Ricatto organizzato

Furto d’auto e cavallo di ritorno: due arresti tra Castellammare e Gragnano

Colpo nel parcheggio della Cartiera di Pompei e richiesta di mille euro per la restituzione: decisive le chat e le indagini dei carabinieri
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Prima il furto, poi la richiesta di denaro per riavere l’auto: il classico schema del “cavallo di ritorno” torna al centro di un’indagine che ha portato a due arresti tra Castellammare di Stabia e Gragnano. I carabinieri della compagnia di Sorrento hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, con braccialetto elettronico, nei confronti di un 33enne e di un 30enne, entrambi gravemente indiziati di furto aggravato ed estorsione.

Il provvedimento è stato emesso dal gip del tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura oplontina, al termine di un’attività investigativa avviata dopo un episodio avvenuto nel febbraio 2025 tra Pompei e Sant’Antonio Abate.

Secondo quanto ricostruito, l’auto, di proprietà di un cittadino di Meta, era stata rubata nel pomeriggio del 17 febbraio dal parcheggio interrato del centro commerciale La Cartiera di Pompei. Due giorni dopo, il veicolo era stato ritrovato dagli stessi proprietari a Sant’Antonio Abate, circostanza che ha spinto gli investigatori ad approfondire la vicenda per verificare eventuali richieste estorsive.

I sospetti si sono rivelati fondati: gli autori del furto, dopo essersi impossessati dell’auto, avrebbero contattato la moglie del proprietario chiedendo il pagamento di mille euro in cambio della restituzione del mezzo.

Le indagini, condotte dai carabinieri della stazione di Piano di Sorrento e coordinate dalla Procura di Torre Annunziata, hanno consentito di risalire ai presunti responsabili nonostante i tentativi di depistaggio, tra cui l’alterazione della targa del veicolo utilizzato per raggiungere il luogo della consegna. Fondamentale si è rivelata l’analisi delle comunicazioni tra i due indagati: le chat estrapolate durante la fase di restituzione dell’auto hanno permesso di ricostruire nel dettaglio l’intera operazione.

Un sistema rodato, quello del “cavallo di ritorno”, che continua a colpire sul territorio e che, ancora una volta, mostra come dietro un furto apparentemente isolato possa nascondersi un meccanismo estorsivo ben organizzato.

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