Piano di Sorrento si ferma nel giorno del dolore più grande. Saranno celebrati stamane, martedì 20 ottobre, alle 11.30 nella Basilica di San Michele Arcangelo, i funerali di Greta Astarita e del piccolo Nicolò, il bimbo nato prematuro al settimo mese e sopravvissuto solo per pochi istanti alla madre.
Per la giornata odierna il sindaco Salvatore Cappiello ha proclamato il lutto cittadino, stringendosi attorno a una famiglia devastata e a un’intera comunità profondamente scossa da una perdita che lascia senza parole. Ma mentre la penisola sorrentina si raccoglie in preghiera, negli uffici giudiziari e nelle aule della sanità campana si consuma l’altra metà della storia: quella dei dubbi, delle responsabilità e di un’inchiesta appena iniziata.
L’inchiesta giudiziaria: dieci avvisi di garanzia
La Procura della Repubblica di Torre Annunziata, guidata dal procuratore capo Nunzio Fragliasso, ha aperto un fascicolo pesante: l’ipotesi di reato formulata è duplice omicidio colposo in ambito sanitario. Nel registro degli indagati sono finiti complessivamente dieci sanitari: otto in servizio all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia e due dell’Ospedale del Mare di Napoli, tutti inseriti a vario titolo nel percorso assistenziale della trentatreenne.
Un atto dovuto, quello degli avvisi di garanzia, che da un lato garantisce la piena partecipazione alla difesa e dall’altro dà il via agli accertamenti irripetibili. Parallelamente, anche l’Asl Napoli 3 Sud ha avviato un audit interno per fare luce sulla catena delle decisioni mediche.
Il riscontro autoptico: la pista dello «stato trombotico massivo»
Le risposte più importanti iniziano ad arrivare dai tavoli dell’obitorio. Dalle prime risultanze delle autopsie eseguite ieri mattina emerge un quadro clinico devastante, dominato da uno «stato trombotico massivo» e dalla presenza di più trombi che avrebbero innescato il collasso fulminante della donna. Un elemento chiave che gli investigatori dovranno pescare e soppesare con cura.
Di contro, i legali che assistono i sanitari indagati puntano l’indice sulla natura imprevedibile e repentina della patologia trombotica. Saranno la perizia medico-legale e l’analisi incrociata delle cartelle cliniche a stabilire se vi siano stati margini di intervento mancati o se ci si trovi di fronte a un evento avverso ineluttabile.
La ricostruzione: dai dolori iniziali al disperato trasferimento
Il cronoprogramma della tragedia ricostruito dagli inquirenti è serrato. Greta Astarita, incinta al settimo mese, si era inizialmente recata in ospedale lamentando forti dolori, nello specifico un dolore all’inguine. Dopo alcuni accertamenti diagnostici, la decisione delle dimissioni. Ma nel giro di poche ore il quadro è precipitato in modo drammatico, costringendo la donna a un ritorno d’urgenza al San Leonardo.
Lì i medici hanno tentato il tutto per tutto, disponendo un parto cesareo d’emergenza. Il piccolo Nicolò è venuto alla luce, ma il suo cuoricino ha smesso di battere circa mezz’ora dopo. Per la madre, le condizioni si sono rivelate disperate fin da subito: nel tentativo estremo di salvarla, è stato disposto il trasferimento d’urgenza all’Ospedale del Mare di Napoli. Un viaggio della speranza rivelatosi purtroppo inutile, con la donna deceduta poche ore dopo il parto.
Adesso, oltre al pianto di una città intera, restano le domande di un’inchiesta giudiziaria che vuole vederci chiaro fino in fondo.




