Scampia: arrestato il ras Pietro Gemito: caccia a chi ha coperto la latitanza

Napoli– Il cemento di Scampia, per una volta, non è stato un guscio impenetrabile. Pietro Gemito, 30 anni, l’uomo che per settimane ha giocato a nascondino con lo Stato tra i lotti dello Chalet Bakù, ha visto svanire il suo sogno di impunità nel pomeriggio di ieri.

Il “muro” che lo proteggeva, fatto di sguardi bassi e silenzi compici, si è sgretolato sotto i colpi dei militari della Compagnia Stella, che da giorni avevano trasformato via Arcangelo Ghisleri in una scacchiera per la cattura finale.

La fuga dal blitz di febbraio

Il nome di Gemito era in cima alla lista dei ricercati dallo scorso 4 febbraio. Quel mattino, mentre un imponente dispositivo di forze dell’ordine smantellava la holding degli Amato-Pagano con 14 ordinanze di custodia cautelare, il trentenne ras emergente del clan Raia era riuscito a svanire nel nulla.

Una fuga durata settimane, vissuta come un fantasma tra le strade che lo avevano visto crescere, convinto che il controllo capillare del territorio da parte del clan gli avrebbe garantito una latitanza dorata a chilometro zero.

Il ras dei “citofoni” in cella

Ma la caratura criminale di Gemito non emerge solo dalla sua capacità di eludere la cattura. L’inchiesta ha rivelato un profilo inquietante: persino tra le mura del penitenziario di Secondigliano, nel 2022, il ras sarebbe riuscito a beffare i protocolli di sicurezza. Utilizzando telefoni cellulari introdotti clandestinamente, avrebbe continuato a gestire gli affari del clan e a impartire direttive, trasformando la sua cella in una centrale operativa.

Dal sequestro Pettirosso al nuovo arresto

Il pedigree giudiziario del trentenne è segnato da episodi brutali. Gemito, come ricorda il Roma,  era finito a processo per il drammatico sequestro dell’operaio Stefano Pettirosso, rimediando in primo grado una stangata a 20 anni di reclusione. Una condanna pesantissima, poi clamorosamente ribaltata e annullata in Appello grazie alla linea difensiva sostenuta dal suo legale, l’avvocato Dario Carmine Procentese. Un successo legale che gli aveva restituito la libertà, prima che la nuova ordinanza di custodia cautelare lo trasformasse nuovamente in un fuggitivo.

Caccia ai fiancheggiatori

Dopo le formalità di rito, per Gemito si sono riaperte le porte del carcere. L’appuntamento cruciale è fissato per domani mattina, quando il ras comparirà davanti al Giudice per le Indagini Preliminari per l’interrogatorio di garanzia. Dovrà rispondere di pesanti accuse che lo collocano ai vertici della mala di Scampia. Intanto, l’attenzione degli investigatori si sposta sulla rete che ha protetto la sua latitanza: la caccia ai fiancheggiatori che hanno offerto vitto e alloggio al “fantasma” del Bakù è ufficialmente aperta.

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