IL VIDEO-TUTTI I NOMI DI INDAGATI E ARRESTATI

I «sistemi» del click: così il clan Mazzarella ha hackerato l’Italia

Il cartello del vishing che ha unito Mazzarella e Licciardi, anatomia del call center criminale che svuotava i conti correnti: "Marco Bisceglie" non esiste

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Napoli – Nelle oltre 900 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Luca Della Ragione viene svelata la nuova frontiera del profitto dei clan napoletani: dalle estorsioni tradizionali ai furti digitali. Un’alleanza inedita tra i Mazzarella e l’Alleanza di Secondigliano per dominare il mercato delle frodi informatiche, tra spoofing, finti marescialli dei Carabinieri e un giro d’affari da milioni di euro che si estende fino alla Spagna.

Dimenticate le pistole, i carichi di hashish che arrivano dal Marocco o il pizzo riscosso porta a porta nei vicoli di San Giovanni a Teduccio. La nuova frontiera della Camorra non puzza di polvere da sparo, ma ha il ronzio asettico di un server e il tono rassicurante di un operatore bancario.

L’ultima inchiesta della DDA di Napoli, cristallizzata nelle oltre 900 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal GIP Luca Della Ragione, scoperchia un vaso di Pandora tecnologico: il clan Mazzarella, storicamente legato ai traffici tradizionali, ha scoperto che un click può rendere quanto un chilo di cocaina, ma con un rischio giudiziario infinitamente minore. O almeno, così credevano.

Il miraggio del “rischio zero”

Nelle intercettazioni ambientali e telefoniche, i vertici del gruppo non nascondono l’entusiasmo. Le frodi informatiche sono viste come la “gallina dalle uova d’oro”. C’è una convinzione radicata tra i boss: rubare soldi via web non è come sparare. Pensano che la giustizia sia più lenta, le pene più lievi e che le tracce digitali siano più facili da coprire rispetto a un panetto di droga.

Questa percezione di impunità ha reso i sodali meno prudenti. Nelle case di Ciro Mazzarella si parlava liberamente, senza i criptici messaggi in codice tipici dei contesti mafiosi. “È un buon investimento”, dicevano, convinti che la “nuova frontiera” fosse una zona franca.

Il patto del web: quando i “Sistemi” si incontrano

Ma la vera novità che emerge dalle indagini è geopolitica. Il business delle “carte” è talmente lucroso da aver abbattuto i confini delle storiche faide. Non ci sono solo i Mazzarella. All’affare partecipano i “nemici” di sempre: i Licciardi della Masseria Cardone e i Contini, i vertici dell’Alleanza di Secondigliano.

Anzi, stando alle carte, i Licciardi avrebbero assunto una posizione dominante. Sono loro i “grossisti” delle carte di credito e dei dati sensibili. Un’intercettazione dell’aprile 2022 descrive una scena quasi cinematografica: a casa di Ciro Mazzarella si commenta un incontro notturno in cui “tutti i Sistemi di Napoli” si sono presentati per rifornirsi di “carte”. Sei clan diversi, tutti in fila per ottenere gli strumenti per truffare. Il mercato era saturo, la richiesta altissima: “Questa settimana le avete avute solo voi”, si vantavano gli intermediari.

L’inganno perfetto: “Pronto, sono il Maresciallo Santoro”

Il modus operandi del gruppo era una macchina teatrale oliata alla perfezione. La vittima riceveva una chiamata che, sul display, riportava il numero verde reale della propria banca (una tecnica chiamata caller id spoofing).

Il copione era sempre lo stesso:

Il Finto Funzionario: Un telefonista dai modi gentili (usando pseudonimi come “Marco Bisceglie” o “Sergio Melis”) avvisava la vittima di un presunto accesso abusivo sul conto da un’altra città.

Il Rinforzo Istituzionale: Per abbattere ogni difesa, entrava in gioco il secondo attore. La vittima veniva contattata da un finto Maresciallo dei Carabinieri o da un ispettore della Polizia Postale (il “Maresciallo Marco Santoro” o l'”Ispettore De Angelis”). In sottofondo, i truffatori facevano persino sentire i rumori registrati delle radio della Polizia per rendere tutto più verosimile.

Il Colpo Finale: Il finto poliziotto confermava il pericolo: “Sì, stiamo indagando proprio su quella filiale, si fidi del funzionario”. A quel punto la vittima, nel panico e convinta di essere protetta dalle forze dell’ordine, eseguiva un bonifico “di messa in sicurezza” verso un IBAN fornito dai truffatori.

La multinazionale del crimine e gli “Spalletti”

L’organizzazione non si limitava a Napoli. I fratelli Brusco, legati a Michele Mazzarella, avevano esportato il modello in Spagna, tra Madrid e Barcellona, replicando lo schema con l’aiuto di complici locali.

Una volta che i soldi arrivavano sui conti dei prestanome (spesso Postepay Evolution), entrava in gioco la figura di Valerio Ripoli, detto “o’ Spalletti”. Il suo compito era la monetizzazione: prelievi rapidi, acquisti POS, assegni circolari. Per questo servizio di “lavanderia”, il gruppo riconosceva a Ripoli una commissione altissima, pari al 45% delle somme sottratte.

Il mercato nero dei dati: 20 euro per un’anima digitale

Dove prendevano i numeri di telefono e i codici fiscali delle vittime? Anche qui, l’inchiesta svela un sottobosco inquietante. I dati venivano acquistati da hacker o intermediari stranieri: 20 euro per un codice fiscale, 50 euro per un numero di telefono “profilato”. Informazioni che permettevano ai telefonisti di sapere già tutto della vittima prima ancora di comporre il numero, rendendo l’inganno quasi impossibile da smascherare per un cittadino comune.

Perfino una dipendente della BNL è finita nel mirino, salvata solo dall’intervento tempestivo dell’ufficio antifrode dell’istituto. Segno che nessuno, nemmeno chi lavora nel settore, è immune dalla potenza manipolatoria della Camorra 4.0.

 Elenco degli indagati

Brusco Emanuele, nato a Napoli il 01.09.1997   CARCERE
Brusco Gennaro, nato a Napoli il 03.02.2000 (detto Gerry) CARCERE
Carrella Angelo, nato a Cercola il 23.07.1979 INDAGATO
Ciccarelli Michele, nato a Villaricca il 12.07.1967. INDAGATO
Coronella Ferdinando, nato a Napoli il 12.09.1995 CARCERE
Costagliola Umberto, nato a Napoli il 23.03.1983 CARCERE
Crisci Vincenzo, nato a Caserta il 02.08.1992 DIVIETO DI DIMORA IN CAMPANIA
Cuomo Gennaro, nato a Napoli il 24.05.1986 (detto Spillo o Paciully) INDAGATO
De Carlo Ernesto, nato a Napoli il 15.04.1985 (detto o’ nin) CARCERE
Di Martino Carmela, nata a Napoli il 14.10.1974 (detta Lina)
Esposito Giulia, nata a Napoli il 16.06.1957 INDAGATA
Evangelista Aniello, nato a Napoli il 11.04.1989 (detto Nello) DIVIETO DI DIMORA IN CAMPANIA
Fico Marco, nato a Napoli il 15.10.1992 INDAGATO
Forte Alessandro, nato a Villaricca il 02.10.1981. INDAGATO
Gigante Alessandro, nato a Napoli il 24.06.1984. INDAGATO
Giuliano Marianna, nata a Napoli il 04.10.1979 DIVIETO DI DIMORA IN CAMPANIA
Iavarone Gianluca Francesco Pio, nato in Venezuela il 10.10.2001 INDAGATO
Imparato Anna, nata a Napoli il 03.08.1983 (detta Anita) DIVIETO DI DIMORA IN CAMPANIA
Imparato Raffaele, nato a Napoli il 25.07.1990 INDAGATO
Licciardi Antonio, nato a Napoli il 10.02.1995 (detto o’ panzino) INDAGATO
Mazzarella Alberto, nato a Napoli il 23.02.1988 CARCERE.
Mazzarella Ciro, nato a Napoli il 03.05.1971 CARCERE
Mazzarella Michele, nato a Napoli il 14.07.1978 CARCERE
Messina Giuseppe, nato a Napoli il 27.12.1977 CARCERE
Moffa Gennaro, nato a Napoli il 21.09.2003. INDAGATO
Moffa Nicola Giuseppe, nato a Napoli il 01.11.2005 INDAGATO
Ostroschi Marco, nato a Napoli il 04.09.1984 (detto Marco Zanna Bianca) CARCERE
Pisanti Antonio, nato a Napoli il 13.08.1996. CARCERE
Quintiliano Salvatore, nato a Napoli il 18.10.1982 (detto Savio) INDAGATO
Ripoli Valerio, nato a Napoli il 25.02.1992 (detto Spalletti) CARCERE
Urciuoli Dario, nato ad Avellino il 13.03.1998. INDAGATO
Lucarelli Giuseppe, nato a Napoli il 16.12.1969 INDAGATO

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Fonte REDAZIONE

Commenti (1)

Sembra un cambiament0 nel modo di fare la criminalitá,ma è difficile capir ben,ci son troppi dettagli tecnic che confondono,si parla di alleanze e frodi digitali,ma servirebbe piu informazion e prevenzion,le autorità non sembran chiarire come difendersi dal clickche arriva sul telefono e da i finti ufficiali

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