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Naples Calls for Ideas, il 14 novembre Napoli celebra startup e innovazione

Napoli si prepara a diventare ancora una volta un punto di incontro per idee, competenze e nuove prospettive imprenditoriali. Il 14 novembre 2026 si terrà la finale della quarta edizione di Naples Calls for Ideas, l’iniziativa dedicata alle startup e ai progetti innovativi che puntano a trasformare intuizioni e competenze in opportunità concrete di sviluppo.

L’evento si svolgerà presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, nella sede di San Giovanni a Teduccio, un luogo strategico per la crescita dell’innovazione e dell’imprenditorialità sul territorio. La manifestazione mira a favorire il confronto tra realtà emergenti, investitori e professionisti, creando occasioni di dialogo e collaborazione tra il mondo delle imprese, la formazione e la ricerca.

L’iniziativa è promossa da 081 Stand for Naples, realtà impegnata nella valorizzazione del territorio e nella promozione di opportunità di crescita e networking. Attraverso le sue attività, l’organizzazione contribuisce a rafforzare le connessioni tra persone, imprese e nuove idee, con uno sguardo rivolto anche alle prospettive internazionali. Per approfondire i progetti e le iniziative dell’organizzazione è possibile consultare il sito ufficiale di 081 Stand for Naples.

Uno degli elementi centrali della finale sarà la presenza di una giuria composta da quindici professionisti con esperienze nei settori degli investimenti, della consulenza strategica, dell’innovazione, dell’impresa e della formazione. Saranno loro a valutare le startup partecipanti e a individuare il progetto vincitore, mettendo a disposizione competenze e punti di vista differenti.

La giuria della quarta edizione di Naples Calls for Ideas riunisce figure di primo piano del panorama imprenditoriale e professionale:

  • Amedeo Giurazza – Founder & CEO di Vertis SGR;
  • Alessandro Zaccaria – Partner di 360 Capital;
  • Antonio Ricciardi – Dean di IPE Business School;
  • Antonio Pescapè – Scientific Director di Digita Academy;
  • Clara Amadigi – Project Manager di Fabbrica Italiana dell’Innovazione;
  • Francesco Zaccariello – Presidente di eFarma Atida e CEO di Zeta Holding;
  • Jacopo Mele – CEO di Moonstone Venture Capital;
  • Loredana Loffredo – Responsabile Comunicazione e Attività Istituzionali di BCP;
  • Luca Petroni – Director di Fin Posillipo;
  • Livia Maria Pedroni – Partner di Orrick;
  • Mariangela Contursi – Direttore Generale di SPICI;
  • Massimo Varrone – Director di Campania NewSteel;
  • Maurizio Donato – Senior Partner di McKinsey & Company;
  • Pierluigi Rippa – Professore associato di Ingegneria gestionale presso l’Università Federico II;
  • Roberto Sfoglietta – Founder & CEO di Ventive.

La varietà dei profili coinvolti evidenzia il valore di un’iniziativa che non si limita a premiare un progetto, ma punta a mettere in relazione chi sviluppa nuove soluzioni con chi può contribuire alla loro crescita. L’innovazione ha bisogno di idee, ma anche di competenze, relazioni e investimenti per trasformarsi in iniziative sostenibili e capaci di generare valore.

In un contesto economico in continua evoluzione, sostenere le startup significa favorire la nascita di nuove imprese, valorizzare i talenti e rendere il territorio più competitivo. Napoli può contare su un patrimonio di competenze scientifiche, universitarie e imprenditoriali che rappresenta una risorsa importante per costruire nuove opportunità e sviluppare progetti con ambizioni nazionali e internazionali.

La finale di Naples Calls for Ideas si inserisce in questo percorso, offrendo uno spazio di incontro e confronto tra esperienze diverse e contribuendo a rafforzare l’ecosistema dell’innovazione campano.

La partecipazione all’evento è gratuita, previa registrazione. L’appuntamento è fissato per il 14 novembre 2026 alle ore 10:00 presso l’Università Federico II, sede di San Giovanni a Teduccio, a Napoli. Per conoscere i dettagli e registrarsi è possibile consultare la pagina Naples Calls for Ideas.

Un’occasione per scoprire le idee che guardano al futuro e per ribadire il ruolo di Napoli come territorio capace di generare innovazione, attrarre competenze e trasformare il talento in nuove opportunità di crescita.

 Luciano Carotenuto

Maltrattamenti in famiglia a San Cipriano d’Aversa: arrestato 39enne

Un uomo di 39 anni è stato arrestato dai Carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Casal di Principe per maltrattamenti in famiglia, nell’ambito di un intervento avvenuto in serata a San Cipriano d’Aversa.

Secondo quanto riferito dall’Aliquota Comunicazione e Stampa del Comando Provinciale dei Carabinieri di Caserta, il Lgt. C.S. Adolfo Pascarella ha comunicato l’arresto ai presenti; poco prima dell’arrivo, l’uomo avrebbe danneggiato arredi e suppellettili della casa e aggredito fisicamente entrambi i genitori, dopo che questi si erano rifiutati di consegnargli denaro destinato all’acquisto di sostanze stupefacenti.

La situazione è proseguita anche durante l’intervento dei carabinieri: l’uomo avrebbe continuato a minacciare il padre, prospettando ulteriori aggressioni e persino la morte.

Le investigazioni hanno permesso di ricostruire presunte condotte di maltrattamento reiterate nel tempo. Dagli accertamenti sarebbe infatti emerso che l’uomo era già stato querelato per fatti analoghi e che nei suoi confronti era stato adottato l’avviso orale, misura di prevenzione prevista dalla normativa vigente.

Informata l’Autorità Giudiziaria, quest’ultima ha disposto il trasferimento dell’arrestato presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, dove resta in attesa dell’udienza di convalida. La vicenda è ora al vaglio dell’Autorità Giudiziaria: la responsabilità della persona coinvolta dovrà essere accertata nel rispetto della presunzione di innocenza e delle garanzie previste dalla legge.

Gli elementi emersi dalle verifiche indicano una dinamica di maltrattamenti reiterati nel tempo, con l’eventuale relazione tra la richiesta di denaro e l’acquisto di sostanze stupefacenti. Il procedimento è seguito dall’Autorità Giudiziaria competente, che valuterà le responsabilità in sede giudiziaria.

Villaricca: 43enne arrestato con droga dopo fuga in scooter

I carabinieri della locale stazione di Villaricca hanno arrestato Carmine Borrelli, 43 anni, già noto alle forze dell’ordine. L’uomo, a bordo di uno scooter, non si è fermato all’alt dei militari e ha tentato la fuga.

All’esito della perquisizione, sono stati sequestrati 26 dosi di crack e cocaina, insieme a 185 euro e a un telefono cellulare. L’arrestato è attualmente in attesa di giudizio.

 

Carcere di Poggioreale, 113 anni di carcere ai 32 autori della rivolta del 2020

Napoli – La rivolta scoppiata nel carcere di Poggioreale l’8 marzo 2020 arriva a un nuovo passaggio giudiziario con il deposito delle motivazioni della sentenza che ha inflitto complessivamente 113 anni di reclusione a 32 imputati.

La settima sezione del Tribunale di Napoli, presieduta dalla giudice Marta Di Stefano, ha ricostruito nel dettaglio gli episodi che sconvolsero l’istituto penitenziario partenopeo, coinvolgendo diversi padiglioni e provocando momenti di forte tensione tra detenuti e personale di polizia penitenziaria.

Il procedimento riguardava quasi cinquanta detenuti rinviati a giudizio per i fatti avvenuti durante quella giornata. Al termine del dibattimento, il collegio ha pronunciato anche diverse assoluzioni, accogliendo le argomentazioni delle difese.

La rivolta e gli scontri nei cinque padiglioni

Le motivazioni ripercorrono le fasi più concitate dei disordini, che interessarono i padiglioni Salerno, Livorno, Milano, Napoli e Firenze. Secondo la ricostruzione contenuta nella sentenza, alcuni detenuti salirono sui tetti della struttura, da dove avrebbero lanciato oggetti contro gli agenti penitenziari impegnati nella gestione dell’emergenza.

Una situazione particolarmente complessa, segnata da incendi in alcune aree del carcere e da momenti di forte pericolo per il personale in servizio. Il Tribunale ha esaminato le testimonianze raccolte durante il processo, soffermandosi anche sui racconti degli agenti rimasti feriti nel corso degli scontri.

Le testimonianze degli agenti feriti

Tra gli episodi riportati nelle motivazioni figura il tentativo, attribuito ad alcuni detenuti, di colpire gli agenti con liquido infiammabile. Stando alle testimonianze esaminate in aula, alcuni reclusi avrebbero simulato lo svenimento di altri detenuti, facendo credere che questi ultimi fossero rimasti privi di sensi a causa degli incendi.

Una circostanza che, secondo quanto riferito dagli operatori di polizia penitenziaria, sarebbe stata utilizzata per tentare di sorprendere le guardie e aggredirle. Gli elementi raccolti nel corso dell’istruttoria hanno contribuito alla ricostruzione giudiziaria delle responsabilità individuali, poi valutate dal collegio al termine del dibattimento.

Le assoluzioni e le posizioni degli imputati in Alta Sicurezza

Accanto alle condanne, la sentenza ha disposto l’assoluzione di diversi imputati. Il testo iniziale indica 13 assoluzioni, mentre il titolo fornito ne riporta 14: il dato dovrà quindi essere verificato prima della pubblicazione definitiva.

Tra le posizioni per le quali è stata pronunciata l’assoluzione figurano anche quelle di alcuni detenuti sottoposti al regime di Alta Sicurezza, classificazione indicata come AS3.

È il caso di Pasquale Troise, difeso dagli avvocati Giuseppe Milazzo e Immacolata Romano, affiliato al clan Mazzarella; di Raffaele Liguori, assistito dall’avvocato Domenico Dello Iacono e appartenente al gruppo Amato-Pagano; e di Domenico Iavarone, difeso dall’avvocato Lumeno Dell’Orfano, legato al gruppo Ullero di Frattamaggiore.

Per questi imputati, il collegio ha condiviso le argomentazioni difensive, disponendo l’assoluzione all’esito del processo.

Nel collegio difensivo sono inoltre presenti, tra gli altri, gli avvocati Lelio Della Pietra, Massimo Bruno e Generoso Grasso.

Una vicenda giudiziaria legata a una giornata di emergenza

Il deposito delle motivazioni consente di approfondire il percorso argomentativo seguito dal Tribunale nella valutazione delle condotte contestate ai singoli imputati. La sentenza distingue le responsabilità riconosciute in sede processuale dalle posizioni per le quali non è stata ritenuta raggiunta una base sufficiente per la condanna.

La rivolta dell’8 marzo 2020 resta uno degli episodi più delicati nella storia recente dell’istituto penitenziario napoletano, per l’ampiezza dei disordini e il coinvolgimento di più padiglioni. Con le motivazioni, il quadro giudiziario dei fatti trova una ricostruzione più articolata, fondata sulle testimonianze e sugli elementi valutati durante il dibattimento.

Elenco delle condanne

5 anni di reclusione

– Del Buono Mauro

3 anni e 6 mesi di reclusione
– Pellegrino Vincenzo
– Confuorto Alfredo
– Perez Francesco
– Amato Nunzio
– Conò Lorenzo
– De Angelis Cristian
– De Felice Luigi
– Fascia Mario
– Morello Paolo
– Morello Giuseppe
– Trotta Vincenzo
– Vinciguerra Giovanni
– Chirico Raffaele
– Criscuolo Mario
– Esposito Giuseppe
– Ciccarelli Danilo
– Pavia Raffaele
– Edificante Sabino
2 anni di reclusione
– Di Costanzo Vincenzo
– Annunziata Vincenzo
– Mastronzo Umberto
– Ruggiero Vincenzo
– Izzo Carlo
– Caporrimo Tommaso
– Di Domenico Cesare
– Panico Giuliano
– Tasha Meritan
1 anno di reclusione
– Lanna Alfonso
– Perna Nicola
– Cangiano Francesco
– Capocelli Antonio
– Palumbo Antonio
– Palumbo Salvatore
– Boccamino Vincenzo
Tutti i condannati sono stati inoltre condannati al pagamento delle spese processuali.

Assoluzioni

Assolti perché non hanno commesso il fatto
– Frola Aldo
– D’Angelo Giancarlo
– Coronella Stefano

Assolti perché il fatto non sussiste
– Gitano Luigi
– Lago Pietro Giorgio
– Liguori Raffaele
– Ruocco Gennaro
– Troise Pasquale
– Accardo Davide
– Sepe Salvatore
– Belladonna Andrea
– Iavarone Domenico
– Oudouid Mohamed
– D’Alpino Carmine

Prosciolto perché incapace di intendere e di volere al momento dei fatti
– Conte Riccardo

 

Napoli cambia volto: i quartieri che stanno trasformando la città

Napoli sta cambiando. Non è soltanto una sensazione legata alla crescita del turismo o alle nuove attività che hanno aperto negli ultimi anni: in diverse zone della città sono in corso cantieri, riqualificazioni e grandi progetti destinati a modificare il volto di interi quartieri.

Da Bagnoli a Piazza Garibaldi, passando per i Quartieri Spagnoli, la trasformazione è già visibile in alcuni punti e appena iniziata in altri. Sono interventi molto diversi tra loro, ma hanno un elemento in comune: provano a ridisegnare il rapporto tra Napoli, i suoi spazi pubblici, il mare, la mobilità e i suoi abitanti.

Il risultato sarà una città diversa da quella che conosciamo oggi.

Napoli che cambia: Bagnoli è il progetto più grande

Se c’è un quartiere che più di tutti rappresenta la trasformazione di Napoli, è Bagnoli.

L’area dell’ex Italsider è al centro di uno dei più importanti programmi di risanamento ambientale e rigenerazione urbana in Italia. Il progetto interessa circa 250 ettari e punta a trasformare un’area industriale rimasta per decenni in una nuova parte della città, con spazi verdi, servizi, infrastrutture e un rapporto completamente diverso con il mare.

Il masterplan prevede, tra gli altri elementi, un grande sistema di aree verdi articolato tra parco naturale, bosco produttivo e parco urbano. Al centro della trasformazione c’è anche il nuovo waterfront, pensato come una lunga passeggiata sul mare con attività culturali, sportive, ricettive e commerciali.

Non è soltanto un progetto urbanistico sulla carta. Nel corso del 2026 sono entrati nel vivo diversi interventi legati alla trasformazione dell’area, anche in vista della 38ª America’s Cup, che arriverà a Napoli nel 2027.

Uno degli interventi riguarda la viabilità: è stato previsto un programma da circa 11 milioni di euro per la riqualificazione di venti strade dell’area occidentale della città.

E c’è un’altra novità destinata a cambiare la mobilità del quartiere.

A Bagnoli arriva una nuova fermata della metropolitana

La trasformazione di Bagnoli non riguarda soltanto edifici, parchi e strade.

È stato elaborato anche il progetto per una nuova stazione della Linea 2 della metropolitana, in via Nuova Agnano, nei pressi dell’area destinata ad accogliere le attività legate all’America’s Cup.

La nuova fermata, prevista per il 2027, dovrebbe sorgere tra le stazioni di Bagnoli-Agnano e Cavalleggeri Aosta e diventare un’infrastruttura stabile al servizio della zona anche dopo l’evento internazionale.

È un passaggio importante perché uno dei problemi storici dell’area è proprio il collegamento con il resto della città.

L’obiettivo, quindi, non è soltanto creare un nuovo luogo da visitare, ma costruire una parte di Napoli più accessibile e collegata.

Piazza Garibaldi e Napoli Centrale: cambia la porta d’ingresso alla città

Se Bagnoli rappresenta la grande trasformazione dell’area occidentale, Piazza Garibaldi e Napoli Centrale sono invece uno dei punti principali della trasformazione della zona orientale del centro.

A maggio 2026 sono iniziati i lavori di riqualificazione della stazione ferroviaria, con un investimento superiore a 20 milioni di euro.

Il progetto prevede nuovi collegamenti tra la stazione e Corso Lucci, nuove scale mobili e ascensori, una riorganizzazione degli spazi interni e una maggiore apertura visiva verso Piazza Garibaldi.

Uno degli elementi centrali sarà il cosiddetto “Diamante”, una nuova struttura destinata a ospitare biglietterie e lounge.

L’intervento non riguarda soltanto chi arriva a Napoli in treno. L’idea è trasformare la stazione in uno spazio urbano da vivere, non più semplicemente attraversato dai viaggiatori.

I lavori procederanno per fasi e la stazione resterà operativa durante gli interventi. Il completamento complessivo è previsto entro il 2027.

È un cambiamento significativo per una delle zone che milioni di persone vedono appena arrivano in città.

Anche i Quartieri Spagnoli stanno cambiando

C’è poi una trasformazione diversa, meno legata ai grandi cantieri e più evidente nella vita quotidiana.

I Quartieri Spagnoli sono diventati negli ultimi anni uno dei simboli del nuovo turismo napoletano. Strade che per molto tempo erano percepite come marginali sono oggi percorse ogni giorno da migliaia di visitatori.

Il caso più evidente è quello di Largo Maradona, diventato una vera e propria tappa internazionale grazie al murale dedicato al campione argentino.

Nel 2026 il Comune ha avviato un progetto per trasformare l’area in uno spazio pubblico attrezzato. Sono previste nuova pavimentazione, panchine, fioriere, pergolati, illuminazione e interventi per eliminare le barriere architettoniche. L’area dovrebbe rimanere accessibile gratuitamente ai cittadini.

Nel frattempo è stato completato anche un nuovo intervento di restauro del celebre murale di Maradona, con colori più brillanti e alcuni elementi aggiuntivi che ne hanno mantenuto intatta l’identità.

È un esempio emblematico di quello che sta succedendo a Napoli: luoghi nati spontaneamente, spesso dal basso, vengono progressivamente trasformati in nuovi spazi urbani.

Non è soltanto il centro storico a cambiare

La trasformazione di Napoli non si concentra però esclusivamente nelle zone più frequentate dai turisti.

Il nuovo corso della città interessa anche aree periferiche e quartieri che per decenni hanno avuto meno attenzione.

Il progetto di Bagnoli è il caso più evidente, ma la pianificazione urbanistica guarda anche alla zona orientale, alla mobilità, agli spazi verdi e alla riqualificazione di aree oggi frammentate.

Il nuovo Piano Urbanistico della città punta infatti su temi come sostenibilità, vivibilità, mobilità, casa, lavoro e rigenerazione urbana, con l’obiettivo di costruire una Napoli più equilibrata e non semplicemente più attrattiva per chi arriva da fuori.

Ed è proprio questo il punto centrale della trasformazione.

La Napoli del futuro sarà molto diversa?

La risposta dipenderà dalla capacità di completare i progetti e soprattutto di farli funzionare una volta terminati i cantieri.

Napoli sta vivendo una fase di forte esposizione internazionale e grandi appuntamenti come l’America’s Cup del 2027 stanno accelerando alcuni interventi. Ma il vero cambiamento si vedrà nel momento in cui le nuove infrastrutture, i parchi, le piazze e gli spazi pubblici diventeranno parte della vita quotidiana.

Bagnoli potrebbe avere un nuovo rapporto con il mare, Napoli Centrale una nuova funzione urbana e i Quartieri Spagnoli nuovi spazi pubblici.

Sono trasformazioni che avvengono in zone molto diverse tra loro e che raccontano una città ancora sospesa tra passato e futuro.

Napoli, insomma, non sta semplicemente diventando una città diversa.

Sta cercando di trasformare alcuni dei suoi problemi storici in nuove opportunità, senza perdere quella caratteristica che continua a renderla riconoscibile: un’identità fortissima, presente anche nei quartieri che stanno cambiando più rapidamente.

E nei prossimi anni sarà proprio osservando questi luoghi che si potrà capire quanto sarà cambiata davvero Napoli.

Belvedere di San Martino, la pizza fritta nel paesaggio di Napoli

Al Belvedere di San Martino Napoli si apre sul Golfo, mentre la pizza fritta racconta dal basso la città dei vicoli, dei mercati e delle cucine domestiche.

Il panorama che si osserva dalla collina del Vomero ha una profondità quasi teatrale, ma conserva dettagli molto concreti: i tetti addossati del centro storico, la linea del porto, il profilo del Vesuvio e, nelle giornate limpide, la costa che si allunga verso sud. Accanto al belvedere, la Certosa di San Martino aggiunge al luogo una dimensione monumentale; poco più sotto, Napoli riprende il suo movimento fitto, fatto di strade in salita, panni stesi, botteghe e voci.

In questo paesaggio la pizza fritta non è un abbinamento costruito a tavolino. È un piatto legato direttamente alla cultura gastronomica napoletana, nato dalla necessità di trasformare un impasto semplice in un cibo sostanzioso, accessibile e adatto alla cucina di casa. La sua storia appartiene soprattutto ai quartieri popolari e alla stagione difficile del dopoguerra, quando il forno a legna e gli ingredienti più costosi non erano sempre disponibili. L’olio caldo diventava così la via possibile per cuocere una pizza diversa, ripiegata e farcita.

La collina guarda la città dal cuore

Il Belvedere di San Martino non è il luogo d’origine della pizza fritta, e non serve attribuirgli una tradizione che non gli appartiene. È però una cornice coerente per comprenderne il carattere: la ricetta nasce nei ritmi urbani di Napoli e, dalla terrazza panoramica, permette di leggere la città come un insieme di quartieri, salite e contrasti.

La pizza fritta ha una forma raccolta, quasi una mezzaluna dorata, ma al suo interno custodisce un equilibrio preciso. L’esterno deve essere croccante e leggermente gonfio, senza risultare duro; la pasta, una volta aperta, deve restare elastica e morbida. Il ripieno tradizionale può unire ricotta, ciccioli, salame e pepe, oppure scegliere una composizione più essenziale con ricotta e pomodoro. Sono ingredienti comuni della cucina campana, capaci di offrire sapidità, cremosità e profumo senza complicare la preparazione.

Impasto, ripieno e frittura ben calibrati

Per prepararla in casa servono farina di frumento, acqua, lievito di birra, sale e una piccola quantità di olio extravergine nell’impasto, oltre all’olio di semi per la frittura. Per quattro pizze si possono utilizzare circa 500 grammi di farina, 300 millilitri d’acqua, 10 grammi di sale e una quantità contenuta di lievito, da ridurre se si sceglie una maturazione più lunga. Il ripieno può comprendere 250 grammi di ricotta, qualche cucchiaio di ciccioli, poco salame a dadini, pepe nero e, se gradito, una manciata di provola ben asciutta.

Si scioglie il lievito nell’acqua, poi si incorpora la farina poco alla volta. Il sale va aggiunto quando l’impasto ha già preso consistenza; l’olio entra alla fine, mentre si lavora fino a ottenere una massa liscia e non appiccicosa. Dopo una prima lievitazione coperta, l’impasto si divide in quattro parti e si lascia riposare ancora. Questo passaggio aiuta a stendere i panetti senza strappi e permette di conservare la caratteristica morbidezza della pizza fritta.

La ricotta va scolata, così da non bagnare la pasta, e mescolata con pepe e gli altri ingredienti scelti. Ogni disco si apre con le mani, senza assottigliare troppo il bordo; il ripieno si sistema su una metà, lasciando libero il margine. Si richiude formando una mezzaluna e si sigilla con cura, premendo prima con le dita e poi ripiegando leggermente il bordo. Una chiusura precisa evita che la farcitura fuoriesca nell’olio.

La frittura richiede una padella capiente e olio abbondante, portato intorno ai 170-180 gradi. La pizza deve galleggiare senza toccare il fondo: si immerge con attenzione e si gira quando il primo lato è ben dorato. In genere bastano pochi minuti, ma il colore non è l’unico riferimento: la superficie deve apparire asciutta e gonfia, mentre il calore deve raggiungere il ripieno. Dopo la cottura, la pizza si lascia sgocciolare su carta per fritti e si serve calda, quando la ricotta è ancora morbida e il pepe emerge con maggiore intensità.

Un assaggio tra pietra, tetti e mare

La pizza fritta si presta a essere mangiata senza cerimonie, ma il contesto del belvedere invita a rallentare. Il primo morso porta insieme il contrasto della crosta e del ripieno; subito dopo tornano l’odore dell’olio, la nota lattica della ricotta e il gusto più deciso dei ciccioli o del salame. È una cucina di strada che non perde il legame con la tavola familiare.

Dal Belvedere di San Martino, la città appare come una stratificazione di epoche e cucine. La pietra della collina, le cupole e i tetti del centro, l’azzurro del Golfo e la sagoma del Vesuvio compongono lo stesso racconto in cui rientra la pizza fritta: povera negli ingredienti, precisa nella tecnica, profondamente napoletana nel modo di stare dentro la vita quotidiana.

Per raggiungere il belvedere è utile considerare la salita verso il Vomero e scegliere, quando possibile, gli spostamenti con i mezzi pubblici; l’area è frequentata e alcune visuali cambiano con la luce del giorno. Al tramonto il panorama acquista toni caldi, mentre nelle ore centrali il Golfo risalta con maggiore nitidezza. In entrambi i casi, la pizza fritta trova qui una cornice naturale: non perché appartenga alla terrazza, ma perché appartiene alla città che da quella terrazza si lascia osservare.

Materials Engineer cerca a Torre Annunziata: LASIT Group cerca ingegnere dei materiali (Napoli)

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Scadenza: nei dati verificati non risulta una data certa. Prima di candidarsi è necessario controllare la pagina ufficiale dell’offerta o del bando.

LASIT Group – Laser Innovation cerca un Materials Engineer a Torre Annunziata (Napoli): una posizione per ingegnere dei materiali nel Laboratorio Applicazioni.

A cosa serve l’offerta

Si tratta di un’opportunità di lavoro rivolta a laureati tecnici interessati a un ruolo di laboratorio. L’annuncio non elenca mansioni dettagliate, ma indica che la figura opererà nel Laboratorio Applicazioni dell’azienda, offrendo un contesto di ricerca e sviluppo legato alle proprietà dei materiali.

La figura professionale

Il Materials Engineer è tipicamente responsabile di analizzare e valutare le proprietà dei materiali, condurre test di laboratorio, interpretare i dati ottenuti e collaborare con i team di sviluppo per definire soluzioni tecniche. In contesti simili, la figura lavora in stretta relazione con ingegneri meccanici e specialisti di materiali, contribuendo alla selezione di materiali adeguati a progetti o prodotti. Nell’offerta, la descrizione precisa delle attività non è dettagliata, dunque si parla in termini generali di un profilo tecnico con orientamento sperimentale.

Requisiti principali

  • Laurea tecnica (ingegneria meccanica o dei materiali)
  • Inglese almeno livello B2
  • Conoscenza delle proprietà dei materiali
  • Esperienza con strumentazione di laboratorio

Questi requisiti derivano dalla presentazione dell’opportunità e non vanno letti come una lista completa di obblighi contrattuali; eventuali ulteriori requisiti saranno indicati nel bando ufficiale.

Contratto, posti e sede

Luogo di lavoro: Torre Annunziata, Napoli. Numero di posti: non specificato. Tipo di contratto, stipendio e altre condizioni: non riportate nell’annuncio disponibile. Non è chiaro se si tratti di tempo pieno, part-time o di altre forme contrattuali.

Come funziona la selezione

Nel testo dell’annuncio non sono indicate le fasi della selezione. Si consiglia di consultare la pagina ufficiale dell’azienda o LinkedIn Jobs per dettagli su colloqui, prove pratiche e tempistiche. Dato l’origine della pubblicazione, è probabile che vengano richiesti CV aggiornati e documentazione attestante i requisiti indicati.

Scadenza e come candidarsi

Scadenza: non indicata nei dati verificati. Per candidarsi utilizzare la pagina LinkedIn Jobs associata all’annuncio o la pagina aziendale ufficiale. Si raccomanda di leggere attentamente le istruzioni di candidatura e di inviare CV aggiornato, eventualmente accompagnato da una breve lettera di presentazione e certificazioni linguistiche o di laboratorio.

Cosa controllare prima di inviare la domanda

Prima di candidarti, verifica:

  • Correttezza del titolo di studio in relazione al ruolo (laurea tecnica in ingegneria meccanica o dei materiali)
  • Livello di inglese (B2 o superiore) e eventuali certificazioni linguistiche
  • Conoscenza delle proprietà dei materiali e esperienza con strumenti di laboratorio
  • Luogo di lavoro (Torre Annunziata, Napoli) e eventuali condizioni contrattuali
  • Moderazione delle aspettative: l’annuncio non descrive dettagli di retribuzione o durata

Preparati con un CV aggiornato e una breve presentazione che evidenzi progetti o test di laboratorio pertinenti; controlla sempre che l’annuncio sia pubblicato su fonti ufficiali e conferma le modalità di candidatura prima di inviare la tua documentazione.

Fonte originale dell’offerta: Vai all’annuncio o bando ufficiale.

Protesta tir: ripresa la fornitura di prodotti freschi scortati altri 500 camion

Napoli – I prodotti freschi sono ritornati negli scaffali dei supermercati dell’area metropolitana di Napoli. Sono stati riforniti derrate alimentari e in particolare prodotti ortofrutticoli freschi e altra merce deperibile.

La fornitura – anche se a macchia di leopardo – è stata possibile grazie al servizio di scorta o di ‘movimentazione agevolata’ lungo percorsi protetti degli autocarri, disposta dalla Prefettura di Napoli. Dalle 22 di ieri sono stati oltre 500 i camion che dalle piattaforme logistiche o dai mercati generali hanno raggiunto i punti vendita, aggiungendosi ai circa 500 già scortati ieri. Il prefetto di Napoli, Michele di Bari, è in costante raccordo con i responsabili delle forze dell’ordine.

In particolar modo i militari della Guardia di Finanza sono impegnati anche a contrastare eventuali fenomeni di speculazione. Iniziative di scorta o di ‘movimentazione agevolata’ sono state intraprese, sotto il coordinamento delle rispettive prefetture, anche ad Avellino, Benevento, Caserta e Salerno.

Casavatore, pusher arrestato in trasferta: 77 grammi di cocaina e 2419 euro sequestrati

Durante la notte, i carabinieri della locale stazione hanno arrestato Giorgio Gigliano, 40 anni, originario di Ponticelli, per detenzione di droga a fini di spaccio. L’uomo è stato visto a bordo della sua auto lungo Corso Europa; al momento della perquisizione è stato trovato in possesso di 77 grammi di cocaina già pronta per la vendita al dettaglio. È stato sequestrato anche un importo di 2419 euro, ritenuto provento del reato. Gigliano è stato trasferito in carcere in attesa di giudizio.

I militari hanno riferito che l’arresto è avvenuto durante un controllo notturno a Casavatore, quando hanno notato l’uomo a bordo della sua auto. Oltre alla droga, è stato sequestrato anche il denaro ritenuto provento del reato.

L’arrestato resta in carcere in attesa di giudizio. Il materiale rinvenuto è stato posto sotto sequestro dai Carabinieri.

Mondragone, minaccia i familiari con un coltello: denunciato 42enne

I Carabinieri di Mondragone hanno deferito in stato di libertà un uomo di 42 anni, originario di Acerra, ritenuto gravemente indiziato di rapina, furto e tentata rapina ai danni di familiari presenti nella città del litorale domizio. L’intervento è scattato nella serata di ieri, 21 ottobre, a seguito di una segnalazione al 112.

Secondo la ricostruzione, l’uomo avrebbe minacciato la madre con un coltello da cucina costringendola a consegnargli 1.120 euro. Della stessa abitazione sarebbe stato sottratto un marsupio contenente 80 euro appartenente al fratello. La vicenda sarebbe poi proseguita nell’abitazione della sorella, dove l’indagato avrebbe nuovamente minacciato un’altra familiare con la stessa arma nel tentativo di ottenere ulteriore denaro.

Durante l’intervento, i militari hanno rintracciato l’uomo mentre tentava di nascondersi sotto un’autovettura parcheggiata nel cortile dell’abitazione. L’arma è stata sequestrata e gli elementi raccolti sono stati trasmessi all’Autorità Giudiziaria per le valutazioni del caso.

La posizione dell’indagato è al vaglio dell’autorità giudiziaria. Il procedimento è nelle fasi delle indagini preliminari e, nel rispetto della presunzione di innocenza, eventuali responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi competenti con sentenza definitiva.

La vicenda resta sotto controllo delle procure: il 42enne è denunciato per rapina, furto e tentata rapina, ma al momento risulta in stato di libertà. Le verifiche proseguono per chiarire motivazioni e responsabilità.

Napoli, il racket dei quadri d’epoca: smantellata la gang delle opere d’arte contraffatte

Napoli –  Una vera e propria “fabbrica” dell’illusione pittorica capace di inondare il mercato nazionale ed estero con decine di dipinti falsamente attribuiti ai maestri dell’Ottocento napoletano. C’è la firma dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale dietro l’articolata operazione giudiziaria che ha svelato una rete criminale specializzata nel piazzare croste e riproduzioni spaccandole per capolavori d’autore, in particolare legati alla firma celebre di Vincenzo Irolli.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata e condotta sul campo dai militari del Nucleo TPC di Cosenza, conta al momento dieci persone iscritte nel registro degli indagati. I reati contestati a vario titolo tracciano la mappa di una struttura ben organizzata: associazione per delinquere, contraffazione di opere d’arte, ricettazione ed esportazione illecita di beni culturali.

Il blitz a raggiera e i sequestri

Il blitz è scattato nelle ultime ore a cavallo tra diverse regioni, dalla Lombardia fino alla Sicilia. I carabinieri di otto nuclei territoriali (tra cui Napoli, Roma, Bari, Palermo e Perugia) hanno dato esecuzione a 41 decreti di perquisizione locale e personale. Nel mirino degli investigatori non solo gli indagati principali, ma anche una galassia di antiquari, commercianti del settore e restauratori finiti nell’orbita del network criminale.

Il bilancio provvisorio dell’attività investigativa parla di 69 opere attenzionate complessivamente, di cui 24 già sottoposte a sequestro giudiziario per essere periziate.

La regia del perito e il mercato online

A tirare i fili dell’organizzazione, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, era un esperto del settore artistico residente tra la provincia di Napoli e quella di Salerno. Era lui il “deus ex machina” in grado di attribuire patente di autenticità ai falsi dipinti. Accanto a lui, una rete familiare e fiduciaria ben collaudata: la moglie curava l’inserimento degli annunci e i contatti sui portali e-commerce, mentre un amico fidato forniva le consulenze tecniche necessarie a trarre in inganno acquirenti ed esperti.

La frode non si limitava ai canali tradizionali delle gallerie d’antiquariato. Gli investigatori sono riusciti a ricostruire ben 84 compravendite concluse su note piattaforme web, oltre all’esportazione illegale di 9 dipinti finiti nelle collezioni di ignari acquirenti in Austria, Portogallo, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Belgio e Irlanda.

L’impalcatura accusatoria conta finora 25 capi d’imputazione, ma gli accertamenti coordinati dalla magistratura oplontina proseguono per tracciare i flussi finanziari e individuare ulteriori opere contraffatte ancora in circolazione.

Casoria, De Rosa e Rullo fuori dal Pd: ‘La lealtà è verso chi ci ha eletto’

Casoria – I consiglieri comunali Susy De Rosa e Nicola Rullo respingono la cancellazione dall’Albo degli elettori e dall’Anagrafe degli iscritti decisa dalla Commissione di Garanzia del Pd. «Abbiamo mantenuto il mandato ricevuto dai cittadini: non si cancella la coerenza con un provvedimento disciplinare».

Susy De Rosa e Nicola Rullo hanno ricevuto il provvedimento con cui la Commissione di Garanzia del Partito Democratico dispone la loro cancellazione dall’Albo degli elettori e dall’Anagrafe degli iscritti. Lo comunicano in una nota indirizzata ai concittadini, dopo aver atteso la conclusione del procedimento.

«Prendiamo atto della decisione, ma respingiamo la ricostruzione dei fatti e le motivazioni politiche che ne sono alla base», scrivono. La loro posizione, precisano, non è mai stata dettata da ambizioni personali o da volontà di contrapposizione, ma dalla convinzione che il mandato ricevuto dagli elettori comporti una responsabilità non separabile dal rapporto con la comunità che li ha scelti.

Il dissenso sul circolo e sulla maggioranza

De Rosa e Rullo ricordano di essere stati eletti nella lista del Partito Democratico e di aver assunto l’impegno all’interno di una maggioranza amministrativa scelta dai cittadini. Nel corso del percorso politico hanno ritenuto che, all’interno del circolo locale, siano mancati troppo spesso un confronto realmente aperto, una condivisione preventiva delle decisioni e un adeguato coinvolgimento degli iscritti e degli eletti.

Non hanno condiviso la scelta di abbandonare la maggioranza amministrativa e hanno deciso di non sottrarsi alle responsabilità affidate dai cittadini. «Non per convenienza, ma perché siamo convinti che il nostro ruolo debba essere esercitato nelle istituzioni, attraverso il lavoro quotidiano e l’impegno concreto per il bene comune», affermano.

Lealtà, dissenso e valori

I due consiglieri sostengono che la lealtà politica non possa essere ridotta alla semplice adesione a ogni decisione assunta da un gruppo dirigente. «La lealtà significa anche mantenere la parola data agli elettori, rispettare le istituzioni e agire con coscienza, responsabilità e trasparenza». Riconoscono le regole del partito, ma ritengono che il confronto democratico e il rispetto delle diverse posizioni siano elementi essenziali. Il dissenso espresso con rispetto, aggiungono, non dovrebbe essere considerato una rinuncia ai propri valori.

Non condividono che la scelta di continuare a svolgere il mandato all’interno della maggioranza venga interpretata come un venir meno ai doveri verso i cittadini. «Non abbiamo nulla da rimproverarci per aver agito secondo la nostra coscienza e per aver mantenuto la posizione che ritenevamo più coerente con l’impegno assunto al momento dell’elezione».

Il mandato verso la città

Il provvedimento modifica il rapporto con il Partito Democratico, ma non cambia la responsabilità che sentono nei confronti della città. Continueranno a svolgere il ruolo istituzionale con libertà di coscienza, trasparenza e determinazione, mettendo al centro i bisogni dei cittadini.

«Non siamo stati eletti per rappresentare una corrente, una segreteria o un gruppo dirigente. Siamo stati eletti per rappresentare i cittadini», concludono. È a loro che intendono rendere conto del proprio operato, con il lavoro, le scelte e i risultati.

«Si può interrompere un percorso politico, si può mettere in discussione una scelta e si può persino disporre una cancellazione da un elenco. Ma la coerenza, la dignità e la responsabilità verso i cittadini non si cancellano con un provvedimento disciplinare».

P.B.

A30, resta chiusa l’uscita di Nocera-Pagani in entrambe le direzioni

Prosegue in Campania la protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti. Anche nella mattinata di giovedì 22 ottobre si registrano manifestazioni e disagi alla circolazione sulla rete autostradale.

Sull’A30 Caserta-Salerno resta chiusa l’uscita di Nocera-Pagani, in entrambe le direzioni, a causa delle manifestazioni in corso. A comunicarlo è Autostrade per l’Italia in una nota.

Lo svincolo interessato dalle manifestazioni dal 19 ottobre

Le proteste coinvolgono lo svincolo al chilometro 40 dell’A30 già dal 19 ottobre. L’avviso di chiusura al traffico risale invece al pomeriggio del 20 ottobre: una distinzione temporale che separa l’inizio delle manifestazioni dal provvedimento sulla circolazione.

Nell’aggiornamento della mattinata del 22 ottobre, la chiusura dell’uscita risulta ancora segnalata.
Nessuna indicazione sui tempi di riapertura

La comunicazione riportata non specifica quando l’uscita potrà tornare percorribile. La limitazione riguarda l’uscita di Nocera-Pagani nei due sensi di marcia, non la chiusura dell’intera A30.

Colpo milionario al ‘Pascale’ di Napoli, sottratti medicinali salvavita e molecole sperimentali: 2 arresti

Napoli – Colpire la cura dove è più fragile, sottraendo la speranza ai pazienti oncologici. È l’inquietante scenario che emerge dall’inchiesta condotta dai Carabinieri della Compagnia di Napoli Vomero, culminata questa mattina in un’ordinanza di custodia cautelare — una in carcere e una ai domiciliari — emessa dal G.I.P. del Tribunale partenopeo.

Al centro delle indagini, un furto choc messo a segno lo scorso autunno all’interno dell’Istituto Nazionale Tumori “Fondazione G. Pascale”, un colpo da oltre 822 mila euro che ha privato la struttura pubblica di farmaci salvavita e persino di molecole sperimentali non ancora immesse sul mercato.

La spia in corsia: il ruolo chiave della vigilanza privata

Le indagini, condotte dal Nucleo Operativo del Vomero tra il settembre e l’ottobre del 2025, hanno permesso di ricostruire metro per metro la notte del raid, avvenuto il 17 settembre dello stesso anno. Un’operazione chirurgica, resa possibile da una falla interna.

Tra i due indagati figura infatti una guardia giurata in servizio per una delle società appaltate per la sicurezza dell’istituto: secondo gli inquirenti, sarebbe stato proprio il vigilante ad agevolare il piano criminale, disattivando artatamente i sistemi d’allarme per consentire ai complici di agire indisturbati.

Dalle telecamere alle intercettazioni: la tela dei Carabinieri

Un’indagine complessa, fatta di riscontri tecnici e certosini. Gli investigatori sono partiti dall’analisi dei filmati estrapolati dai sistemi di videosorveglianza, tasselli fondamentali poi incrociati con intercettazioni ambientali, perquisizioni e sequestri mirati.

Un lavoro d’ombra che ha permesso di stringere il cerchio attorno ai presunti autori, quantificando il danno economico per il Servizio Sanitario Nazionale in esattamente 822.236,85 euro, una cifra spaventosa se rapportata al valore inestimabile che quei medicinali rivestono per la vita dei malati di cancro.

Il profilo del secondo indagato apre squarci inquietanti sulla professionalità criminale della coppia. L’uomo, infatti, avrebbe militato in passato all’interno di un gruppo specializzato in raid sistematici ai danni delle farmacie ospedaliere di tutta Italia.

Un modus operandi che richiama alla memoria le precedenti operazioni e i sequestri record di farmaci oncologici che già in passato avevano scosso la sanità campana e nazionale. Tra tutti, spicca per analogia il clamoroso blitz legato ai furti commessi nel 2024 presso il Policlinico Universitario “Federico II” di Napoli, a conferma dell’esistenza di una vera e propria filiera criminale dedita al lucroso e spietato mercato nero dei farmaci antitumorali.

L’allarme sociale

La scoperta di questa rete criminale restituisce la misura di un fenomeno di allarme sociale intollerabile: la mercificazione della vita dei pazienti oncologici. Tuttavia, come sottolineato in sede giudiziaria, il provvedimento eseguito stamane si muove nell’ambito delle indagini preliminari; i soggetti coinvolti sono dunque da considerarsi persone sottoposte a indagine e presunte innocenti fino a eventuale sentenza definitiva e irrevocabile.

 

 

 

 

 

Pasta alla Nerano, il sapore verde della Penisola Sorrentina

Tra le colline di Massa Lubrense e il blu della baia di Marina del Cantone, la pasta alla Nerano racconta la Penisola Sorrentina con zucchine, formaggio e basilico.

Nerano è una frazione del territorio di Massa Lubrense, all’estremità della Penisola Sorrentina, dove la strada scende verso il mare tra agrumeti, uliveti, muretti a secco e terrazze coltivate. Di fronte, nelle giornate limpide, si distinguono le sagome di Capri e dei suoi rilievi; alle spalle salgono i sentieri e i versanti dei Monti Lattari. È un paesaggio fatto di contrasti ravvicinati: il verde fitto della vegetazione, la pietra chiara, il riflesso del Tirreno.

La pasta alla Nerano è legata direttamente a questo angolo della Campania. Il suo carattere nasce da ingredienti quotidiani, trattati con attenzione: zucchine tagliate sottili e fritte, pasta di grano duro, basilico fresco e un formaggio capace di fondere fino a trasformare l’acqua di cottura in una crema. Nelle preparazioni locali si incontra spesso il Provolone del Monaco, prodotto dell’area dei Monti Lattari, anche se non mancano versioni domestiche con altri formaggi a pasta dura.

Il paesaggio di Nerano nel piatto

Il legame con il luogo non dipende soltanto dal nome. La ricetta riflette una cucina costiera abituata a valorizzare ciò che arriva dagli orti terrazzati e dalle produzioni casearie dell’entroterra vicino. La zucchina è delicata, acquosa e leggermente dolce; la frittura ne concentra il sapore e le dona bordi morbidi, con una superficie più consistente. Il formaggio aggiunge profumo e sapidità, mentre il basilico porta una nota verde che richiama gli orti mediterranei.

Il risultato non è una pasta pesante, se la mantecatura viene eseguita con equilibrio. La crema deve avvolgere gli spaghetti senza coprire le zucchine. Per questo contano alcuni passaggi: friggere le rondelle senza bruciarle, cuocere la pasta al dente e usare poca acqua amidacea alla volta. Anche la temperatura è importante: il formaggio va incorporato lontano dal calore più intenso, così da sciogliersi senza separarsi.

A tavola, la pasta alla Nerano si accorda con il ritmo della penisola. È un primo che può precedere una passeggiata sul lungomare di Marina del Cantone, una sosta nei borghi collinari o un percorso tra gli agrumeti e le strade panoramiche di Massa Lubrense. Non serve caricarla di ingredienti marini: la sua forza è proprio nel dialogo tra orto, caseificio e paesaggio costiero.

Come preparare la pasta alla Nerano

Per quattro persone servono circa 360 grammi di spaghetti, 700 grammi di zucchine piccole, 120 grammi di Provolone del Monaco grattugiato o finemente tagliato, qualche foglia di basilico, olio extravergine d’oliva o un olio adatto alla frittura, sale e pepe se gradito. Le quantità del formaggio possono variare: è preferibile aggiungerlo progressivamente, valutando consistenza e sapidità.

  • Lavare e asciugare le zucchine, quindi tagliarle a rondelle sottili e regolari. Uno spessore uniforme permette una cottura omogenea e impedisce che alcune fette si secchino mentre altre restano crude.
  • Scaldare l’olio in una padella capiente e friggere le zucchine in più riprese. Devono ammorbidirsi e prendere un colore dorato chiaro, senza diventare scure. Scolarle su carta da cucina e salarle con moderazione.
  • Portare a ebollizione l’acqua per la pasta, salarla e cuocere gli spaghetti lasciandoli molto al dente. Prima di scolarli, conservare almeno due mestoli della loro acqua.
  • Trasferire la pasta in una padella ampia con una parte delle zucchine e qualche cucchiaio di acqua di cottura. Mescolare per un minuto, lasciando che l’amido cominci a legare il condimento.
  • Spostare la padella dal fuoco e unire il formaggio poco alla volta, mescolando energicamente. Aggiungere altra acqua, un cucchiaio per volta, fino a ottenere una salsa liscia e avvolgente.
  • Completare con le zucchine rimaste e il basilico spezzato con le mani. Un giro leggero di pepe è facoltativo; il piatto va servito subito, quando la crema è ancora fluida.

Un accorgimento utile è non versare il formaggio direttamente su una pasta troppo calda e asciutta. Il contatto improvviso con il calore può formare grumi, mentre l’acqua amidacea aiuta a creare un’emulsione stabile. Anche le zucchine non devono essere tutte schiacciate: lasciarne una parte in rondelle riconoscibili rende più netto il contrasto tra la salsa cremosa e la consistenza morbida della verdura fritta.

Una ricetta tra mare, orti e colline

La Penisola Sorrentina si comprende anche attraverso piatti come questo, lontani dalla complessità apparente delle preparazioni elaborate. La pasta alla Nerano non imita il mare che si apre sotto le terrazze e non ha bisogno di ingredienti spettacolari per richiamarlo. Lo fa indirettamente, con la leggerezza del basilico, la dolcezza delle zucchine e il carattere del formaggio prodotto sulle alture vicine.

Quando il piatto arriva in tavola, il suo colore ricorda il verde degli orti e dei pendii; il profumo caldo della frittura si mescola a quello del basilico appena aggiunto. Intorno restano la luce della costa, le strade che attraversano Massa Lubrense e l’orizzonte verso Capri. È in questo equilibrio tra semplicità agricola e paesaggio marino che la pasta alla Nerano trova il suo legame più concreto con la Campania.

Pompei, investì e uccise Lucia Falso sulle strisce: obbligo di firma per il presunto pirata della strada

Pompei – È accusato di aver travolto e ucciso una donna che attraversava sulle strisce pedonali per poi allontanarsi senza prestarle soccorso. A distanza di oltre un mese dalla tragedia, arriva un nuovo sviluppo giudiziario sul caso di Lucia Falso, 66 anni, residente a Castellammare di Stabia, morta il 16 settembre scorso all’Ospedale del Mare di Napoli dopo essere stata investita in via Plinio, a Pompei.

Il 21 ottobre gli agenti del Commissariato di polizia di Pompei hanno eseguito nei confronti dell’uomo ritenuto alla guida dell’auto un’ordinanza applicativa della misura cautelare dell’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria, emessa dal gip del Tribunale di Torre Annunziata. Il destinatario del provvedimento è gravemente indiziato, allo stato delle indagini, di omicidio stradale aggravato dalla fuga e omissione di soccorso.

La decisione del giudice arriva dopo la richiesta della Procura della Repubblica di applicare la custodia cautelare in carcere. Il gip ha ritenuto sussistenti le esigenze cautelari, ma ha scelto una misura meno afflittiva rispetto a quella sollecitata dai magistrati inquirenti.

L’investimento in via Plinio e la fuga dopo l’impatto

La tragedia si consumò nella notte tra lunedì 14 e martedì 15 settembre, quando Lucia Falso stava attraversando la carreggiata in via Plinio, a Pompei, sulle strisce pedonali. La donna si trovava insieme al marito, che in quel momento era qualche passo più avanti.

Secondo la ricostruzione iniziale, l’automobile sopraggiunse e investì violentemente la 66enne, scaraventandola sull’asfalto. Il conducente, anziché fermarsi e chiamare i soccorsi, si sarebbe allontanato dal luogo dell’incidente, lasciando la donna a terra.

Fu il marito a chiedere l’intervento dei sanitari del 118. Trasportata d’urgenza all’Ospedale del Mare di Napoli, la vittima arrivò in condizioni disperate. Le lesioni riportate nell’impatto si rivelarono fatali: il decesso fu constatato il 16 settembre.

Le telecamere per ricostruire il percorso dell’auto

Le indagini, coordinate dalla Procura e condotte dagli agenti del Commissariato di Pompei, si sono concentrate fin dalle prime ore sulla ricostruzione della dinamica e sull’identificazione del conducente.

Un ruolo importante è stato svolto dalle immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona, che hanno consentito agli investigatori di seguire gli spostamenti del veicolo dopo l’investimento. Gli accertamenti sulla vettura avrebbero inoltre evidenziato danni compatibili con l’impatto.

A completare il quadro investigativo hanno contribuito le testimonianze raccolte e l’analisi dei dati telefonici. Il complesso degli elementi acquisiti ha consentito agli inquirenti di individuare, con elevata probabilità, l’attuale indagato come la persona alla guida dell’automobile che avrebbe travolto la donna.

Il lavoro degli investigatori ha quindi permesso di ricostruire i passaggi essenziali della vicenda, fornendo alla Procura gli elementi sui quali fondare la richiesta di una misura cautelare.

La Procura aveva chiesto il carcere

Valutata la gravità dei fatti e ritenute presenti le esigenze cautelari, la Procura aveva chiesto al gip la custodia in carcere. Il giudice, pur condividendo la sussistenza delle esigenze cautelari, ha disposto invece l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.

La misura eseguita non equivale, dunque, a un arresto in carcere. Il provvedimento è suscettibile di impugnazione davanti al Tribunale del riesame.

L’inchiesta resta nella fase delle indagini preliminari. L’uomo è una persona sottoposta alle indagini e deve essere considerato non colpevole fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna, nel rispetto del principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza.

I cinque ciottoli di Davide per affrontare le sfide della vita: don Roberto Faccenda presenta A(R)Marsi a Maddaloni

 Maddaloni – Un invito a riflettere sulle risorse interiori che ciascuno possiede per affrontare le difficoltà della vita, ispirato da una delle immagini più note della tradizione biblica: i cinque ciottoli raccolti da Davide prima dello scontro con Golia. Questo è il cuore di “A(R)Marsi con i cinque ciottoli”, il libro di don Roberto Faccenda che sarà presentato oggi, 22 ottobre, presso la parrocchia di Santa Sofia, in via Cancello 155 a Maddaloni.

L’iniziativa è un momento di incontro aperto alla comunità, un’occasione per condividere riflessioni sulla fede, sulla crescita personale e sulle sfide quotidiane. Il programma inizia alle 18.30 con la celebrazione della Santa Messa, mentre alle 19.30 avrà luogo la presentazione del libro.

Dopo i saluti del parroco don Antonio Traviso, la giornalista Lucia Grimaldi dialogherà con l’autore, guidando il pubblico attraverso i temi affrontati nel testo.

Don Roberto Faccenda, traendo ispirazione dalla vicenda di Davide e Golia, intende lanciare un preciso messaggio: la vera forza non è nelle armi o nelle dimensioni dell’avversario, ma nella fiducia, nel coraggio e nella valorizzazione delle proprie risorse. I cinque ciottoli sono infatti simbolo delle risorse interiori di ogni individuo, da riconoscere nei momenti difficili.

L’appuntamento di giovedì 22 ottobre è dunque  un’opportunità di dialogo e condivisione aperto alle comunità parrocchiali e a tutti i cittadini interessati. I partecipanti, attraverso il confronto con l’autore, saranno invitati a riflettere sul proprio percorso umano e spirituale, in un clima di ascolto. Un’occasione rivolta a credenti e non credenti, che focalizza fragilità e risorse comuni all’esperienza umana e che unisce cultura e spiritualità.

Louis Vuitton cerca RSPP e Servizi Generali a Napoli: assunzione CDI per la sede campana

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Scadenza: nei dati verificati non risulta una data certa. Prima di candidarsi è necessario controllare la pagina ufficiale dell’offerta o del bando.

Louis Vuitton cerca a Napoli un responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione e Servizi Generali, con contratto a tempo indeterminato, per la sede campana.

A cosa si tratta

Si tratta di un’offerta di lavoro permanente (CDI) per la gestione di salute, sicurezza e attività di gestione dei servizi generali presso la sede di Napoli, Campania. Il ruolo è descritto come Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) con responsabilità anche sui Servizi Generali, cioè sulle attività di manutenzione, gestione impianti, sicurezza di edificio e supporto operativo per la sede.

La figura professionale

Il profilo richiesto combina due dimensioni tipiche: da un lato la funzione di RSPP, ovvero la figura responsabile della tutela della sicurezza sul lavoro, della valutazione dei rischi e dell’implementazione di politiche e procedure conformi alle normative vigenti (in Italia, tra le più rilevanti è il D.Lgs. 81/2008). Dall’altro lato, la gestione dei Servizi Generali implica coordinare attività di facility management: manutenzione degli impianti, gestione delle utilities, controllo di fornitori e servizi ausiliari, sicurezza degli ambienti di lavoro e supporto logistico per la sede. In pratica, il ruolo richiede una visione integrata tra salute e sicurezza, gestione delle infrastrutture e coordinamento operativo quotidiano. A livello di competenze, in contesti similari si cercano spesso conoscenze normative in materia di sicurezza sul lavoro, capacità di valutazione dei rischi, gestione delle emergenze, competenze organizzative e relazionali con i reparti interni e i fornitori.

Requisiti

Nella pagina ufficiale consultata non sono stati resi disponibili i requisiti specifici relativi a titoli, certificazioni o anni di esperienza al momento della verifica. È comune che bandi di questo tipo includano attestati o certificazioni RSPP (per alcuni profili è richiesto il possesso di un titolo di studio attinente o una certificazione abilitante), ma tali elementi non sono esplicitati nei dati pubblicati e verificati. Per questa offerta, quindi, non è possibile confermare requisiti precisi dall’offerta stessa senza ulteriori dettagli ufficiali.

Contratto, posti e sede

Contratto: CDI (Contratto a Tempo Indeterminato). Posti: 1 posizione disponibile. Sede: Napoli, Campania. Queste informazioni derivano dall’annuncio ufficiale su Louis Vuitton Careers. È bene notare che la pagina di candidatura può presentare limitazioni di accesso, ma la dicitura disponibile indica una posizione permanente nella sede napoletana.

Come funziona la selezione

Attualmente, i dati pubblici non forniscono dettagli concreti sul processo di selezione, sulle prove previste o sui criteri di valutazione. L’accesso ad alcune parti della pagina di candidatura risulta apparentemente limitato (Access denied) durante la verifica, il che lascia aperte diverse possibilità su come si svolgerà la procedura. In assenza di informazioni ufficiali dettagliate, si consiglia di consultare direttamente la pagina Louis Vuitton Careers o contattare l’ufficio Risorse Umane per avere conferme sui passaggi necessari, sulle prove eventualmente richieste e sui tempi previsti.

Scadenza e come candidarsi

Scadenza: non risulta indicata nei dati verificati. È fondamentale controllare la pagina ufficiale Louis Vuitton Careers per eventuali finestre di candidatura, date precise o mutamenti nello stato dell’offerta. Poiché l’indicazione di una scadenza non è presente nei dati disponibili, si invita a verificare direttamente sul sito dell’azienda o a contattare HR per confermare le tempistiche e la modalità di invio della candidatura.

Cosa sapere prima di inviare la domanda

  • Verificare i requisiti ufficiali: titoli di studio, certificazioni RSPP o esperienza specifica in HSE e gestione dei servizi generali.
  • Raccogliere documenti utili: curriculum aggiornato, referenze professionali, eventuali certificazioni di sicurezza e formazione specifica, se disponibili.
  • Controllare la sede e il contesto operativo: Napoli, Campania, con possibile necessità di coordinarsi con la sede e i fornitori locali.
  • Controllare scadenze e modalità di candidatura: consultare la pagina ufficiale Louis Vuitton Careers per conferme e istruzioni precise.
  • Prepararsi a dimostrare competenze chiave: gestione della sicurezza, valutazione dei rischi, gestione di impianti e relazioni con fornitori e team interni.

Fonte originale dell’offerta: Vai all’annuncio o bando ufficiale.

Ischia e Casamicciola, blitz anti-droga: arrestati due pusher

Due blitz anti-droga sull’isola di Ischia e a Casamicciola Terme hanno portato all’arresto di due soggetti: un 59enne a Ischia e un 21enne incensurato a Cretaio. Le operazioni, condotte dai Carabinieri, hanno evidenziato attività legate allo spaccio e hanno portato all’intervento consequenziale.

Ischia: arresto di Mario Vecci

I militari della stazione di Ischia, insieme all’aliquota operativa, avevano notato un flusso anomalo di ingressi e uscite dall’abitazione dell’uomo. L’intervento è scattato dopo aver accertato la cessione di una dose di cocaina a un cliente per 40 euro; durante l’intervento sono stati trovati 110 euro in contanti. Vecci è stato arrestato.

Casamicciola: perquisizione e arresto in località Cretaio

Nel Casamicciolese, i carabinieri della sezione operativa hanno arrestato un 21enne incensurato in località Cretaio. Il ragazzo è stato trovato in possesso di 64 dosi di cocaina nascoste in un pacchetto di sigarette. L’arresto è stato eseguito in flagranza di reato.

Scoperta a San Vitaliano la truffa dei finti bancari: 5 arresti

Non c’erano broker in giacca e cravatta né affari milionari da concludere, ma cinque uomini, una batteria di telefoni e un copione studiato per mettere le mani sui risparmi degli altri. A San Vitaliano, nella provincia di Napoli, i carabinieri hanno smantellato una presunta centrale operativa delle truffe telefoniche: una base nascosta in un appartamento al secondo piano di una palazzina anonima, lungo via Nazionale delle Puglie.

Un’organizzazione che, almeno nelle modalità descritte dagli investigatori, puntava tutto sulla manipolazione psicologica delle vittime. Prima il contatto con il finto operatore bancario, poi l’allarme per presunte operazioni sospette sul conto corrente e, infine, l’intervento del falso carabiniere, pronto a indicare la procedura da seguire per mettere al sicuro il denaro. Una messinscena costruita per trasformare la paura in un bonifico.

I cinque uomini sono stati arrestati dai militari del Nucleo investigativo e della Sezione operativa della compagnia di Castello di Cisterna e condotti in carcere. Dovranno rispondere di truffa aggravata.

La trappola del conto a rischio

La sceneggiatura, secondo quanto ricostruito, era semplice quanto insidiosa. I truffatori contattavano le potenziali vittime presentandosi come operatori antifrode di un gruppo finanziario che gestisce pagamenti digitali. Il pretesto era sempre lo stesso: qualcuno avrebbe tentato di effettuare bonifici attraverso il servizio di home banking del correntista.

«Il suo conto è a rischio», il messaggio che avrebbe dovuto far scattare l’allarme. Subito dopo arrivavano le istruzioni per intervenire e impedire il presunto furto.

A quel punto entrava in scena il secondo personaggio: un sedicente maresciallo dei carabinieri, che si presentava come l’uomo incaricato di guidare il cittadino nelle operazioni necessarie a proteggere i propri risparmi.
La richiesta, però, avrebbe avuto un effetto diametralmente opposto a quello dichiarato. Alla vittima veniva suggerito di trasferire immediatamente il denaro su un conto indicato dai truffatori. «Esegua immediatamente un bonifico a questo IBAN»: così la presunta procedura di sicurezza si sarebbe trasformata nello strumento per sottrarre i soldi.

Il meccanismo faceva leva sulla fiducia nelle istituzioni e sulla paura di perdere il patrimonio accumulato. Una telefonata dopo l’altra, il raggiro puntava a convincere le vittime ad agire in fretta, senza avere il tempo di verificare la reale identità degli interlocutori.

La base operativa e il blitz dei carabinieri

Dietro la facciata anonima dell’edificio di San Vitaliano si sarebbe concentrata l’attività del gruppo. Quando i militari del Nucleo investigativo e della Sezione operativa di Castello di Cisterna hanno fatto irruzione nell’appartamento, hanno trovato cinque uomini e una dotazione tecnologica ritenuta utile a gestire i contatti telefonici e le operazioni fraudolenti.

+Il materiale sequestrato restituisce le dimensioni della struttura individuata dagli investigatori: 22 telefoni cellulari, 20 schede Sim, tre notebook, un dispositivo Pos per i pagamenti elettronici e un router.
Un’attrezzatura che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe stata impiegata per organizzare le chiamate, gestire le comunicazioni e condurre le vittime lungo le diverse fasi del raggiro.

Bloccati quasi 50mila euro

Tra gli episodi documentati dai carabinieri figura anche un’operazione da quasi 50mila euro. La somma è stata intercettata e congelata prima che potesse essere ulteriormente movimentata, impedendo così che il denaro finisse nella disponibilità dei presunti truffatori.

Il sequestro rappresenta uno degli elementi più rilevanti dell’attività investigativa, che ha portato all’arresto dei cinque uomini e al trasferimento di tutti in carcere.

L’indagine riporta al centro una modalità di truffa che sfrutta strumenti digitali e tecniche di persuasione, ma soprattutto un elemento decisivo: la capacità di costruire una falsa emergenza per indurre le vittime a consegnare spontaneamente il proprio denaro.

Altro che lupi di Wall Street: a San Vitaliano, secondo la ricostruzione degli investigatori, il business sarebbe passato attraverso telefoni, identità contraffatte e bonifici estorti facendo leva sulla paura.