Napoli– Il silenzio della notte spezzato da quattro colpi di pistola, poi la corsa disperata verso il Cto. Quella che per ore è stata archiviata come una tentata rapina finita male, sta assumendo i contorni di un inquietante segnale di guerra inviato ai vertici della camorra partenopea.
Perché tra i due giovani rimasti sull’asfalto, c’è un nome la cui parentela a Secondigliano fa tremare i polsi: Gennaro Vittoriosi.
L’ombra del Clan Licciardi
Il ventenne Vittoriosi è incensurato, ma il suo albero genealogico parla la lingua dei “grandi” del crimine: è il nipote materno del defunto Gennaro Licciardi, soprannominato ’a Scigna, il leggendario fondatore del clan della Masseria Cardone e pilastro dell’Alleanza di Secondigliano.
Insieme a lui è rimasto ferito il 24enne Ciro Ioime, volto già noto alle forze dell’ordine. La dinamica, riferita dai due ai sanitari del Cto, ricalca il copione della reazione a un tentativo di furto, ma gli inquirenti della Squadra Mobile non ne sono affatto convinti.
Un agguato dai contorni oscuri
I numeri non tornano. Quattro proiettili esplosi: tre hanno centrato il giovane Vittoriosi al ginocchio, al gluteo e alla coscia; uno ha colpito Ioime al polpaccio. Una precisione chirurgica, volta a “gambizzare” e mandare un messaggio, più che a sottrarre uno scooter o un portafoglio.
Mentre Ioime è già tornato a casa, Vittoriosi resta sotto osservazione. Ma è il “perché” a tormentare gli investigatori: chi ha avuto l’ardire di alzare la mano contro un discendente dei Licciardi? E soprattutto, quale equilibrio è saltato nel cuore della periferia nord?
Il giallo delle tracce ematiche
Il lavoro investigativo, coordinato dal commissariato San Carlo Arena, si sta concentrando sull’analisi delle telecamere di sorveglianza della zona. C’è però un mistero nel mistero: le uniche tracce di sangue rilevate dalla Scientifica sono state trovate nei pressi di un parco abitativo poco distante, ma potrebbero non appartenere ai due feriti. Un dettaglio che infittisce la nebbia su una notte di fuoco che sembra l’incipit di una nuova stagione di sangue.
Per gli investigatori è corsa contro il tempo nella ricerca dei responsabili dell’agguato perchè nel caso venissero trovati prima dagli uomini del clan per loro ci sarebbe un destino molto più complicato di una cella di un carcere.
La risposta dello Stato
Il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, è intervenuto con fermezza disponendo un immediato pattugliamento straordinario del quartiere. L’agguato arriva infatti poche ore dopo lo smantellamento di una piazza di spaccio locale che ha portato a 11 arresti. Il timore è che il vuoto lasciato dai blitz o nuove ambizioni di scissionisti possano scatenare una reazione a catena. Il caso sarà oggetto di un approfondimento urgente durante il prossimo Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.






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