La difesa: "Faremo appello"

Gigi D’Alessio perde la causa sui diritti dei primi album: respinta la richiesta contro Zeus Record

La sezione specializzata in materia d'impresa del Tribunale civile di Napoli ha rigettato l'istanza del cantante che chiedeva la risoluzione dei contratti stipulati nei primi anni Novanta con l'etichetta Zeus Record.
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Si chiude, almeno in primo grado, con una sconfitta giudiziaria la battaglia legale di Gigi D’Alessio sui diritti dei suoi primi album. La sezione specializzata in materia d’impresa del Tribunale civile di Napoli ha infatti respinto la richiesta del cantautore di ottenere la risoluzione dei contratti sottoscritti nei primi anni Novanta con l’etichetta discografica Zeus Record, confermando la validità degli accordi.

La controversia riguardava la gestione del catalogo musicale realizzato agli esordi della carriera dell’artista e il rapporto tra autore, editore musicale e titolare dei diritti sulle opere.

Le ragioni del cantautore

Secondo la tesi sostenuta dalla difesa di D’Alessio, l’editore non avrebbe valorizzato nel corso degli anni il catalogo musicale di cui detiene parte dei diritti. Da qui la richiesta di una diversa interpretazione del rapporto contrattuale, anche alla luce delle profonde trasformazioni che hanno interessato il mercato discografico e il ruolo assunto oggi dagli editori nella promozione e nello sfruttamento delle opere musicali.

L’obiettivo era ottenere una rivalutazione degli accordi stipulati all’inizio della carriera artistica del cantante napoletano.

La decisione del giudice

Il Tribunale ha però ritenuto prevalente la natura di cessione dei diritti prevista dai contratti originari, respingendo la domanda avanzata dal cantautore.

Una decisione che conferma l’impianto degli accordi firmati oltre trent’anni fa e che, almeno per ora, lascia invariata la titolarità dei diritti oggetto della controversia.

La difesa: “Faremo appello”

La battaglia giudiziaria, tuttavia, non si conclude qui. L’avvocato Eugenio D’Andrea, difensore di D’Alessio, ha annunciato che la sentenza sarà impugnata davanti alla Corte d’Appello.

“Sapevamo che l’azione giudiziaria era un po’ pionieristica, sarebbe stata una causa da apripista. Per D’Alessio è una questione di giustizia e di equità, ma la sentenza ha un po’ unito le attività del discografico e dell’editore musicale. Non è stato colto quello che era il principio su cui fondavamo la nostra richiesta”, ha dichiarato il legale a LaPresse.

Con il ricorso in appello, la vicenda resta dunque aperta e potrebbe contribuire a ridefinire, in futuro, il delicato equilibrio tra artisti, editori musicali e case discografiche nella gestione dei cataloghi storici.

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