

Il Municipio di Nola
Napoli – – Un’asta di coscienze tra le urne, con prezzi da 60 a 150 euro a voto. E, per chi procacciava consensi, un vero e proprio piano di “carriere criminali”: duemila euro ogni cento “reclute”, mille euro di bonus a elezioni vinte, promesse di un posto di lavoro e persino l’intervento per evitare lo sfratto di chi occupava abusivamente una casa.
È il quadro emerso dall’inchiesta della Compagnia dei Carabinieri di Nola, che ha portato alla notifica di un decreto di citazione diretta a giudizio per dieci persone su richiesta della Procura della Repubblica.
Tutto nasce da un esposto presentato da due cittadini nolani, stanchi di promesse elettorali disattese. I due, secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma, avrebbero ricevuto denaro in cambio del proprio voto durante le ultime elezioni amministrative nella città del Vesuviano, tenutesi nel giugno 2022
. Ma i favori promessi – un’agevolazione, un posto di lavoro, una protezione – non si sarebbero mai concretizzati. Il malumore ha spinto i due a raccontare tutto ai carabinieri, innescando l’indagine coordinata dalla Procura di Nola.
Le accuse sono distinte ma complementari. Da un lato, gli elettori che avrebbero ricevuto denaro per votare determinati candidati poi risultati eletti. Dall’altro, i veri e propri procacciatori di voti, che per ogni cento persone “reclutate” avrebbero incassato duemila euro, con un premio extra di mille euro in caso di vittoria delle consultazioni.
A questi si aggiungevano altre “agevolazioni”: un impiego sicuro o un intervento per bloccare uno sfratto esecutivo da un’abitazione occupata senza titolo.
Gli investigatori, sotto la direzione dell’Ufficio di Procura, hanno raccolto elementi ritenuti sufficienti per una “ragionevole previsione di condanna” – si legge negli atti – grazie alle escussioni di testimoni. Le somme offerte in cambio del voto oscillavano tra i 60 e i 150 euro. Il reato contestato è quello previsto dall’articolo 96, commi 1 e 2, del D.P.R. 361 del 30 marzo 1957 (compravendita di voti).
Il decreto di citazione diretta a giudizio segna l’avvio del processo di primo grado. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti e dieci gli indagati. Come previsto dalla legge, gli imputati sono da considerarsi innocenti fino alla sentenza definitiva, e potranno avvalersi di tutti gli strumenti processuali garantiti dal contraddittorio. La parola passa ora al Tribunale.
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