Napoli – Si è svolto nella sala Arengario del Palazzo di Giustizia di Napoli l’incontro sui “Percorsi di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro delle persone detenute negli istituti penitenziari e di quelle in esecuzione penale esterna”.
L’appuntamento è stato organizzato in collaborazione tra la Corte d’Appello di Napoli, il Tribunale di Sorveglianza di Napoli, il Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Campania e l’Unione Industriali di Napoli.
“Offrire lavoro significa offrire dignità”
Ha aperto i lavori Maria Rosaria Covelli, che ha sottolineato come l’incontro non sia solo un momento di riflessione, ma “un’occasione concreta per offrire nuove possibilità a chi è incappato nelle maglie della rete penale”.
Secondo Covelli, lavorare significa acquisire dignità, responsabilità e una prospettiva di futuro. Il lavoro in ambito penitenziario, ha aggiunto, è uno strumento fondamentale per contrastare il sovraffollamento carcerario e ridurre il rischio di recidiva, con un impatto diretto sulla sicurezza della collettività.
La base costituzionale del progetto
Covelli ha richiamato l’articolo 27 della Costituzione, che stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. L’incontro di oggi punta su un approccio concreto: una formazione mirata all’inserimento lavorativo, costruita attraverso una sinergia tra istituzioni e imprese del territorio.
Il ruolo del Provveditorato penitenziario
Il Provveditore dell’Amministrazione Penitenziaria della Campania, Carlo Berdini, ha ricordato che “il lavoro e la formazione rappresentano elementi cardine del trattamento penitenziario, così come previsto dall’articolo 15 dell’ordinamento penitenziario”. Berdini ha definito incoraggiante la risposta delle associazioni imprenditoriali, che si sono dimostrate fin da subito disponibili a collaborare con il progetto.
Il carcere come opportunità di cambiamento
Patrizia Mirra, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli, ha sostenuto che “la detenzione può e deve essere l’occasione per dare strumenti nuovi, soprattutto per esercitare un’attività lavorativa”. Lavorare resta, secondo Mirra, la modalità principale per allontanare le persone dalla devianza, spesso legata a motivazioni economiche, e costruire un vero argine alla recidiva.
L’impegno delle imprese
Costanzo Jannotti Pecci, Presidente dell’Unione Industriali di Napoli, ha sottolineato “l’interesse delle imprese a trovare itinerari che coniughino esigenze sociali e aziendali”. Le imprese, ha aggiunto, sono pronte a dare una chance a chi cerca il riscatto, contribuendo al contempo al miglioramento economico e culturale di aree colpite da emarginazione.
Percorsi formativi nei settori chiave
Giulia Russo, Direttrice della casa circondariale “G. Salvia” di Poggioreale, ha illustrato l’idea di creare “percorsi virtuosi e performanti finalizzati all’acquisizione di competenze spendibili nel mondo del lavoro”, in settori come l’edilizia, la cantieristica navale e l’hospitality. L’obiettivo è trasformare il periodo di detenzione in una fase di crescita professionale e personale.
Il ruolo dell’uomo e dei diritti
A chiudere i lavori è intervenuto Michele di Bari, Prefetto di Napoli, che ha ribadito come “bisogna mettere al centro l’uomo e il rispetto dei diritti fondamentali, come patrimonio universale”. In questo modo, i percorsi di formazione e inserimento lavorativo hanno anche una forte valenza preventiva, contribuendo a ridurre la probabilità di nuovo ingresso nel circuito detentivo.
Nasce il tavolo tecnico
Al termine della giornata è stato deciso di istituire un tavolo tecnico permanente, volto a favorire l’incontro tra imprese e realtà penitenziaria. L’obiettivo è strutturare canali stabili di collaborazione, definire standard comuni e monitorare l’efficacia dei percorsi formativi per garantire un vero reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti e semiliberi.
Fonte REDAZIONE








































Commenti (2)
Evento utile e necessario ma ci son 1 paia di dubbi: i percorsi formativii non è chiari e le imprese-istituzionipar sembrano collaborare, ma poi mancaa il seguitto operativo. La reinserimennto dovrie essere monitorato meglio e i tempi son troppo lunghi; spero che si vedrà risultati presto.
Evento importante,ma non so se veramente funzioNa: i percorssi di formassion dovrebberano esser piu collegati alle impres,e però spesso restano teorici,e pocchissimo pratichi. Le persone detenute sonno motivate,ma manca un reale seguitoe continuità,perchè doppo la scarcerazion non ci sonno lavori stabili. Speramo cambiamenti concreti.