Dalle quote nella società delle “Bisteccherie d’Italia” ai legami indiretti con il clan Senese, il caso scuote il governo a ridosso del referendum. Pioggia di accuse da Pd, Avs e Iv: “Vicenda gravissima, serve chiarezza”. Il sottosegretario si difende, ma le polemiche non si placano.
Il caso delle quote e la società sotto osservazione
Non si placano le polemiche sugli affari del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro con la famiglia Caroccia, legata al clan Senese, gruppo criminale dominante a Roma.
Al centro della vicenda c’è la società “Le 5 forchette Srl”, costituita nel 2024 a Biella e attiva nella gestione del ristorante “Bisteccherie d’Italia” in via Tuscolana. Tra i soci figuravano esponenti di Fratelli d’Italia, tra cui lo stesso Delmastro, con il 25% delle quote, insieme a dirigenti locali e amministratori piemontesi.
La quota di maggioranza era però intestata a Miriam Caroccia, appena diciottenne e nominata amministratore unico, figlia di Mauro Caroccia, condannato in via definitiva per intestazione fittizia aggravata dal favoreggiamento mafioso.
I legami con il clan e i passaggi societari
Secondo quanto emerso, i rapporti tra la famiglia Caroccia e il clan Senese — guidato da Michele “’O Pazz” — rappresentano uno degli elementi più controversi dell’intera vicenda.
Le polemiche si sono intensificate dopo che nel 2025 l’appello bis ha confermato le condanne per i Senese e i Caroccia. Solo successivamente Delmastro avrebbe ceduto la propria quota a una società da lui interamente controllata, prima della conferma definitiva in Cassazione e dell’arresto di Caroccia.
La difesa di Delmastro: “La mafia è una montagna di merda”
Intervenuto da Catanzaro durante un evento sul referendum, Delmastro ha respinto ogni accusa:
“La mafia per me è una montagna di merda”, ha dichiarato, rivendicando il proprio impegno politico e ricordando le minacce ricevute nel corso degli anni.
Parole che però non sono bastate a spegnere le critiche politiche.
Opposizioni all’attacco: “Vicenda inquietante”
Duro l’affondo delle opposizioni. Marco Grimaldi (Avs) parla di “vicenda inquietante” che collegherebbe ambienti di Fratelli d’Italia a famiglie mafiose romane.
Peppe Provenzano (Pd) annuncia l’intenzione di portare il caso in Commissione Antimafia e solleva interrogativi sulla mancata trasparenza: dalla conoscenza dei precedenti familiari della socia fino alla mancata dichiarazione della partecipazione societaria.
Anche Sandro Ruotolo chiede le dimissioni, parlando di una situazione “ormai insostenibile”, mentre Andrea Orlando punta il dito contro presunti tentativi di insabbiamento e mancanza di trasparenza.
Pressioni su Meloni e Nordio
Nel mirino delle opposizioni finisce anche il silenzio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro della Giustizia Carlo Nordio, giudicato “assordante” e politicamente inaccettabile.
Matteo Renzi, pur rivendicando un approccio garantista, definisce Delmastro “un pessimo esempio”, mentre il senatore Alfredo Bazoli sottolinea le contraddizioni politiche del sottosegretario, già protagonista di polemiche sulla gestione della giustizia.
Un caso politico destinato a crescere
La vicenda, emersa a ridosso della consultazione referendaria, rischia di trasformarsi in un caso politico di primo piano.
Le richieste di chiarimento si moltiplicano e il dossier potrebbe presto approdare in sede parlamentare, mentre resta aperto il nodo principale: quanto Delmastro fosse consapevole dei legami della famiglia Caroccia e se abbia agito con la dovuta trasparenza.







Scegli il canale social su cui vuoi iscriverti