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INDAGINE SULL'UNIVERSITA' TELEMATICA

Inchiesta Pegaso, l’accusa dei pm al sistema Iervolino: esami agevolati, tirocini falsi e titoli senza lezioni

Al centro dell’indagine l’ex patron Danilo Iervolino e la presunta continuità del sistema anche dopo il cambio di gestione.
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Napoli – Una vera e propria societas sceleris radicata all’interno del mondo accademico telematico, capace di sfornare lauree e qualifiche professionali su scala industriale in totale spregio delle regole. È questo il quadro delineato dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) della Procura di Napoli, che ha messo sotto i riflettori l’imprenditore Danilo Iervolino, fondatore ed ex dominus dell’Università Telematica Pegaso.

Le accuse nei confronti di Iervolino & C. sono richiamate nel decreto di perquisizione eseguito dalla Guardia di Finanza il 6 ottobre scorso nei confronti dei vertici di Multiversity per l’indagine parallela su istigazione e corruzione tra privati.

Il filone principale dell’inchiesta napoletana nasce sulla gestione di Danilo Iervolino, indagato in qualità di capo e promotore di un’associazione per delinquere finalizzata a commettere una serie indeterminata di reati contro la pubblica amministrazione e la fede pubblica.

Secondo i magistrati inquirenti – tra cui i sostituti procuratori Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli, coordinati dal procuratore aggiunto Sergio Ferrigno – il sistema è rimasto pienamente operativo fino alla cessione formale dell’ateneo.

La struttura del sodalizio e il ruolo di Iervolino

L’impianto accusatorio della Procura dipinge Iervolino come il vertice gerarchico del sodalizio criminale. In quanto proprietario e Presidente del Senato Accademico e del CdA fino al maggio 2022, l’imprenditore avrebbe ideato e costituito l’associazione, reclutato i sodali e governato l’attività criminale nel suo complesso.

L’obiettivo strategico era chiaro: gonfiare a dismisura la base degli studenti iscritti attraverso la fitta rete dei poli di orientamento territoriali (gli E-Learning Center Point o ECP). Un’operazione commerciale aggressiva che ha visto lo stesso Iervolino come il maggior beneficiario economico finale dei profitti generati dall’ateneo.

Il meccanismo dei “titoli facili”

Le indagini della Guardia di Finanza hanno scoperchiato diverse ramificazioni del programma criminoso, focalizzate sulla totale assenza di controlli documentali e su percorsi accademici definiti “fittizi”:

I corsi ALFO per Educatori: Attraverso i corsi di alta formazione per il conseguimento del titolo di educatore professionale socio-pedagogico (legati alla Legge Iori), venivano immatricolati candidati privi dei requisiti minimi di legge. Bastavano una tesi scritta (project work) e un solo esame finale per ottenere la qualifica e vedersi riconoscere ben 60 Crediti Formativi Universitari (CFU), garantendo l’accesso diretto al secondo anno del corso di laurea triennale L19.

I Master fantasma nella Sanità: Nel settore sanitario dell’ateneo venivano promossi master definiti “del tutto inesistenti”. Agli iscritti venivano rilasciati i titoli conclusivi nonostante la totale assenza di lezioni e materiale didattico.

I falsi tirocini obbligatori: Nel mirino degli inquirenti è finito in particolare il master di I livello in Management per le funzioni di coordinamento nell’area delle professioni sanitarie. Qui venivano sistematicamente falsificate le attestazioni di espletamento del tirocinio obbligatorio presso ASL e aziende ospedaliere, regalando agli studenti un terzo dei crediti complessivi (20 CFU) per esami mai fatti sul campo.

I complici interni e la rete amministrativa

Per far funzionare la macchina, il sodalizio si poggiava su una rigida filiera amministrativa interna all’università che, secondo le direttive impartite da Iervolino tramite il direttore amministrativo Rita Ricciardi, inseriva i candidati in piattaforma marchiandoli con diciture specifiche come “convenzione terzo settore” o “codice Genius”.

Tra i nomi principali emersi in questo filone figurano:

…omissis… (referente dell’area scuola e sindacalista, deceduto a fine 2025) e Calogero Di Carlo (responsabile della rete ECP Centro-Sud), che veicolavano le immatricolazioni di massa aggirando i controlli delle carriere.
Daniela Petruzzelli e Pasquale Pelella, i funzionari delegati alle prevalutazioni e ai corsi post-laurea, accusati di aver attestato falsamente la presenza dei requisiti formali degli studenti.
Antonio Tufano, all’epoca responsabile dell’ufficio informatico, che agevolava materialmente gli studenti nel superamento delle prove d’esame da remoto.

Gli esami a distanza e il cambio di gestione

Le pratiche illecite descritte dalla Procura di Napoli non si sarebbero fermate con l’uscita di Iervolino. L’inchiesta evidenzia infatti una continuità del disegno criminoso anche sotto la successiva gestione legata al fondo CVC, che ha visto indagati per associazione a delinquere l’ex amministratore delegato di Multiversity Fabio Domenico Vaccarono e il direttore operativo Andrea Buonomo.

Secondo la DDA, la nuova governance ha mantenuto intatte le modalità di esame da remoto introdotte da Iervolino – demandando al personale amministrativo la visione e la verbalizzazione abusiva delle tracce audio/video dei test a causa della deliberata carenza di professori di ruolo – e ha omesso di sanare le posizioni degli studenti con carriere palesemente irregolari.

Un sistema difeso fino all’ultimo per non intaccare i bonus aziendali legati alla crescita delle immatricolazioni, e culminato nel tentativo di attivare una parallela “rete di protezione mediatica” per silenziare l’inchiesta giudiziaria al momento della sua scoperta.

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