

Domenico con i genitori
Napoli – «Non commento. Ma la vittima qui è solo Domenico». Patrizia Mercolino non alza la voce. La smorfia è di risentimento trattenuto. Le parole arrivano subito dopo aver ascoltato, in televisione, l’intervista del cardiochirurgo del Monaldi, Guido Oppido, intervenuto alla trasmissione Lo stato delle cose, dove ha dichiarato di sentirsi a sua volta vittima di quanto sta accadendo.
Per la madre del piccolo Domenico Caliendo, morto a due anni e quattro mesi dopo un trapianto cardiaco, il tempo delle repliche pubbliche non è ancora iniziato. «C’è tempo per piangere. Ora il nostro obiettivo è sapere la verità, avere giustizia e basta. Basta adesso», ribadisce.
Accanto a lei c’è il marito, Antonio Caliendo. «Io sono arrabbiato», dice davanti alle telecamere. Racconta di non aver avuto la forza di dire agli altri due figli che il fratellino non c’era più. «Lo ha detto loro la mamma».
La madre insiste su un punto: «Io sto scoprendo tutto adesso, ma voglio sapere tutto. Non mi hanno mai detto niente, mai. L’ho saputo dai giornali. Fino al 7 febbraio non ho saputo niente». E dopo aver ascoltato il contenuto di alcune chat, finite nell’inchiesta, si lascia andare a una domanda che è insieme accusa e dolore: «Come si sentono dentro, dentro le loro coscienze?».
Questa mattina, davanti al gip del Tribunale di Napoli, Mariano Sorrentino, sarà formalizzato l’incarico per la perizia che dovrà fare piena luce sulle cause della morte del piccolo.
Ieri si è registrato un primo passaggio favorevole alla difesa dei genitori, assistiti dal penalista Francesco Petruzzi. L’istanza di ricusazione presentata contro uno dei tre periti inizialmente nominati è stata accolta. Al posto del professor Mauro Rinaldi è stato designato il professor Ugolino Livi, di Udine.
La difesa aveva evidenziato come il primo perito si fosse già espresso pubblicamente sulla vicenda, rilasciando dichiarazioni ai media: una circostanza che, secondo i legali della famiglia, avrebbe potuto compromettere l’apparenza di totale neutralità in vista dell’autopsia.
Nel provvedimento, il gip Sorrentino ha sottolineato «la complessità e la delicatezza della materia» e la necessità di garantire «il sereno e regolare svolgimento delle attività procedimentali». Ha inoltre evidenziato come il perito abbia rimesso «responsabilmente» il mandato alla decisione del giudice.
Restano confermate le nomine degli altri due esperti: Luca Lorini e Biagio Solarino.
L’attenzione ora è tutta sull’autopsia e sui quesiti formulati dalla Procura di Napoli. I pm chiedono di chiarire:
come siano stati eseguiti i due interventi, a Bolzano e a Napoli;
come sia stato effettuato l’espianto del cuore donato, da parte dell’équipe guidata dalla dottoressa Gabriella Farina;
quali siano stati i tempi esatti del trapianto;
se vi sia stata una lesione al ventricolo sinistro;
l’orario preciso del clampaggio aortico.
«Vorremmo un approfondimento sull’eventuale lesione al ventricolo sinistro, evento riportato dai giornali, e sull’esatto orario del clampaggio aortico», ha spiegato l’avvocato Petruzzi.
E ancora: «Ci aspettiamo conferme sul fatto che l’aorta sia stata clampata prima dell’arrivo in sala operatoria del box con il cuore da Bolzano. Vogliamo sapere se esiste la cartella anestesiologica, che a noi non è stata mandata dal Monaldi».
Al di là della terminologia tecnica, il nodo è uno: stabilire con certezza quando sia iniziato il trapianto e in quali condizioni si trovasse l’organo al momento dell’impianto.
La data è il 23 dicembre. L’intervento si conclude, ma la vita di Domenico resta appesa a un macchinario per quasi due mesi.
Nella cartella clinica, il dottor Oppido annota un passaggio destinato a diventare centrale nell’inchiesta: l’équipe di espianto apre il sistema di trasporto per estrarre il cuore del donatore mentre si avvia la cardioectomia. Il contenuto del contenitore appare congelato. Si comprende che il ghiaccio fornito dall’ospedale della sede di prelievo era ghiaccio secco.
L’estrazione dell’organo – si legge – richiede circa venti minuti e avviene con estrema difficoltà. Il cuore appare «estremamente congelato». Si procede a molteplici risciacqui per ottenere lo scongelamento. «Si decide comunque di provare a impiantare l’organo essendo l’unica scelta possibile».
È su quella sequenza – tempi, condizioni, decisioni – che ora si concentrano le domande della Procura e le aspettative di una famiglia che ripete di aver saputo troppo tardi, e troppo poco.
Per Patrizia Mercolino, però, una cosa è già chiara: «La vittima qui è solo Domenico». Il resto – responsabilità, omissioni, eventuali errori – dovrà dirlo la perizia. E poi, eventualmente, un processo.