In un silenzio assordante l’Italia ha perso fino ad ora la battaglia più importante cioè quella legata alle nascite; Ce lo dice l’ISTAT perchè oramai in Italia non si fanno più figli come una volta e il rischio è veramente alto.
Lasceremo il nostro paese ai fantasmi.Fantasmi di Italiani mai nati,figli di un Italia che fu e non sarà.Perchè il risultato è questo e non ci vuole uno scienziato per prevedere quale sarà il nostro futuro tra appena 30-50 anni : un paese senza più Italiani.un Paese senza più cittadini. Un Paese senza più identità.
La tristissima realtà riportata puntualmente dall’Istat è desolante , una realtà che fino ad oggi non presa in considerazione da una Politica troppo impegnata a darsi l’uno contro l’altro al posti di mettersi attorno ad un tavolo e ragionare su come programmare i prossimi anni del nostro Paese..Bisogna capire che stiamo ballando una musica che sta lentamente finendo.Altro che boom di nascite da coronavirus come qualcuno sperava.
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Già perchè si era sperato che nei mesi di lockdown gli italiani ,non sapendo cosa fare, si mettevano a fare figli..Al posto della partita di Calcio magari.
Ma sul serio pensavamo che in un paese bloccato,ingiusto,vecchio,stanco,dove la condizione familiare di partenza influenza ancora in gran parte le opportunità per il futuro, dove un bambimo quando nasce porta già sulle spalle un debito enorme; un’Italia che dovrà fare i conti con uno Tsunami del mondo del lavoro di cui non è ancora chiara la reale portata, si risolvesse il problema cosi facilmente ?
Per ricominciare a crescere dovremmo innanzittuto creare le condizioni di vita decenti per una coppia e per il loro futuro bambino : oggi una coppia che vorrebbe fare un figlio ci pensa non una ma 10 volte..In Italia non si “fa” un bambino ma si “programma” se ci sono le condizioni perchè nel nostro Paese immaginare di essere genitori è più difficile che altrove.
Certamente è una situazione che deve essere presa in carico dalla Politica innanzitutto , ma anche noi cittadini dovremmo iniziare a pensare non più a noi stessi ma ai nostri figli e scegliere, quando si è chiamati a decidere, di fare sempre la cosa più giusta per loro.
E’ facile girarsi dall’altra parte quando non conviene ma ora c’è il rischio concreto che dall’altra parte ci siate letteralmente solo voi
Italia, dopo la delusione Mondiali i bookmaker puntano su Conte e Mancini
La Nazionale italiana si trova a un bivio dopo l’ennesima esclusione dai Mondiali, questa volta ai calci di rigore contro la Bosnia. Il futuro di Rino Gattuso sulla panchina azzurra è incerto, e già si moltiplicano le ipotesi per un cambio di guida tecnica.
I bookmaker vedono in pole position Antonio Conte, con quote a 3,00 su Better e Betflag, pronto a un possibile ritorno dopo la sua esperienza tra il 2014 e il 2016, culminata con gli Europei conclusi ai quarti di finale contro la Germania e con l’eliminazione della Spagna agli ottavi. Non lontano il nome di Roberto Mancini, il cui bis pagherebbe 5,00 volte la posta: il tecnico che aveva guidato l’Italia al trionfo di Euro 2020 potrebbe tornare a ricucire il filo interrotto con le dimissioni del 2023 e i rapporti recuperati con la Figc.
Unpli mappa l’Italia invisibile: oltre 30mila beni nel censimento del patrimonio immateriale
C’è un’Italia che non si misura in monumenti o metri quadri, ma vive nei gesti quotidiani, nei riti tramandati, nelle lingue locali e nelle tradizioni custodite dalle comunità. È questa l’Italia che emerge dal primo Censimento del Patrimonio culturale immateriale, presentato alla Camera dei deputati, che ha già raccolto oltre trentamila elementi tra tradizioni, manifestazioni, prodotti locali e saperi antichi.
Il progetto, avviato nel 2023 e promosso dall’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia in collaborazione con Anci e con l’Istituto centrale per il Patrimonio immateriale, sotto la supervisione del ministero della Cultura, nasce con l’obiettivo di preservare e condividere un patrimonio fragile, destinato a scomparire se non viene raccontato e trasmesso. Un lavoro che si inserisce pienamente nello spirito della Convenzione Unesco del 2003 e che, per sua stessa natura, non potrà mai dirsi concluso.




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