Filippo Capaldo, il nipote prediletto del boss Michele Zagaria, non ha scelto un esilio dorato a Tenerife per riposare. È lì per investire. Il meccanismo scoperto dai ROS è un capolavoro di ingegneria finanziaria illecita che tocca tre continenti. Al centro di tutto, un appartamento di lusso a Dubai, nel complesso Aykon City 2, Torre C.
Il meccanismo scoperto dai ROS di Napoli è raffinato e raccontato nelle 600 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Fabio Provvisier che ha portato 19 tra boss e affiliati in carcere e 4 ai domiciliari mentre altri 21 tra faccendieri e prestanome sono indagati a piede libero.
Si finge una vendita per giustificare il rientro di capitali sporchi. Entrano in gioco Vincenzo Pellegrino e il cognato Armando Orlando (legato al clan Polverino). Orlando versa 200.000 euro a Pellegrino come “caparra” per l’acquisto della casa di Capaldo a Dubai. L’affare, ovviamente, non si concluderà mai, ma i soldi ora sono nel circuito legale.
Il piano è semplice: fingere la vendita dell’immobile di Dubai per giustificare il passaggio di denaro contante verso le attività spagnole. Vincenzo Pellegrino e Armando Orlando (vicino ai Polverino di Marano) sono gli attori di questa pantomima.
La “pezza a colori” dei contratti falsi
Il 26 dicembre 2023, Pellegrino e Orlando discutono su come giustificare i 100.000 euro inviati a Capaldo per ristrutturare il suo bar, l'”Enza Oro Cafe”.
Pellegrino: “Dobbiamo fare le cose allineate e coperte, che non dobbiamo andare con la capa nella cascetta!”
Orlando: “Filippo aspetta notizie sulla casa… se i soldi non arrivano, mo’ te li faccio mandare io dove vuoi tu… li faccio mettere dentro una borsa.”
Pellegrino: “Da 470 [mila euro] cerchiamo di inventarci una causale… tanto noi teniamo la ‘pezza a colori’ [il contratto falso].”
Il clan utilizza immobili di lusso a Dubai come garanzia per far girare capitali illeciti. Attraverso finti contratti di compravendita, i soldi sporchi vengono bonificati a società spagnole per aprire lounge bar e ristoranti.
Gli inquirenti hanno scoperto che il boss ha affidato il 70% della sua agenzia immobiliare spagnola a una donna descritta come “scaltra e pericolosa”: Chantal.
Il 1° gennaio 2024, Vincenzo Pellegrino e Armando Orlando si lasciano andare a confidenze pesantissime sulla gestione sentimentale-imprenditoriale di Capaldo.
Il fascino pericoloso della prestanome
Orlando: “Quella sta con lui… io la conosco da vent’anni. È una bella donna, ma è una ‘figlia di cantero’ [una vecchia volpe]. Commercialmente è fortissima, mo’ se l’è messa dentro all’agenzia.”
Pellegrino: “Ma Cristina? Quella che c’era prima?”
Orlando: “Cristina ci sta ancora, ma a questa qua [Chantal] ha dato il 70%! Quella fa tutto lei. Io glielo dissi a Filippo: ‘Non è buono che mischi il lavoro con altre cose’. Questa entra in tutte le parti, conosce tutti a Tenerife. Il padre ha costruito mezza isola prima di morire.”
Pellegrino: “Alla faccia… ma quanti anni tiene? Cinquanta? Se li porta bene… Però Armando, dacci un’occhiata tu. Filippo è mio cognato, gli voglio bene, ma questa è pericolosa.”
Orlando: “È una megalomane, si è mangiata tutto quello che aveva il padre. Mo’ speriamo che ‘storta va, diritta viene’, ma quella è un pericolo per tutti noi.”
Chantal non ha il padre, è originaria di Genova ma è cresciuta a Tenerife e conosce tutti. È il volto pulito che può muoversi dove un Capaldo verrebbe subito fermato. Ma è anche una donna che “si è mangiata tutto” e che potrebbe rappresentare il punto di rottura per l’intero clan.
Il magistrato è convinto: intestare quote a donne come Chantal o alla moglie (titolare formale di altre società come la Enza Oro Cafe) serve a creare una nebulosa impenetrabile. Chantal, con la sua rete di contatti locali a Tenerife, è lo scudo perfetto per le operazioni immobiliari del clan.
Filippo Capaldo ha blindato i suoi asset immobiliari intestandoli a figure femminili del suo entourage sentimentale. Chantal, l’attuale favorita, gestisce il 70% degli affari, scatenando le preoccupazioni dei soci del clan per la troppa esposizione.







Articolo interessante,ma resto dubbioso su molte cose: il meccanismo pare molto complessso e forsepiù grosso di quello che scrivono. I nomi saltano fuori,ma i prove sembrano confuse, i carte non colgono tutto,e i giudici fa fatica a capisce tutto quanto. Speriamo che la verità venga fora e si chiarisce.