

Il carcere di Secondigliano
Napoli – Un tentativo di aggirare i controlli e introdurre sostanze stupefacenti all’interno del circuito detentivo è stato sventato nel carcere napoletano di Secondigliano. Un detenuto è stato scoperto e bloccato dagli agenti della polizia penitenziaria mentre cercava di rientrare in sezione con circa 23 grammi di droga abilmente occultati all’interno della propria biancheria intima.
L’operazione è stata condotta con successo dagli uomini e dalle donne del Reparto Mediterraneo, impegnati nelle consuete attività di vigilanza e ispezione al termine dei colloqui con i familiari. Grazie alla professionalità e al fiuto degli operatori, il tentativo di ilusione dei controlli è stato sventato sul nascere, impedendo che lo stupefacente potesse raggiungere le sezioni detentive e alimentare il mercato nero interno.
Sull’episodio è intervenuto con fermezza il segretario generale del Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria), Donato Capece, che ha voluto sottolineare l’altissimo livello di complessità che caratterizza quotidianamente il lavoro tra le sbarre.
“Il rinvenimento di 23 grammi di droga, occultati nei boxer di un detenuto al termine del colloquio, dimostra concretamente quanto sia indispensabile mantenere elevatissimo il livello di vigilanza”, ha dichiarato Capece, evidenziando come l’attuale governo e l’amministrazione penitenziaria abbiano mostrato maggiore attenzione rispetto al passato, pur ribadendo la necessità di “atti concreti, urgenti e coraggiosi”.
Dello stesso avviso è Raffaele Munno, vice segretario regionale del Sappe per la Campania, che ha posto l’accento sui rischi legati alla circolazione di droga all’interno degli istituti: “Quello di Secondigliano è un episodio che deve far riflettere. Dietro ogni quantitativo intercettato c’è un tentativo di compromettere gli equilibri già fragili della vita detentiva, alimentando tensioni e conflittualità”.
In chiusura, il sindacato ha rivolto un appello accorato alle istituzioni politiche affinché la sicurezza penitenziaria non venga delegata unicamente all’abnegazione e al senso del dovere degli agenti. La richiesta unanime è di dotare la polizia penitenziaria di uomini, mezzi, tecnologie all’avanguardia e percorsi di formazione costante, strumenti ritenuti ormai imprescindibili per far fronte a minacce e stratagemmi criminali sempre più sofisticati.
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