La mamma di Domenico accusa: «Hanno giocato con la vita di mio figlio»

Autopsia e incidente probatorio al Secondo Policlinico per chiarire le responsabilità sulla morte del piccolo di due anni. Sotto la lente tempi operatori, condizioni dell’organo e possibili alternative terapeutiche. La madre: «Mio figlio si poteva salvare».

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«Mio figlio me l’hanno ucciso. Io questa cosa non riesco ad accettarla». È uno sfogo carico di dolore e rabbia quello pronunciato da Patrizia, madre del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di appena due anni e quattro mesi morto dopo un trapianto cardiaco finito sotto inchiesta per un presunto errore nel trasporto dell’organo, arrivato in sala operatoria danneggiato dal ghiaccio secco.

Intervenuta alla trasmissione televisiva “Dentro la Notizia” su Canale 5, la donna ha puntato il dito contro quanto accaduto nelle ore decisive dell’intervento: «Hanno giocato con la vita di mio figlio. Io sono qui solo per ottenere giustizia, non per stare in televisione». Poi l’amara convinzione: «Domenico si poteva salvare».

Domani autopsia e incidente probatorio

La risposta ai molti interrogativi potrebbe arrivare già nelle prossime ore. All’obitorio del Secondo Policlinico di Napoli è infatti in programma l’incidente probatorio con l’autopsia sul corpo del bambino, passaggio decisivo dell’inchiesta coordinata dalla Procura partenopea.

Al centro degli accertamenti ci sono due quesiti cruciali: stabilire se esistessero margini per un secondo trapianto e chiarire se, nella sala operatoria del Monaldi, il primario abbia proceduto al clampaggio dell’aorta e alla cardiectomia prima ancora di verificare le reali condizioni del cuore destinato all’impianto.

L’ultimo ostacolo procedurale è stato superato nelle scorse ore. Il gip Mariano Sorrentino ha infatti accolto l’istanza di ricusazione presentata dalla famiglia Caliendo nei confronti di uno dei consulenti tecnici nominati nel collegio peritale, sostituendolo con il professor Ugolini Livi.

I dubbi della difesa: «Si poteva seguire un’altra strada»

«Ci aspettiamo che emerga la possibilità di un diverso percorso terapeutico», spiega l’avvocato Francesco Petruzzi, legale dei familiari.

Secondo la difesa, il piccolo Domenico avrebbe potuto essere mantenuto in condizioni tali da renderlo nuovamente trapiantabile quando sarebbe arrivato un secondo organo compatibile.

Tra i punti ancora oscuri anche una presunta lesione al ventricolo sinistro, riportata da alcune ricostruzioni giornalistiche, e soprattutto l’esatto orario del clampaggio aortico.

Non solo. La famiglia chiede chiarimenti anche sulla documentazione clinica: «Vogliamo sapere dalla Procura se esiste la cartella anestesiologica — sottolinea Petruzzi — perché a noi non è stata trasmessa dall’ospedale».

Nuovi audio: «Il bimbo senza cuore per almeno 45 minuti»

Nel frattempo emergono ulteriori elementi dall’analisi delle conversazioni registrate tra gli infermieri presenti in sala operatoria e acquisite agli atti dell’indagine.

La scansione temporale tra l’espianto e il tentativo di trapianto evidenzierebbe un passaggio drammatico: Domenico sarebbe rimasto senza cuore per almeno 45 minuti.

Secondo quanto ricostruito, il nuovo organo sarebbe arrivato alle 14.30 quando il torace del bambino era già stato svuotato. Solo alle 15 i sanitari si sarebbero accorti che il cuore era custodito nel box contenente ghiaccio secco. Alle 15.14 sarebbe quindi iniziato il tentativo di scongelamento, passando l’organo sotto l’acqua.

A quel punto, il trapianto non era ancora cominciato.

Funerali in attesa del via libera

L’incidente probatorio rappresenta anche il passaggio necessario per consentire la restituzione della salma alla famiglia e quindi la celebrazione dei funerali.

«Non è detto che si tengano mercoledì — chiarisce il legale — perché tutto dipende dagli esiti degli accertamenti e dai tempi tecnici per liberare il corpo».

Alla cerimonia potrebbe partecipare anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che — secondo quanto riferito dall’avvocato — avrebbe manifestato la volontà di essere presente compatibilmente con gli impegni istituzionali.

La replica dell’ospedale: «Indagini interne partite subito»

Intanto rompe il silenzio anche la direttrice generale dell’Azienda ospedaliera dei Colli, Anna Iervolino, intervenuta con una lettera inviata al quotidiano Il Mattino.

La manager rivendica la tempestività delle verifiche interne avviate già il 30 dicembre scorso, quando — spiega — i primi dubbi emersi all’interno della struttura spinsero la direzione ad ascoltare chirurgo e responsabile del programma trapianti.

«Si è trattato di veri interrogatori interni — sottolinea — che hanno consentito di ricostruire gli eventi e comprenderne la gravità». Gli atti sarebbero stati poi trasmessi l’11 gennaio all’autorità giudiziaria, oltre che alla Regione Campania e al Ministero della Salute.

Una replica netta alle accuse di presunti tentativi di occultamento: «Chi parla di insabbiamenti — conclude — cerca facile consenso».

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Fonte REDAZIONE
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