risi, un omaggio per non dimenticare colui che era e sarà il simbolo della vera anima del giornalismo: la verità.

Natasha Macri

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