

Scoperta truffa sui migranti
Una rete strutturata, capace di muoversi tra uffici pubblici, aziende agricole e centri di assistenza fiscale per aggirare il sistema del decreto Flussi e trasformarlo in una macchina capace di produrre guadagni milionari.
È lo scenario ricostruito dagli investigatori della Squadra Mobile di Napoli, che hanno eseguito 18 ordinanze di misure cautelari emesse dal gip partenopeo su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
Al centro dell’inchiesta c’è un dipendente dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Napoli, 63 anni, ritenuto dagli inquirenti il vertice operativo dell’organizzazione. Sarebbe stato lui, secondo la ricostruzione investigativa, a garantire che le pratiche seguissero un iter amministrativo apparentemente regolare.
Un ruolo chiave che avrebbe consentito alla rete di ottenere senza ostacoli i nulla osta necessari per l’ingresso in Italia di lavoratori stranieri, anche quando dietro la richiesta non esisteva alcun posto di lavoro reale.
Secondo quanto emerso dalle indagini, il centro operativo dell’organizzazione sarebbe stato individuato a Marcianise, in provincia di Caserta.
Da qui venivano gestite le pratiche per ottenere i nulla osta al lavoro subordinato, cioè i provvedimenti amministrativi attraverso i quali lo Sportello unico per l’immigrazione della Prefettura autorizza un datore di lavoro ad assumere un cittadino straniero residente all’estero.
In teoria il sistema è pensato per regolare i flussi di ingresso dei lavoratori stranieri in base alle esigenze del mercato del lavoro italiano.
Secondo gli investigatori, però, la rete criminale sarebbe riuscita a trasformare questo meccanismo in un vero e proprio mercato parallelo dei permessi di ingresso.
Il nodo centrale dell’intero sistema sarebbe stato proprio all’interno di un ufficio pubblico.
Il dipendente dell’Ispettorato del lavoro, secondo la ricostruzione della polizia, si occupava di esprimere i cosiddetti “pareri di congruità”, cioè gli atti amministrativi con cui viene certificato che la richiesta di assunzione avanzata da un datore di lavoro è compatibile con la struttura dell’azienda e con il numero di dipendenti.
Grazie alla collaborazione di altri dipendenti pubblici, ora finiti sotto indagine, questi pareri venivano rilasciati anche quando le condizioni reali non giustificavano affatto nuove assunzioni.
In questo modo le richieste apparivano formalmente corrette e potevano proseguire il loro percorso amministrativo fino al rilascio del nulla osta.
Il sistema si reggeva anche sulla disponibilità di imprenditori compiacenti, in particolare titolari di aziende agricole.
Secondo gli investigatori, queste imprese venivano utilizzate come copertura formale per simulare l’assunzione di lavoratori stranieri che in realtà non avrebbero mai svolto alcuna attività lavorativa.
I datori di lavoro, in cambio, ricevevano un compenso che poteva arrivare fino a 2mila euro per ogni pratica.Di fatto, l’azienda diventava una semplice “vetrina burocratica” necessaria per far risultare legittima la richiesta di ingresso del lavoratore.
A completare il percorso delle pratiche sarebbe stato un Caf del Casertano, ritenuto dagli investigatori un tassello strategico dell’organizzazione.
Qui venivano predisposti e trasmessi i documenti necessari per finalizzare l’iter amministrativo.
Il risultato era un dossier apparentemente regolare che consentiva di arrivare fino al rilascio del nulla osta da parte dello Sportello unico per l’immigrazione.Dietro la procedura formale, però, non esisteva alcuna reale opportunità di lavoro.
Il sistema funzionava anche perché aveva un tariffario ben definito.
Secondo quanto emerso dalle indagini, i migranti interessati a entrare in Italia pagavano cifre comprese tra 6.500 e 9mila euro per quella che veniva presentata come una “pratica sicura”.Un investimento enorme per chi cercava un futuro lavorativo nel Paese.
In molti casi, però, una volta arrivati in Italia i lavoratori scoprivano che il posto di lavoro promesso non esisteva, ritrovandosi senza occupazione e con una posizione amministrativa fragile.
Nel corso delle indagini gli investigatori sono riusciti a individuare e bloccare circa 3mila pratiche sospette legate alla rete.
Un numero che restituisce la dimensione del fenomeno e che lascia intravedere un giro d’affari potenzialmente enorme, considerando il costo medio di ogni pratica.
La struttura organizzativa, secondo gli inquirenti, era ormai rodata e in grado di gestire un flusso continuo di richieste di ingresso attraverso il sistema del decreto Flussi.
Sul caso è intervenuta la Cgil di Napoli e della Campania, che ha parlato di una situazione estremamente grave.
Secondo il sindacato, il sistema delle truffe legate al decreto Flussi dimostra le criticità strutturali del meccanismo del click day, che negli anni ha alimentato un mercato parallelo di intermediazioni illegali.
«Riteniamo che la truffa sul decreto Flussi vada affrontata in maniera seria e risolutiva – affermano dalla Cgil –. Vanno bene indagini e arresti, ma non possiamo dimenticare le vittime di questa vicenda».
Il riferimento è proprio ai lavoratori stranieri che, dopo aver pagato migliaia di euro, si ritrovano senza lavoro e spesso senza documenti regolari.
Per il sindacato è necessario individuare una forma di regolarizzazione per chi è rimasto intrappolato in questo sistema.
1. ALLOSSO Giuseppe
2. BRUNITO Gabriele
3. DELLA VALLE Aniello
4. EL HHALLOUMI Cherki
5. JABBOUR Larbi
6. LAL Harbans
7. LAMPITELLI Salvatore
8. MONTI Ciro
9. PORFIDIA Giuseppe
10. RAINONE Francesco
11. RICCIARDI Giuseppe
12. SCALA Agostino
13. SINGH Sukhjit
14. TARTARO Michele
15. TESONE Raffaele,
1. AYAT BAIYH Hafid
2. LANDOLFO Antonio
3. PEZONE Giovanni