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Un centinaio di genitori con i propri figli si sono riuniti davanti all’ospedale Monaldi di Napoli per un sit-in a sostegno del reparto di cardiochirurgia pediatrica, finito al centro delle polemiche dopo la morte del piccolo Domenico Caliendo.
Molti dei bambini presenti sono stati operati proprio in quel reparto e, in diversi casi, dal cardiochirurgo Guido Oppido. Le loro fotografie — alcune scattate insieme al medico — sono state esposte davanti all’ingresso dell’ospedale come testimonianza delle cure ricevute.
Tra i piccoli presenti ci sono Gaia, Gabriele, Michele, Karol e Gioia. Tutti accomunati da una storia simile: un intervento al cuore che, raccontano i genitori, ha salvato loro la vita.
Le famiglie hanno voluto ribadire vicinanza alla famiglia di Domenico ma, allo stesso tempo, chiedere di fermare quella che definiscono una «gogna mediatica» contro un reparto considerato un punto di riferimento per l’intero Mezzogiorno.
Davanti al presidio è stato esposto anche uno striscione con la scritta: «Oppido non si tocca».
Tra i genitori presenti c’è anche Cinzia, madre di una bambina di 11 anni seguita dal cardiochirurgo Oppido.
«Anche noi chiediamo verità per Domenico – ha spiegato – ma il professore Oppido ha ridato luce e speranza alle nostre vite. La giustizia faccia il suo corso, ma nelle sedi opportune».
La donna racconta un lungo percorso sanitario affrontato dalla figlia: «Mia figlia ha subito 14 interventi tra cuore e cervello. Il professor Oppido l’ha operata per la prima volta nel 2015 al Sant’Orsola di Bologna, quando in altri ospedali non mi avevano dato alcuna speranza. Quando poi si è trasferito a Napoli lo abbiamo seguito e nel 2018 ha impiantato un pacemaker alla mia bambina».
Molti genitori hanno sottolineato come il clima di polemiche rischi di avere conseguenze anche sugli altri piccoli pazienti. «Chi alimenta questa guerra mediatica – spiegano – dimentica che ci sono tanti bambini che hanno bisogno di essere curati».
Il reparto è finito al centro dell’attenzione dopo la morte di Domenico Caliendo, il bambino di due anni e quattro mesi deceduto il 21 febbraio scorso in seguito a un trapianto di cuore fallito eseguito il 23 dicembre 2025.
Sulla vicenda è in corso un’inchiesta che coinvolge sette medici, tra cui lo stesso Oppido.
Nel frattempo, per garantire la continuità delle cure, i casi più urgenti sono stati trasferiti al Bambin Gesù di Roma, da dove nei prossimi mesi arriveranno almeno tre chirurghi a supporto dell’attività del reparto napoletano.
Dopo la tragedia si temeva anche un possibile calo delle donazioni di organi, ma al momento — secondo quanto riferito — non si registrano diminuzioni.
Intanto la famiglia del piccolo Domenico continua la propria battaglia per fare luce sulla vicenda.
Il 18 marzo sarà presentata la Fondazione dedicata al bambino, un progetto nato per sostenere la ricerca e l’assistenza ai piccoli cardiopatici.
Ieri la madre, Patrizia Mercolino, insieme al marito e al loro legale, è stata ospite allo stadio Diego Armando Maradona in occasione della partita del Napoli contro il Lecce. Prima del calcio d’inizio la donna ha letto un messaggio rivolto ai tifosi azzurri e ai cittadini napoletani, chiedendo sostegno per la fondazione e invitando la città a non dimenticare la storia del piccolo Domenico.