Napoli– Arriva una svolta, accompagnata da nuovi e pesanti interrogativi, nella drammatica vicenda della coppia napoletana che, dopo essersi sottoposta a un percorso di fecondazione in vitro all’ospedale San Paolo, ha scoperto che la bimba messa al mondo non è la propria figlia biologica.
Nella serata di ieri, la direzione sanitaria ha trasmesso via PEC la cartella clinica completa al legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi. L’esame dei documenti ha però fatto scattare subito un nuovo allarme.
L’accusa del legale: «Documentazione lacunosa»
«Sembrerebbe che ci sia una compilazione gravemente inadempiente della cartella clinica che in anticipo ci è stata consegnata dall’ospedale San Paolo», ha dichiarato l’avvocato Petruzzi. La consegna degli atti rappresenta un passaggio fondamentale per ricostruire la catena di errori e responsabilità che ha portato allo scambio di embrioni, ma le prime verifiche sulla documentazione avrebbero già evidenziato anomalie formali e sostanziali sulla tracciabilità delle procedure eseguite nel reparto.
I retroscena: il diniego e l’intervento delle forze dell’ordine
La trasmissione del faldone digitale è giunta del tutto inaspettata rispetto alla tabella di marcia iniziale. Soltanto pochi giorni fa, il padre della piccola si era presentato di persona presso la struttura ospedaliera per esigere la documentazione, ricevendo l’ennesimo rifiuto da parte degli uffici.
Di fronte alla chiusura della direzione, l’uomo era stato costretto a richiedere l’intervento della Polizia di Stato e dell’avvocato di fiducia. Solo al termine di quel teso confronto, l’ospedale si era imposto il termine del 18 settembre per il rilascio degli atti, poi improvvisamente anticipato con l’invio della PEC nelle ultime ore.



