Sanità, il «Sistema» delle piazze: così i clan si spartivano il rione. I 42 indagati

Dalle “stese” contro i Genidoni all’alleanza armata con i Mazzarella: l’ordinanza che ha smantellato il clan Mauro e il gruppo Savarese. Quarantadue indagati, il racket del Natale e il ruolo dei “custodi” delle armi nelle fognature del rione.

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Napoli– Non è solo una questione di confini, ma di respiro. Nel Rione Sanità, il “Sistema” non dorme mai e si muove attraverso i vichi con la precisione di un’azienda e la ferocia di un esercito permanente.

L’ultima ordinanza cautelare, firmata dal GIP Simona Capasso, è una radiografia spietata di quasi dieci anni di malavita: 42 indagati, 22 arresti in carcere e una rete di complicità che va dal controllo capillare delle piazze di spaccio fino ai furti acrobatici nel sottosuolo. Al centro di tutto, due figure: Ciro Mauro, il boss carismatico, e Biagio D’Alterio, il suo braccio destro operativo.

L’ascesa di Ciro Mauro: lo “stipendio” per gli affiliati

Tutto comincia (o ricomincia) nel marzo 2013, con la scarcerazione di Ciro Mauro. In pochi anni, il boss trasforma vico Pacella ai Miracoli nel quartier generale di un sodalizio capace di trattare da pari a pari con i giganti della camorra cittadina, come i Mazzarella.

Il clan Mauro non è una banda improvvisata. Secondo le carte dell’inchiesta, l’organizzazione era strutturata con criteri aziendali: i compiti venivano assegnati con precisione e gli affiliati ricevevano una “settimana”, un salario fisso proporzionale al rischio e alla qualità del contributo offerto.

D’Alterio era il ragioniere del terrore: teneva la contabilità, gestiva i rapporti con gli altri clan e ordinava le “stese” – le incursioni armate a bordo di scooter per terrorizzare i rivali e marcare il territorio.

La guerra delle piazze: «Se non ti sta bene, chiudi»

Il core business resta la droga. cocaina e hashish inondano il quartiere, ma nessuno può vendere senza il permesso del “Sistema”. Le intercettazioni ambientali svelano un clima di oppressione asfissiante. Quando i pusher indipendenti o i gestori di piccole piazze esitavano a pagare la tangente (la cosiddetta “settimana”), la risposta era immediata e brutale.

«Qua comandiamo noi, tu sei una piazza, io sono il sistema», ringhiavano gli emissari del clan. Nomi come “Pollicino”, “Picchietto” e “Scellone” compaiono ripetutamente nei brogliacci delle intercettazioni. Chi non pagava, veniva obbligato a chiudere. Emblematico il caso di De Matteo Guido e di suo figlio Francesco: per costringerli a versare 1.500 euro, il clan non ha esitato a esplodere colpi di pistola contro la loro abitazione il 18 novembre 2019. Un’azione coordinata che vedeva coinvolti Luca Di Vicino e Vincenzo Leonardo come esecutori, mentre Giovanni Nacarlo preparava le armi e le caricava.

Il presidio armato e il passaggio di testimone

L’inchiesta documenta anche il passaggio di egemonia e le alleanze fluide. Dopo il declino dei Mauro, emerge il gruppo Savarese-Pirozzi, legato a doppio filo al cartello dei Mazzarella. Qui il controllo diventa militare. Gli indagati venivano ripresi dalle telecamere investigative mentre pattugliavano vico Gradini San Nicandro in pieno assetto da guerra: pistole nella cintola, revolver argentati mostrati con orgoglio, scarrellamenti udibili nelle ambientali.

«Tengo una mitraglietta a portata di mano, che devi fare?», diceva Salvatore La Salvia in un’intercettazione del 2020. Il gruppo non temeva lo scontro frontale, come dimostrato dai conflitti a fuoco con il clan Lepre del Cavone di piazza Dante, o le spedizioni punitive come quella nella Galleria Laziale, dove Gennaro De Marino è accusato di aver inseguito e ferito a colpi di pistola due persone a bordo di uno scooter.

Dalle stelle alle stalle (e alle fogne)

Oltre al traffico di stupefacenti e alle estorsioni a tappeto – che colpivano persino gli operatori finanziari e i titolari di pizzerie costretti a rinunciare ai propri crediti verso i muratori del clan – l’ordinanza fa luce su un’altra specialità del gruppo: i furti attraverso il “metodo del buco”.

Vincenzo Nacarlo e Carmine De Cham sono accusati di colpi spettacolari. Utilizzando la rete fognaria come autostrada sotterranea, la banda è riuscita a penetrare nella Gioielleria Candolfi (bottino da 60.000 euro) e nel negozio “Win Back”, dove hanno svaligiato la cassaforte portando via 200.000 euro tra contanti e smartphone. Per garantirsi la fuga, avevano persino riempito di colla le serrature esterne per ritardare l’intervento delle forze dell’ordine.

La contabilità dell’odio

L’inchiesta si chiude con un quadro desolante di omertà e sottomissione. Persino le figure femminili, come Assunta Chiaro o Valentina Peluso, giocavano ruoli chiave nella custodia del denaro o nello smercio quotidiano di “bustine”. Il Rione Sanità emerge dalle carte della Procura come un territorio dove il diritto è sospeso e dove ogni “regalo di Natale” preteso dai boss è una ferita inferta alla parte sana della città.

 

Elenco dei 42 indagati

  1. Amodio Luis Antonio, nato a Napoli il 18.12.2001; ARRESTATO

  2. Aprea Alessandro, detto “Maradona”, nato a Napoli il 01.02.1996; INDAGATO

  3. Babalyan Alexandr, nato in Russia il 21.11.1999; ARRESTATO

  4. Bonavolta Antonio, nato a Napoli il 09.02.1987; ARRESTATO

  5. Cardillo Veronica, nata a Napoli il 12.04.1987; INDAGATA

  6. D’Alterio Biagio, detto “Gino” o “’o Fruttivendolo”, nato a Napoli il 29.09.1967; ARRESTATO

  7. De Cham Carmine, nato a Napoli il 21.03.1971; INDAGATO

  8. De Marino Gennaro, detto “Genny”, nato a Napoli il 01.06.2001; ARRESTATO

  9. Di Giovanni Antonio, detto “Toni”, nato a Napoli il 10.02.1994; ARRESTATO

  10. Di Vicino Luca, detto “Cucù”, nato a Napoli il 29.11.1982; ARRESTATO

  11. Esposito Ciro, detto “o’macall”, nato a Napoli il 18.06.1980; ARRESTATO

  12. Esposito Mosihella Mario, nato a Napoli il 01.03.1992; INDAGATO

  13. Fiorillo Salvatore, nato a Napoli il 02.04.1975; INDAGATO

  14. Frattini Salvatore, nato a Napoli il 30.07.1958; INDAGATO

  15. Frenna Emanuele, nato a Napoli il 28.05.1999; ARRESTATO

  16. Galeota Gianluca, nato a Napoli il 09.03.1980; ARRESTATO

  17. Gherardi Luigi, detto “Scellone”, nato a Napoli il 11.05.1987; INDAGATO

  18. Grosso Carmine, nato a Napoli il 24.06.1965; ARRESTATO

  19. La Marca Salvatore, detto “Sasà”, nato a Napoli il 14.06.1982; ARRESTATO

  20. La Salvia Salvatore, detto “Sasillo”, nato a Napoli il 28.12.1998; ARRESTATO

  21. Leonardo Vincenzo, detto “Chinotiell’”, nato a Napoli il 02.09.1996; ARRESTATO

  22. Mariani Carlo, nato a Napoli il 22.05.1989; INDAGATO

  23. Matrone Salvatore, detto “Sasone”, nato a Napoli il 19.03.1993; ARRESTATO

  24. Maurano Vittorio, nato a Napoli il 09.06.1973; INDAGATO

  25. Mauro Ciro, detto “Ciruzz ’o milionario” – “’o zì Ciruzz”, nato a Napoli il 27.05.1952; ARRESTATO

  26. Nacarlo Giovanni, detto “o’Pustin”, nato a Napoli il 24.02.1980; ARRESTATO

  27. Nacarlo Vincenzo, nato a Napoli il 16.01.1972; INDAGATO

  28. Napoletano Assunta, nata a Napoli il 08.02.1983; ARRESTI DOMICILIARI

  29. Palumbo Salvatore, nato a Napoli il 19.01.1988;  INDAGATO

  30. Peluso Valentina, nata a Napoli il 04.07.1964; INDAGATA

  31. Peluso Vincenzo, detto “ò Biond”, nato a Napoli il 25.11.2000; ARRESTATO

  32. Pirozzi Vincenzo, alias “o Picuozz”, nato a Napoli il 24.11.1980; ARRESTATO

  33. Quagliarella Simone, nato a Napoli il 09.09.1996; INDAGATO

  34. Repetti Giuseppe, detto “Ciocchetto”, nato a Napoli il 11.03.1993; INDAGATO

  35. Santagata Luigi, detto “Pollicino”, nato a Napoli il 18.05.1978; INDAGATO

  36. Savarese Salvatore, detto “Mellone”, nato a Napoli il 12.12.1974; ARRESTATO

  37. Savarese Salvatore, detto “Totore” – “’o zio”, nato a Napoli il 30.11.1953; INDAGATO

  38. Scapolatiello Luigi, nato a Napoli il 28.01.1995; ARRESTATO

  39. Sequino Nicola, nato a Napoli il 06.02.1992; INDAGATO

  40. Taiani Vincenzo, detto “Enzuccio o nano”, nato a Napoli il 25.06.1986; INDAGATO

  41. Verdicchio Salvatore, nato a Napoli il 07.02.1992; INDAGATO

  42. Volpe Mirko, nato a Napoli il 30.06.1993.ARRESTATO

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Fonte REDAZIONE
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