

Il carcere di Secondigliano
Napoli– Un vero e proprio arsenale tecnologico e diverse dosi di stupefacenti sono stati sottratti alla disponibilità dei detenuti nel centro penitenziario di Secondigliano.
Durante una perquisizione ordinaria scattata nella mattinata di venerdì 6 marzo, gli agenti della Polizia Penitenziaria hanno inferto un duro colpo alla rete di comunicazioni illecite e allo spaccio interno alla struttura napoletana.
L’operazione, coordinata dal Primo dirigente Gianluca Colella, si è concentrata nelle sezioni 5 e 6 del reparto “Liguria”, area destinata ai detenuti del circuito di Alta Sicurezza. Il bilancio del controllo è ingente: i poliziotti hanno rinvenuto e posto sotto sequestro 20 smartphone di ultima generazione, 3 micro-telefonini e 6 panetti di hashish.
A rendere nota l’operazione è Raffaele Munno, vicesegretario regionale del SAPPE (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria), che ha sottolineato l’efficacia dell’intelligence interna nel contrastare l’introduzione di materiale proibito, spesso veicolato attraverso canali sempre più sofisticati.
«L’azione di contrasto è continua e vede impegnati quotidianamente gli uomini e le donne del Corpo», ha commentato Donato Capece, segretario generale del SAPPE. Secondo il sindacalista, quello dei telefoni e della droga in cella è un fenomeno in espansione che mette a rischio la sicurezza degli istituti di pena.
«Questi sequestri sono la testimonianza della professionalità della Polizia Penitenziaria – ha aggiunto Capece – che svolge una fondamentale attività di prevenzione e polizia giudiziaria, pur non venendo mai meno al compito della rieducazione del condannato».
Il successo dell’operazione brilla ancora di più se analizzato alla luce delle difficili condizioni operative in cui versa il carcere di Secondigliano. I dati aggiornati al 28 febbraio dipingono un quadro di forte pressione: a fronte di una capienza regolamentare di circa 1.000 posti letto, la struttura ospita attualmente 1.534 detenuti, di cui 137 donne.
Il sindacato, pur esprimendo soddisfazione per i risultati ottenuti, non nasconde le criticità legate alla cronica carenza di organico e chiede interventi strutturali al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP).
La sfida contro i droni e i sistemi di occultamento dei cellulari non può essere vinta solo con le perquisizioni manuali. Per questo, il SAPPE rinnova la richiesta di dotazioni tecnologiche avanzate. «Occorrono strumenti di ultima generazione per schermare gli istituti e rilevare la presenza di dispositivi elettronici – conclude Capece – solo così potremo neutralizzare definitivamente i tentativi di comunicazione illecita verso l’esterno».