Dalle telecamere nascoste ai binocoli di precisione, fino alle intercettazioni che hanno registrato in diretta il terrore dei pusher per le auto della polizia. I retroscena inediti dell’operazione condotta dal Commissariato di Secondigliano svelano l’esistenza di una vera e propria azienda criminale.
dalle 170 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Marco Giordano e che tre giorni fa ha smantellato la piazza di spaccio della “111” al rione Berlingieri emerge un “sistema” perfetto, basato su turni di lavoro rigorosi come in fabbrica, vendite al dettaglio tramite panieri calati dai terrazzini e un “servizio clienti” telefonico in grado di garantire le dosi anche nel cuore della notte.
L’epicentro dell’inchiesta è un fazzoletto di strade incastonato nel Rione Berlingieri, a Secondigliano. Qui, dove il confine tra legalità e sopravvivenza criminale si fa spesso sottilissimo, l’ordinanza cautelare fotografa un ecosistema dello spaccio organizzato con le logiche di una multinazionale del narcotraffico.
Non ci sono improvvisazioni, né cani sciolti. Tutto segue un copione aziendale fatto di turnazioni ferree, logistica curata nei dettagli e un “customer care” capace di fidelizzare decine di clienti.
I protagonisti di questo scacchiere sono Antonio Gemei e Ciro Cardaropoli, veri e propri “impiegati” della polvere bianca, capaci di trasformare via Monte Faito e via Nuovo Tempio in un supermarket a cielo aperto.
Il “paniere” della cocaina calato nella notte
Il primo grande atto di questa indagine va in scena nel buio pesto del 18 giugno 2022. La Squadra Investigativa di Secondigliano ha già capito che il business non si ferma con il calare del sole.
Per documentarlo, gli agenti approntano un servizio di osservazione chirurgico: un’auto civetta con i vetri posteriori oscurati viene parcheggiata in posizione strategica sulla Strada Provinciale di Caserta. A bordo c’è un sovrintendente di polizia, armato di binocolo di precisione e videocamera. Il bersaglio è a soli quindici metri di distanza: il terrazzino dell’abitazione di Gemei, al civico 11 di via Nuovo Tempio.
Il sistema adottato dal pusher è antico ma tremendamente efficace per evitare i pericoli della strada: il classico “paniere” calato dal balcone. L’attesa dei poliziotti viene premiata alle 02:29, quando nella sala intercettazioni del Commissariato viene ascoltata in diretta una chiamata in entrata sull’utenza monitorata di Gemei.
Dall’altra parte del filo c’è un cliente, che annuncia il suo arrivo entro un minuto. Pochi istanti dopo, una Smart bianca fende la notte e si ferma nel vicino distributore Esso. L’uomo scende, si avvicina al cesto calato dal terrazzino, preleva la dose di cocaina e vi deposita i 20 euro pattuiti.
Uno scambio fulmineo, che si conclude pochi metri più in là, quando un’altra pattuglia in “puntellamento” ferma la vettura, costringendo l’acquirente a consegnare la droga nascosta negli slip e a confessare il collaudo sistema di compravendita.
Turni di lavoro e “servizio clienti” garantito
L’indagine, tuttavia, non si limita a fotografare lo spaccio notturno. È scavando nelle dinamiche diurne che gli inquirenti delineano i contorni di un’organizzazione strutturata su rigidi turni di lavoro. Il fortino diurno è via Monte Faito, precisamente nei pressi del centro scommesse “Over Plus”.
Qui la gestione è scientifica: il primo turno, dalla mattina fino alle 17:00, è affidato a Ciro Cardaropoli. Dalle cinque del pomeriggio in poi, scatta il cambio della guardia ed entra in scena Antonio Gemei.
È la stessa voce di Gemei, intercettata il 23 luglio, a confermare la staffetta criminale a un cliente affezionato: “Tu lo sai, io monto alle cinque amo”. Un’organizzazione talmente capillare da coprire l’intero arco delle ventiquattro ore. Se l’acquirente ha una crisi d’astinenza nel cuore della notte, il gruppo ha sempre una risposta pronta.
Lo certifica un’altra clamorosa intercettazione del 4 agosto, in cui un altro indagato, Gennaro Bruno, rassicura un compratore titubante sugli orari: “Sempre fra’, pure alle due, alle tre, non è un problema”.
Il nascondiglio nel muretto e il drive-in dello spaccio
Il cerchio si stringe il 2 agosto 2022, in un caldo pomeriggio che si rivelerà fatale per l’organizzazione. Ancora una volta, la sinergia tra pedinamenti sul campo e intercettazioni in sala ascolto si dimostra letale. Alle 16:12, le telecamere nascoste inquadrano Cardaropoli mentre infila il braccio nel finestrino di una Ford Ecosport per cedere una dose a un cliente poi puntualmente fermato. Ma è in serata, durante il turno di Gemei, che il meccanismo subisce il colpo di grazia.
Alle 21:50, il telefono di Gemei squilla. È un cliente abituale, che fa un’ordinazione perentoria e precisa: “Senti, me ne servono quattro, belli e preparati, sto qua”. Quello che segue è un manuale dello spaccio in presa diretta: sotto gli occhi elettronici della videosorveglianza, Gemei attira l’attenzione del socio Cardaropoli, che si siede su un muretto al civico 51, divenuto la cassaforte della droga.
Cardaropoli estrae le dosi e le passa a Gemei, il quale si avvicina a una Fiat Panda appena sopraggiunta, effettuando la consegna. Anche in questo caso, la trappola della polizia scatta implacabile: la Panda viene bloccata e le due dosi, vendute per 40 euro, vengono sequestrate, cristallizzando in modo definitivo il quadro accusatorio.
La fobia delle “civette” e la droga da nascondere
Il gran finale di questa tranche investigativa è un thriller psicologico che si consuma interamente sulle frequenze telefoniche. Tra le 22:02 e le 23:26 di quel fatidico 2 agosto, il clima nel Rione Berlingieri si fa rovente. L’incessante pressing del Commissariato di Secondigliano manda nel panico i due soci. I poliziotti, infatti, sono ancora in zona a bordo delle loro auto private, e i pusher se ne accorgono.
Le microspie registrano la fobia crescente di Gemei e Cardaropoli. I due si scambiano informazioni concitate, terrorizzati dall’idea di subire una perquisizione domiciliare o un controllo personale proprio nel momento di massima esposizione.
L’angoscia li spinge a riorganizzare la logistica in tempo reale: elaborano in fretta un piano d’emergenza per spostare la droga dal consueto muretto verso un rifugio ritenuto più sicuro, dal quale Cardaropoli avrebbe poi recuperato la merce nel cuore della notte. È l’ultimo, disperato tentativo di salvare il business prima che le manette e l’ordinanza di custodia cautelare calino il sipario sulla “piazza” di via Monte Faito.







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