

False assunzioni nelle aziende agricole
Diciotto misure cautelari sono state eseguite dalla Squadra Mobile di Napoli nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia che ha portato alla luce un presunto sistema di false assunzioni in aziende agricole finalizzato a favorire l’ingresso illegale di cittadini extracomunitari in Italia.
Tra i destinatari dei provvedimenti figura anche un dipendente dell’Ispettorato del lavoro di Napoli, ritenuto dagli investigatori il promotore e figura centrale dell’organizzazione. Coinvolti inoltre diversi titolari di aziende agricole che, secondo l’accusa, mettevano a disposizione le proprie imprese simulando di essere i datori di lavoro dei cittadini stranieri.
Il giudice ha disposto 15 arresti in carcere, mentre tre indagati, considerati collaboratori dei principali responsabili, sono stati posti agli arresti domiciliari.
Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina pluriaggravato, falso e truffa.
Le indagini, durate circa tre anni, hanno documentato l’esistenza di una struttura organizzata attiva nelle province di Napoli e Caserta, specializzata nella produzione e nella vendita di nulla osta al lavoro subordinato destinati a cittadini extracomunitari, provenienti soprattutto dal Sud Africa.
Il sistema sfruttava le procedure previste dal decreto flussi, che regolano l’ingresso in Italia dei lavoratori stranieri.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’organizzazione preparava la documentazione amministrativa necessaria per ottenere il nulla osta rilasciato dallo Sportello unico per l’immigrazione della Prefettura, autorizzazione indispensabile per assumere lavoratori stranieri residenti all’estero.
Le aziende agricole coinvolte figuravano formalmente come datori di lavoro, anche quando non avevano un fatturato compatibile con il numero di lavoratori richiesti.
Un ruolo decisivo, secondo l’accusa, sarebbe stato svolto proprio dal dipendente dell’Ispettorato del lavoro, che esprimeva o agevolava pareri tecnici favorevoli necessari per certificare la congruità delle richieste e permettere l’emissione del nulla osta.
Nella gestione delle pratiche sarebbe stato coinvolto anche un Caf della provincia di Caserta.
Gli investigatori hanno ricostruito anche il giro di denaro legato all’attività illegale.
I cittadini stranieri che volevano entrare e regolarizzarsi in Italia avrebbero dovuto versare circa 10mila euro all’organizzazione. Il denaro veniva poi diviso tra i vari componenti del gruppo.
Ai titolari delle aziende agricole, che figuravano come datori di lavoro nelle pratiche, spettava una quota compresa tra 1.200 e 2.000 euro per ogni richiesta.
L’inchiesta ha permesso di individuare e bloccare oltre 3mila pratiche irregolari relative all’ingresso di cittadini extracomunitari sul territorio italiano, oltre a far emergere migliaia di ulteriori richieste ritenute false.
Nel corso dell’operazione sono stati inoltre sequestrati beni di lusso nella disponibilità degli indagati, ritenuti provento dell’attività illecita.