Domenica 29 marzo si è conclusa la VI edizione del Pagani Teatro Festival, che dal 26 ottobre 2025 ha animato la scena dell’ Auditorium Sant’Alfonso Maria de’ Liguori con una serie di spettacoli di qualità, tenendo fede al fine solidale presente dalle origini della rassegna, per desiderio del patron Alfonso Giannattasio.
Il valore artistico delle proposte, e la vocazione sociale a sostegno di alcune significative cause del territorio, ne hanno decretato il successo e il forte consenso del pubblico, confermando il festival come un appuntamento di rilievo nel panorama del teatro amatoriale.
Per l’ultimo spettacolo, dedicato alla memoria di Gerardo Califano — amico della comunità scomparso prematuramente — l’intento benefico si è concretizzato nella devoluzione dell’incasso al Centro Oncologico dell’Ospedale “Andrea Tortora” di Pagani. A dare valore alla serata è stata la Compagnia dell’Eclissi di Salerno, che ha portato in scena con grande profondità espressiva Stato contro Nolan – Un posto tranquillo di Stefano Massini, per la regia di Marcello Andria.
Questa realtà teatrale ha dato prova della propria maturità artistica interpretando un testo intenso — approdato al circuito nazionale con la regia di Alessandro Gassman — con il quale è risultata vincitrice alla XXVIII edizione della Rassegna “Teatro in Sala”, organizzata dall’Associazione I Ragazzi di San Rocco di Sala Consilina, ottenendo anche il Premio della Giuria Popolare.
L’architettura drammaturgica della pièce, espressione compiuta di teatro civile, pur affrontando temi di forte attualità, è ambientata nell’America degli anni Sessanta. Nella rappresentazione del 29 marzo, la scenografia presente sul palco dell’Auditorium di Pagani, firmata da Alfredo Marino ed Emanuela Barone, ha proposto una ricostruzione storicamente accurata del tribunale dell’epoca, generando un impatto visivo ed emotivo capace di immergere lo spettatore in quello spazio e in quel tempo, quasi rendendolo parte delle dinamiche processuali.
La storia, ideata da Stefano Massini, si sviluppa come un’avvincente riflessione sul potere del linguaggio: al centro non c’è il giudizio su un uomo, ma il modo in cui i fatti vengono raccontati, distorti, amplificati fino a generare allarmismi, paure infondate e una “realtà interrotta” che finisce per sostituirsi alla verità.
Sul banco degli imputati siede Herbert Nolan, direttore di una testata giornalistica di una piccola contea statunitense, accusato di aver alterato la realtà di un fatto di cronaca avvenuto sul territorio. Un omicidio, frutto di una tragica valutazione errata secondo le dure accuse del Procuratore distrettuale Eleanor Elisabeth Miles — figura determinata e agguerrita — diventa per Nolan l’occasione di diffondere notizie che di fatto intimoriscono la comunità, spingendola a rifornirsi di armi in modo ingiustificato. Gli articoli del giornale, opportunamente orientati in tal senso, finiscono così per favorire la fabbrica armiera di cui lo stesso Nolan è azionista.
La regia di Marcello Andria ha conferito allo spettacolo una forte e riconoscibile identità, grazie alla rigorosa alternanza degli elementi in scena e al ritmo preciso, perfettamente armonico, degli attori. Un ritmo che è apparso coerente e impeccabile rispetto agli spazi abitati e alla direzione scenica.
Ogni parola, ogni gesto, ha trovato una vibrante e lucida profondità, culminando nel giusto respiro. La cura del dettaglio ha restituito pieno valore agli accesi dialoghi, finemente interpretati da attori capaci di dosare con equilibrio intelligenza narrativa e sensibilità scenica.
Il nucleo dello spettacolo ha reso evidente un affascinante processo al linguaggio, trasformandolo in un’indagine sulla responsabilità che esso comporta. Il serrato dibattimento tra le parti ha mostrato come le sfumature, gli eccessi interpretativi della comunicazione, i toni, le metafore, gli aggettivi e, ancor più, le omissioni applicate con astuzia possano deformare i fatti, costruire un nemico e minare la realtà. Ne derivano ripercussioni profonde sulla fragilità della popolazione di un “posto tranquillo”, lasciando spazio all’ambizione sfrenata, all’arroganza, alla vanità.
La verità diventa così “malleabile”, l’informazione si trasforma in una sorta di letteratura che non illumina, ma inganna con un potere subdolo. Lo spettacolo, in definitiva, fa rimbalzare nel presente una traccia del passato, richiamando l’annosa questione delle fake news. Lo fa attraverso le figure iconiche dei protagonisti, ciascuno con il proprio lato confuso oppure oscuro.
Sul palco si sono avvicendate una serie di figure emblematiche — il giornalista ambizioso, il testimone travolto dalla paura collettiva, il pastore che interpreta la colpa come fatto comunitario, l’imprenditore che giustifica la violenza come bisogno primario — a dimostrazione di come la parola possa deformare la realtà.
Attraverso le loro testimonianze, il testo di Massini innesca, quasi imponendola, un’urgente riflessione sui temi della fragilità, mediata da autoinganni e interessi, che culmina nel monologo di Nolan, dove la paura non è creata, ma abilmente assecondata.
Complimenti dunque al regista e agli attori che hanno costruito e calcato la scena con una maturità impressionante: Felice Avella, Maurizio Barbuto, Marco De Simone, Marika De Vita, Lea Di Napoli, Ernesto Fava, Gerarda Mariconda, Alfredo Marino, Enzo Tota. Ciascuno ha dato voce, con autentica professionalità, al proprio complesso personaggio, rendendolo memorabile. Lo ha fatto senza mai cadere nel caos, favorendo la comprensione della natura ironica, realistica, filosofica e talvolta persino sacra dei ruoli, interpretandone la logica, il magnetismo, la spietatezza, la fragilità e anche l’eleganza, mentre su tutti aleggia la presenza di un giudice autorevole e giusto.
Il risultato è un insieme di tasselli che, richiamando i grandi film giudiziari americani e investendoli di una cifra umana più definita e riconoscibile, sembra lasciare al pubblico la facoltà di porsi un interrogativo inquietante: chi ha davvero il diritto di raccontare la vita degli altri? E, soprattutto, quanto è sottile il confine tra narrare fedelmente ed edulcorare il racconto?
Questo spettacolo ha ricordato quanto il teatro possa essere luogo di ascolto e di responsabilità. Il Pagani Teatro Festival , con il suo nutrito cartellone di eventi, ha aggiunto rilevante senso a questa funzione, restituendo alla comunità uno sguardo più lucido sul presente.







Ho letto l’articolo sul PaganiFestival e penso che l’iniziativa sia importante ma ci son diversi passaggi che non risultan chiar i. La descripzion e dettagliata ma a volte i concetti son semplificat e confusi. La regia pareva curata gli attori eran bravi ma qualcun volta mancava ritm o e coerenza scen1ca