

Nella foto la vittima Giuseppe Di Marzo
Un verdetto che ribalta i pronostici della vigilia e riapre una partita giudiziaria che sembrava ormai chiusa. La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna a carico di Vincenzo La Gatta, noto industriale del settore aerospaziale, accusato dell’omicidio di Giuseppe Di Marzo.
Una decisione che azzera l’esito del precedente grado di giudizio e dispone il rinvio degli atti a una diversa sezione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli.
I fatti risalgono alla vigilia di Natale del 2016, a Pomigliano d’Arco. In un clima di tensione sfociato in violenza presso il resort “Pietrabianca”, La Gatta intervenne in soccorso di un amico, Giuseppe Sassone, all’epoca vittima di un’aggressione da parte di Di Marzo. In quel frangente concitato, dall’arma legittimamente detenuta dall’industriale partì il colpo fatale che raggiunse la vittima alla tempia.
Il percorso processuale è stato tortuoso: nel 2021, il Tribunale di Napoli aveva inflitto una condanna a 10 anni, riconoscendo l’attenuante della provocazione. Una pena che era stata però inasprita nel 2023 dai giudici d’appello, che l’avevano elevata a 14 anni accogliendo il ricorso della Procura.
Nonostante la requisitoria del Procuratore Generale, che aveva chiesto il rigetto del ricorso e la conferma della detenzione in carcere, la linea difensiva ha fatto breccia. Gli avvocati penalisti Dario Vannetiello e Saverio Campana sono riusciti a scardinare l’impianto accusatorio del giudizio di secondo grado, puntando il dito su due pilastri fondamentali: il putativo convincimento di agire per legittima difesa e, soprattutto, l’assenza di una reale volontà di uccidere.
I legali hanno evidenziato come la dinamica dell’evento fosse maturata in un contesto di estremo pericolo per terzi, richiedendo una rilettura più approfondita delle intenzioni dell’imputato al momento dello sparo.
La notizia dell’annullamento con rinvio non ha scosso solo le aule del Palazzaccio di Roma, ma ha avuto un forte eco anche nel distretto industriale vesuviano. La Gatta è l’anima di un’azienda storica, leader da 120 anni nella produzione di carrelli d’atterraggio, con centinaia di dipendenti che hanno seguito con apprensione le sorti del loro titolare. Una conferma della condanna avrebbe significato l’apertura immediata delle porte del carcere e pesanti ripercussioni sulla stabilità del polo produttivo.
Si attende ora il deposito delle motivazioni da parte dei giudici ermellini per comprendere i rilievi tecnici che hanno portato all’annullamento. Successivamente, la parola tornerà a Napoli, dove una nuova sezione della Corte d’Assise d’Appello dovrà celebrare un nuovo processo, partendo dai punti oscuri evidenziati dalla Cassazione. Per Vincenzo La Gatta, la battaglia legale continua, ma con una prospettiva radicalmente mutata.
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