Napoli, Giovanni Marinacci condannato «solo» a 3 anni e 6 mesi: cade l’accusa di appartenenza ai De Micco

Napoli –  La settima sezione penale del Tribunale di Napoli ha ridimensionato in maniera significativa l’impianto accusatorio della Direzione distrettuale antimafia nei confronti di Giovanni Marinacci, ritenuto dagli investigatori vicino al cartello dei “Bodo”, l’organizzazione camorristica riconducibile ai clan De Micco e De Martino che per anni ha controllato il traffico di droga e gli equilibri criminali a Ponticelli.

Il collegio presieduto dal giudice Cristiano ha condannato l’imputato a 3 anni e 6 mesi di reclusione esclusivamente per due episodi di spaccio di sostanze stupefacenti, dichiarando invece insussistente il più grave reato di associazione finalizzata al traffico di droga aggravata dal metodo mafioso. La richiesta della Procura antimafia era stata decisamente più pesante: 14 anni e 8 mesi di carcere.

Il processo e il crollo dell’accusa associativa

La sentenza segna una netta differenza rispetto alla ricostruzione della DDA, che aveva collocato Marinacci stabilmente nell’organizzazione criminale operante nella periferia orientale di Napoli.

Secondo il Tribunale, le prove raccolte hanno consentito di affermare la responsabilità dell’imputato per due cessioni di droga avvenute tra il 2021 e il 2022, ma non sono state ritenute sufficienti per dimostrare la sua partecipazione organica all’associazione criminale contestata dai magistrati antimafia.

Il ruolo attribuito dai collaboratori di giustizia

Nel corso delle indagini il nome di Marinacci era emerso dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, che lo avevano descritto come una figura vicina ai vertici della piazza di spaccio controllata dai “Bodo”.

I pentiti lo indicavano come collaboratore del responsabile della piazza di spaccio e gli attribuivano anche un ruolo logistico particolarmente delicato: sarebbe stato lui, secondo i loro racconti, a predisporre gli scooter utilizzati dai killer del gruppo durante gli agguati di camorra. Si tratta di dichiarazioni investigative che, nel procedimento conclusosi oggi, non hanno però portato al riconoscimento del reato associativo.

Difeso dall’avvocato Emilio Coppola, Marinacci esce dal processo con una condanna sensibilmente inferiore rispetto alle richieste formulate dalla Procura antimafia, grazie al mancato riconoscimento della contestata appartenenza all’organizzazione camorristica.

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Giuseppe Del Gaudio

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