La Procura della Repubblica di Catania ha disposto il fermo di indiziato di delitto di 5 persone, una rumena, due italiani e due marocchini: la madre di una bambina di 13 anni è indagata per sfruttamento della prostituzione minorile e i 4 uomini per atti sessuali con minore, rispondendo però del reato più grave reato di violenza sessuale. Nel mese di marzo, durante i controlli disposti dalla Polizia di Stato per il contrasto dello sfruttamento lavorativo e del caporalato, gli uomini della Squadra Mobile di Ragusa notavano una ragazzina che aveva degli atteggiamenti non consoni alla sua età, pertanto decidevano di raccogliere informazioni in più sul suo nucleo familiare. Sin dalle prime informazioni raccolte, spiega una nota, gli investigatori apprendevano che la piccola era solita avere rapporti sessuali con uomini anche molto più grandi di lei e vi era il sospetto che fosse proprio la madre a gestire una vera e propria attività di meretricio della bambina traendone un profitto. I fatti avvenivano nelle campagne di Acate in provincia di Ragusa, dove vi sono migliaia di metri quadri destinati alle coltivazioni in serra. Proprio all’interno degli impianti serricoli (da qui il nome dell’operazione) la ragazzina consumava rapporti sessuali con braccianti agricoli nord africani e rumeni o ancora con italiani. La Squadra Mobile di Ragusa informava immediatamente la Procura della Repubblica di Catania competente per questa tipologia di reati che autorizzava gli investigatori ad intercettare le conversazioni telefoniche della bambina e della madre. Sin dai primi colloqui registrati emergeva chiaramente che la piccola avesse dei rapporti sessuali con uomini di ogni età, dai 30 ai quasi 90 anni. Dalle intercettazioni emergeva che tutti gli indagati avessero avuto notizia che la ragazzina era stata portata via dalla Polizia e c’era il rischio che pianificassero la fuga. La Procura della Repubblica di Ragusa, ha poi richiesto la convalida del fermo che il Giudice per le Indagini Preliminari, Claudio Maggioni ha accolto, applicando la misura cautelare in carcere per tutti gli indagati tranne che per il novantenne al quale e’ stata applicata la misura dell’obbligo di dimora nel comune di Vittoria. I quattro uomini arrestati e che hanno consumato rapporti sessuali con la minore risponderanno del reato di violenza sessuale anche se non hanno costretto fisicamente la piccola; il legislatore ha voluto proteggere i minori di 14 anni perché non in grado di autodeterminarsi. Particolarmente complessa la cattura degli indagati. Sono stati venticinque i poliziotti della Squadra Mobile impiegati, 10 le auto della Polizia di Stato sul territorio, 4 operatori della Polizia Scientifica, 2 operatori dell’Ufficio Immigrazione. I quattro indagati sono stati condotti in carcere a Ragusa, nella sezione “sex offenders”, mentre l’89enne e’ stato ristretto ai domiciliari. Pur conoscendo le abitudini degli uomini coinvolti, non era facile individuarne la residenza e per questa ragione, la cattura e’ stata complessa perché si è estesa nelle campagne tra Acate e Vittoria. La madre della bambina sfruttata e i due marocchini vivevano in ruderi all’interno di aziende agricole tra una serra e l’altra, luogo dove un poliziotto sarebbe stato riconosciuto immediatamente in quanto estraneo all’ambiente. Due poliziotti hanno finto di cercare lavoro nelle serre dove i due marocchini poi arrestati, lavoravano. L’italiano di 61 anni e’ stato raggiunto sotto casa da un altro team dedicato alle catture ed infine la madre della vittima, indagata per sfruttamento della prostituzione minorile, è stata catturata nei pressi dell’abitazione di un connazionale dove spesso andava a chiedere ospitalità quando non trovava un posto dove dormire.
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